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Alberto Angela: “I maestri capiscono per cosa sei fatto”. La scuola che vede il talento prima di noi

16 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Ad Amatrice, un ricordo personale ha raccontato cosa può fare un insegnante quando riesce a guardare oltre un voto.

Nel tardo pomeriggio di ieri, ad Amatrice, Alberto Angela e Sergio Mattarella hanno parlato dell’importanza della scuola da due punti di vista diversi, ma molto vicini. Il primo attraverso il ricordo della maestra che seppe riconoscere il suo talento; il Presidente richiamando il compito dell’istruzione, educare alla conoscenza, alla responsabilità e alla libertà.

Alberto Angela racconta che da bambino parlava molto. Alla fine dell’anno scolastico, la sua maestra distribuì alcuni premi simbolici: uno a chi disegnava bene, un altro a chi aveva una bella calligrafia. Per lui, a quanto pare, non ce n’era uno già pronto. Così gli insegnanti ne inventarono uno: il “premio per l’eloquenza”.

Angela ha ricordato questo episodio ad Amatrice, durante la cerimonia di apertura dell’anno scolastico. Oggi il suo lavoro consiste nel parlare, spiegare e rendere comprensibili la storia e la scienza. Quella maestra, molti anni prima, aveva già intuito qualcosa. “Quella maestra già aveva capito”, ha raccontato.

È qui che il lavoro di un insegnante va oltre la lezione e il programma. In una classe non ci sono soltanto alunni bravi o meno bravi, attenti o distratti. Ci sono ragazzi che devono ancora capire cosa sanno fare e, qualche volta, è proprio un docente ad accorgersene per primo.

Angela ha paragonato il maestro a un allenatore capace di comprendere in quale posizione un ragazzo riesce a esprimersi meglio. Non per scegliere il suo futuro, ma per aiutarlo a mettersi alla prova.

Anche Sergio Mattarella, parlando agli studenti di Amatrice, ha ricordato che educare non significa soltanto trasmettere conoscenze. Significa anche “promuovere talento e partecipazione” e aiutare i ragazzi a diventare persone libere e mature.

La scuola può fare questo quando riesce a vedere chi ha davanti, senza fermarsi alle difficoltà, al carattere o al rendimento di un momento. Dietro un bambino che parla troppo può esserci un futuro divulgatore. Dietro chi sembra distratto può esserci una curiosità che non ha ancora trovato il modo giusto per uscire.


La Costituzione dice che “la scuola è aperta a tutti”. Essere aperta a tutti significa anche non lasciare che qualcuno attraversi gli anni scolastici senza sentirsi mai riconosciuto.

A volte un premio inventato quasi per gioco non cambia immediatamente una vita. Può però lasciare in un bambino un pensiero semplice: qualcuno ha visto in me qualcosa. Ed è qui che il talento incontra la libertà. Educare non significa indirizzare un ragazzo verso un futuro già deciso, ma offrirgli gli strumenti per conoscersi e scegliere.

Mattarella lo ha detto ricordando che lo studio deve unirsi “all’amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà”. Nel suo discorso, Mattarella ha ricordato anche una frase di Milan Kundera: “C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”. Vale anche nell’educazione. Per accorgersi di ciò che un ragazzo sa fare occorre tempo, bisogna osservarlo e ascoltarlo. Quella maestra lo fece e, dietro un bambino che parlava tanto, intravide qualcosa che lui ancora non poteva sapere.

di La Redazione


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