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Fondo pensione per i nuovi nati, 50 euro al mese dallo Stato fino a 1.800 euro: come funzionerebbe

41 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Il Governo valuta una dote previdenziale da attivare alla nascita. Prima dell’eventuale approvazione dovranno essere definiti costi, gestione e possibilità di riscatto.

Una posizione previdenziale aperta fin dalla nascita e alimentata inizialmente dallo Stato. È una delle ipotesi allo studio in vista della prossima Legge di Bilancio per affrontare le conseguenze del calo demografico e aiutare i giovani a costruire una pensione integrativa. Il progetto non è ancora una misura approvata. Tra le soluzioni esaminate ci sarebbe un contributo pubblico di 50 euro al mese per i primi tre anni di vita, destinato ai bambini nati dal 2027. Ogni posizione riceverebbe così 1.800 euro, ai quali potrebbero aggiungersi i versamenti volontari della famiglia.

Il capitale sarebbe destinato principalmente alla pensione futura. Le regole potrebbero però consentirne l’utilizzo anticipato, al raggiungimento della maggiore età, per sostenere spese universitarie, percorsi di formazione professionale o l’avvio di un’attività lavorativa.

Una misura da circa 200 milioni nel primo anno

Il nodo principale riguarda le coperture. Le prime simulazioni indicano una spesa di circa 200 milioni di euro nel primo anno, destinata ad aumentare progressivamente fino ad avvicinarsi al miliardo con la sovrapposizione delle diverse generazioni di beneficiari. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che la prossima Manovra dovrà tenere conto dell’inverno demografico. Non sono stati tuttavia annunciati né l’approvazione del fondo né il suo funzionamento definitivo.


Un progetto già proposto in passato

L’idea di una posizione previdenziale intestata ai nuovi nati era già emersa durante l’esame della precedente Legge di Bilancio. La proposta prevedeva l’apertura di un fondo individuale presso l’INPS, con un versamento minimo di 100 euro a carico della famiglia e un contributo pubblico iniziale di 50 euro. L’emendamento non entrò però nel testo definitivo.

La nuova ipotesi avrebbe una portata più ampia, perché il contributo dello Stato non sarebbe versato una sola volta, ma ogni mese per tre anni.


Resta da decidere anche chi dovrà amministrare e investire le somme. L’INPS potrebbe occuparsi del coordinamento e della rendicontazione, mentre la gestione finanziaria potrebbe coinvolgere forme di previdenza complementare sottoposte alla vigilanza della Covip.

Prima di arrivare nella Legge di Bilancio, il progetto dovrà dunque superare alcuni passaggi decisivi: individuare le risorse, stabilire chi gestirà il capitale e definire quando sarà possibile utilizzarlo. Fino ad allora, importi e condizioni devono essere considerati soltanto ipotesi di lavoro.

di La Redazione


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