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Valditara: "Continueremo ad aumentare gli stipendi di docenti e ATA". Poi l’affondo a Schlein: "Il PD non ha saputo farlo quando governava". CCNL e inflazione: cosa dicono i numeri

Il ministro rivendica i tre rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 2022 e il 2026. Gli aumenti sono arrivati, ma dietro le cifre si nasconde una storia più complessa...

Quando un insegnante o un collaboratore scolastico apre il proprio cedolino, il confronto politico passa inevitabilmente in secondo piano. A contare sono la cifra accreditata, l’aumento realmente percepito e la sua capacità di sostenere il costo della vita.

È anche per questo che le parole pronunciate dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nella risposta alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, meritano di essere lette andando oltre il botta e risposta tra maggioranza e opposizione.

Schlein aveva richiamato il Governo sulla necessità di aumentare gli stipendi degli insegnanti, ascoltare maggiormente gli studenti, rafforzare l’educazione al rispetto e contrastare il dimensionamento scolastico. Valditara ha risposto rivendicando quanto realizzato durante la legislatura:

«Per quanto riguarda l’aumento degli stipendi del personale scolastico, noi continueremo ad incrementare i loro stipendi, così come abbiamo fatto in questa legislatura».

Il ministro ha poi rivolto un’accusa diretta al principale partito di opposizione:

«Purtroppo devo dire che il Partito Democratico, in passato, quando governava, non ha saputo incrementare gli stipendi dei docenti e del personale scolastico italiano».

Tre contratti sottoscritti tra il 2022 e il 2026

Il dato sul quale si fonda la rivendicazione di Valditara riguarda i tre rinnovi contrattuali sottoscritti nel periodo compreso tra il 2022 e il 2026.

Il primo è il CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, la cui parte economica venne sottoscritta il 6 dicembre 2022 e il cui testo definitivo fu firmato nel gennaio 2024. Il contratto riconobbe aumenti medi mensili pari a 124 euro per i docenti, 96 euro per il personale ATA e 190 euro per i DSGA.


A questo è seguito il contratto relativo al triennio 2022-2024, sottoscritto definitivamente nel dicembre 2025, con ulteriori aumenti e arretrati successivamente confluiti nei cedolini.

Il terzo rinnovo riguarda il triennio 2025-2027. La parte economica prevede, a regime dal gennaio 2027, un incremento medio mensile di 143 euro per i docenti e 107 euro per il personale ATA. Gli arretrati maturati nel 2025 e nel 2026 saranno gestiti da NoiPA attraverso la lavorazione separata prevista nel mese di agosto. Secondo i dati diffusi dall’Aran, sommando gli effetti dei tre rinnovi gli aumenti strutturali raggiungono mediamente 395 euro lordi mensili per l’intero comparto e 412 euro per il personale docente, calcolati su tredici mensilità. Numeri significativi, soprattutto perché testimoniano il tentativo di recuperare il ritardo accumulato dalla contrattazione. Ma per comprendere pienamente il loro significato occorre fare una distinzione.

Il primo contratto riguardava un triennio già trascorso

Il CCNL 2019-2021 fu sottoscritto nella sua parte economica nel dicembre 2022, quando il Governo Meloni si era insediato da poche settimane. Il rinnovo venne quindi formalmente chiuso sotto il nuovo esecutivo, ma riguardava un periodo già terminato e arrivava al termine di un percorso negoziale e finanziario avviato in precedenza.

Attribuire interamente a un solo Governo tutti gli aumenti derivanti dai tre contratti rischierebbe pertanto di semplificare una vicenda più lunga, nella quale sono intervenuti esecutivi diversi, leggi di Bilancio, stanziamenti pluriennali e trattative condotte dall’Aran con le organizzazioni sindacali.

Anche l’affermazione secondo cui il Partito Democratico, quando governava, non avrebbe saputo incrementare gli stipendi va collocata nel suo contesto politico. Il comparto scuola rimase certamente segnato da un lungo blocco contrattuale, ma nell’aprile 2018, durante il Governo Gentiloni, fu sottoscritto il CCNL Istruzione e Ricerca 2016-2018, che riaprì la stagione dei rinnovi e introdusse nuovi aumenti dopo anni di attesa.

La contrapposizione netta tra chi avrebbe aumentato gli stipendi e chi non lo avrebbe mai fatto restituisce dunque soltanto una parte della storia.

Aumenti nominali e potere d’acquisto non sono la stessa cosa

C’è poi un’altra questione che non può essere ignorata. Un aumento riportato sul cedolino non coincide necessariamente con un recupero completo del potere d’acquisto.

Negli ultimi anni l’inflazione ha inciso profondamente sulle spese quotidiane delle famiglie: alimenti, energia, trasporti, mutui e affitti. Anche l’Istat ha evidenziato come il recupero del potere d’acquisto perso soprattutto nel biennio 2022-2023 non possa ancora considerarsi completato.

Per un docente o un lavoratore ATA, quindi, la domanda non è soltanto se lo stipendio sia aumentato rispetto a quello di alcuni anni fa, ma quanto di quell’incremento rimanga realmente disponibile dopo l’aumento dei prezzi.

I rinnovi contrattuali rappresentano un risultato concreto e hanno interrotto ritardi che non potevano continuare. Ciò non significa, però, che la questione retributiva del personale scolastico possa considerarsi risolta.

Dimensionamento, studenti ed educazione al rispetto

La replica di Valditara non si è fermata agli stipendi. Sul dimensionamento scolastico, il ministro ha ricordato che la misura era stata inserita nel PNRR quando a guidare il Ministero dell’Istruzione era Patrizio Bianchi.

Valditara ha inoltre rivendicato il coinvolgimento delle consulte studentesche nella definizione dei nuovi programmi, la partecipazione dei loro rappresentanti all’Assemblea dell’UNESCO e al G7.

Infine, rispondendo alla richiesta di Schlein di rafforzare l’educazione al rispetto, ha richiamato le nuove Linee guida per l’Educazione civica:

«Educare al rispetto, educare all’empatia, educare a relazioni corrette nelle nuove Linee guida sull’Educazione civica. Il PD in passato non ha mai trasformato in educazione obbligatoria l’educazione al rispetto».

Al di là dello scontro tra Valditara e Schlein, saranno i cedolini e il potere d’acquisto realmente recuperato a misurare il valore degli aumenti. Docenti e ATA non chiedono soltanto annunci o attribuzioni di merito, ma stipendi capaci di riconoscere concretamente il loro lavoro, contratti rinnovati nei tempi previsti e aumenti che non arrivino quando una parte del loro valore è già stata consumata dall’inflazione.

di Leandro Castagna


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