Studenti con cittadinanza non italiana, il CNDDU: "Non è l’alunno a dover trovare altrove il proprio posto, ma è l’amministrazione a dover intervenire"
La proposta: superare il tetto percentuale e introdurre una soglia di responsabilità che impegni l’amministrazione...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito sulla presenza degli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi, ritenendo necessario affrontare la questione attraverso una disciplina capace di coniugare esigenze didattiche, caratteristiche dei territori e condizioni effettive degli studenti.
L’esigenza di evitare concentrazioni che possano rendere più complessa l’attività scolastica è concreta. Il punto, tuttavia, non è soltanto stabilire una percentuale, ma individuare il criterio più adeguato per riconoscere le situazioni nelle quali la composizione di una classe richiede interventi organizzativi e risorse ulteriori.
La cittadinanza, considerata isolatamente, non è un indicatore sufficiente. Nella stessa categoria rientrano alunni nati e interamente scolarizzati in Italia, studenti presenti da anni nel sistema nazionale di istruzione e minori di recente arrivo ancora impegnati nell’acquisizione dell’italiano come lingua di scolarizzazione.
Situazioni differenti non possono essere considerate equivalenti sul piano didattico. Lo stesso ordinamento italiano indica una prospettiva più articolata. L’articolo 45 del D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 attribuisce rilievo, nell’inserimento scolastico, all’età, alle competenze, ai livelli di preparazione e al percorso di studi precedente. Anche il riferimento amministrativo alla soglia del 30 per cento è stato configurato tenendo conto delle competenze linguistiche e delle specificità delle realtà scolastiche, e non come un automatismo indipendente dal contesto.
Il quadro europeo rafforza la necessità di un approccio sostanziale. La Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 28 novembre 2022 sui percorsi per il successo scolastico orienta gli Stati verso strategie fondate sui dati, misure di prevenzione della segregazione, composizione eterogenea delle scuole e interventi mirati per gli studenti che necessitano di sostegno aggiuntivo. Non viene definita una quota europea uniforme basata sulla cittadinanza: l’attenzione è rivolta alle condizioni che possono incidere concretamente sul percorso scolastico.
Il confronto con alcuni ordinamenti nazionali offre ulteriori elementi.
In Francia l’intervento specifico riguarda soprattutto gli alunni allofoni di recente arrivo e viene costruito a partire dalle competenze linguistiche e dal percorso scolastico precedente, mantenendo come riferimento l’inserimento nella classe ordinaria. In Spagna la normativa affida invece alle amministrazioni il compito di assicurare una distribuzione equilibrata degli alunni con necessità specifiche di sostegno educativo e, contestualmente, di garantire agli istituti le risorse personali ed economiche necessarie.
Il CNDDU propone pertanto di evolvere dall’attuale logica del tetto verso un modello nazionale di equilibrio educativo e territoriale. L’eventuale soglia percentuale dovrebbe avere valore di indicatore preventivo: il suo raggiungimento non determinerebbe automaticamente lo spostamento delle iscrizioni, ma attiverebbe una verifica della situazione effettiva della scuola, considerando in particolare il numero degli alunni di recente ingresso nel sistema italiano, il livello di padronanza dell’italiano necessario allo studio e il precedente percorso scolastico.
Su questa base dovrebbe intervenire l’amministrazione scolastica, e non essere lasciata sola la singola istituzione. Quando nel territorio esistano più scuole effettivamente accessibili e vi siano posti disponibili, la programmazione delle iscrizioni potrebbe favorire un maggiore equilibrio, considerando anche distanza, trasporti, età degli studenti e continuità scolastica. Quando invece la concentrazione derivi dalla stessa composizione demografica del quartiere o del comune e non sia ragionevolmente modificabile, dovrebbe operare un principio diverso: alla maggiore complessità accertata dovrebbe corrispondere automaticamente un rafforzamento delle risorse professionali e didattiche.
La soglia non dovrebbe stabilire quanti studenti possano entrare in una scuola, ma individuare il momento nel quale sorge per l’amministrazione un obbligo di intervento. Il riequilibrio delle iscrizioni e il rafforzamento della scuola diventerebbero due strumenti complementari: il primo utilizzabile quando esistono concrete alternative territoriali, il secondo necessario quando tali alternative non esistono. La proposta del CNDDU è quindi quella di introdurre un principio di corresponsabilità amministrativa: nessuna soglia senza una verifica educativa, nessun riequilibrio senza una reale praticabilità territoriale, nessuna situazione di maggiore complessità senza una corrispondente assegnazione di risorse. Il passaggio decisivo sarebbe, dunque, da un tetto rivolto agli studenti a una soglia di responsabilità rivolta al sistema scolastico: raggiunta una determinata condizione di complessità, non è l’alunno a dover trovare altrove il proprio posto, ma è l’amministrazione a dover individuare, secondo criteri predeterminati, la soluzione organizzativa e didattica più adeguata".
di La Redazione
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