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Tupini: "Per essere felici non dovete piacere agli altri. Serve il coraggio di guardare in faccia il passato"

Aggiornamento: 30 gen

Il bisogno di piacere, le maschere che indossiamo e le ferite emotive che ci portiamo dietro: la riflessione della psicologa Gabriella Tupini sulla ricerca di approvazione e sul coraggio di guardarsi dentro...

Siamo spesso concentrati sull’immagine di noi stessi che riflette all’esterno, sui giudizi degli altri, sul cercare in tutti i modi di piacere. Come se l’approvazione dell’altro fosse l’ unico passaporto sulla finestra del mondo, ma quando cerchiamo a tutti i costi di ottenere consensi inevitabilmente ci troviamo ad indossare maschere che non ci rappresentano.

A tal proposito interviene la psicologa Gabriella Tupini che ci pone una domanda semplice, queste le sue parole: La domanda non è perché vi sentite giudicati, ma perché dovete piacere agli altri? Questo lo posso capire di una società che vende un prodotto che deve piacere, oppure di un attore che deve piacere al pubblico? Perché c'è una ragione, perché lo pagano per quello”. La società nella quale viviamo non ci risparmia di certo commenti e giudizi, anzi, i social hanno sempre più amplificato questo nostro pensare, questa nostra ricerca di consensi.

Ma se ci fermiamo un attimo e poniamo a noi stessi la domanda dell'esperta, possiamo accorgerci di come il voler a tutti i costi un'approvazione esterna non è altro che un cerotto usato che mettiamo su una o più su ferite emotive antiche. 

Una carezza mancata, esser stati messi da parte più e più volte, essere protagonisti di un continuo confronto in famiglia, queste situazioni rappresentano ciò che più comunemente abbiamo vissuto, in tempi e circostanza diverse, ma in qualche modo siamo stati tutti protagonisti di un tempo che non ci è piaciuto vivere e che inevitabilmente ci ha portato ad essere ciò che siamo oggi con aspetti negativi e positivi, pregi e difetti. Continuando il suo intervento la psicologa ci pone sempre la medesima domanda: “Ma perché dovete piacere agli altri? Perché, se piaccio agli altri tutti mi applaudono? Perché ho bisogno dell'applauso? Di cosa mi devo convincere? Devo smontare qualcosa di negativo…”.

È nelle parole dell’esperta che troviamo il senso della nostra sete di consensi. È sempre il passato che guida le nostre scelte, le nostre idee soprattutto quando siamo ancora alla ricerca di una risposta. Quando il nostro sé bambino non si è sentito amato, protetto e difeso e cerca in tutti i modi un posto sicuro nel quale abitare. Ed erroneamente questo posto sicuro è spesso rappresentato per noi dal consenso, dall’approvazione altrui.

Un altro aspetto importante sta proprio nella parola “smontare”, in quanto non è cercando di rimuovere pezzi del passato che ci hanno fatto soffrire che troveremo le risposte, anzi, è proprio il contrario. Le risposte arrivano quando troviamo il coraggio di guardare in faccia quel passato, quando capiamo che l'unica persona da fare felice nella vita siamo noi stessi. Perché una vita passata alla ricerca del consenso inevitabilmente non può renderci felici.

Per te, lettore che ci segui, ti sei mai chiesto quante volte hai cercato l’approvazione degli altri mettendo da parte ciò che sentivi davvero? Quante maschere hai indossato per essere accettato, applaudito, riconosciuto?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima.


di NATALIA SESSA

34 commenti


Stefania
30 gen

Bellissimo articolo e provocazione della dottoressa Tupini. Da molto tempo ho tolto le maschere usate in passato per ottenere consenso: troppo faticose, troppo fragili, troppo vecchia io. Alla fine del tutto inutili perché non c' è nessuna possibilità di ottenere ciò che davvero desideri se non ti mostri, se non lo chiedi esattamente. Che poi si ottenga mostrandoti per come sei non è affatto scontato. È solo una speranza.

Il mio risultato non è stato così buono: più serena ed in pace io, ma molto più sola.

Anche la verità ha un prezzo salato, non solo la menzogna.


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ML
30 gen

Mai.

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Maria Luisa
30 gen

Se qualche volta ho ceduto è perché la cosa non influiva più di tanto su di me o i miei cari, per il resto prima di capitolare cerco tutte le opzioni.

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Ospite
29 gen

È l'eterno problema: la valutazione del sé in funzione solo degli altri. Cioè valuto me stesso in base a quello che gli altri (io credo) pensano di me. Molto spesso sbagliando perché ovviamente io no posso sapere cosa gli altri pensano di me.

Ritengo che sia il fattore alla base di molti dei problemi. Purtroppo uscire da questo paradosso non è facile.

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Ospite
29 gen

Ho 60 anni e finalmente da13 anni ho trovato cio che cercavo e cioè la meditazione che mi fa lavorare quotidianamente su me stesso dando un senso alla mia vita ....purtroppo però anche se sempre più raramente ci ricasco nell essere completamente assorto dall aspettativa del giudizio altrui e qui sta la vera sofferenza e la fatica a vivere ! E sono qui a chiedermi :perché??eh..a saperlo 🤔

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