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Valditara rilancia il limite del 30% di alunni stranieri per classe: "Non torniamo all'America degli anni '50, con bianchi da una parte e neri dall'altra"

1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

Il ministro dell'Istruzione richiama la circolare del 2010 sulla distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi e ribadisce il no a ogni forma di separazione. L'applicazione della misura, però...

L'integrazione scolastica e l'equilibrio demografico nelle aule tornano al centro dell'agenda dell'istruzione pubblica. Intervenendo in videocollegamento dall'Argentina durante un appuntamento politico alle Officine Farneto di Roma, il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha riaperto il dibattito sulla distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi, affermando chiaramente: “Non voglio le classi ghetto”.


Al centro del discorso ministeriale c'è il richiamo alla circolare numero 205 del 2010, che indicava la soglia del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per ciascuna classe come parametro di riferimento per un'equa composizione. Si tratta di un criterio orientativo pensato per distribuire in modo equilibrato gli studenti e prevenire concentrazioni eccessive. Negli anni, tuttavia, tale indirizzo ha trovato finora un'applicazione disomogenea sul territorio nazionale, finendo spesso disatteso nei contesti urbani più complessi.

Secondo il ministro, una forte concentrazione di studenti che non padroneggiano adeguatamente la lingua italiana rischia di rallentare i percorsi di apprendimento dell'intera classe.

Come dichiarato da Valditara, “Tutti gli studi internazionali dimostrano che concentrare ragazzi che non conoscono l'italiano moltiplica il disagio scolastico e lo estende anche ai pochi italiani presenti”. Per ribadire la necessità di un modello aperto e inclusivo, il ministro ha poi aggiunto: “Non torniamo all'America degli anni '50, con bianchi da una parte e neri dall'altra”.


La posizione del Ministero ha riscontrato la convergenza del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, che a margine della manifestazione “A tua difesa” ha definito l'indirizzo una misura di buon senso, sottolineando come l'apprendimento della lingua italiana costituisca la precondizione fondamentale per l'inclusione scolastica e sociale.

Nella pratica, però, l'applicazione di questo indirizzo si scontra con la realtà di molte grandi aree urbane, dove in alcuni istituti la presenza di studenti con background migratorio raggiunge percentuali molto elevate. Proprio per questo motivo, la normativa prevede espressamente la possibilità di deroghe e adattamenti con la clausola “laddove possibile”, rimettendo all'autonomia delle istituzioni scolastiche e al coordinamento degli uffici territoriali il compito di bilanciare gli obiettivi d'integrazione con le reali capacità ricettive dei plessi.

di Leandro Castagna


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