Tupini: “Per essere felici dobbiamo capire i nostri genitori, arrivare fino in fondo dove c’è l’acqua buona”. Un percorso che richiede coraggio
- La Redazione

- 13 mag
- Tempo di lettura: 3 min
"La psicologa Gabriella Tupini ci conduce verso un’altra importante riflessione che passa attraverso chi siamo stati, i ricordi e il rapporto con i genitori..."

Quanto ci teniamo lontani dal nostro passato pur di non provare dolore? Spesso vedere la parte della nostra infanzia che non ci è piaciuta, vedere cosa non è andato oppure vedere come sono stati realmente con noi i genitori e se ci hanno davvero amati, potrebbe farci soffrire e scontrare con un passato idealizzato, per questo tendiamo a voltarci dall'altro lato. Preferiamo l'ignoto alla verità. Ma, “la conoscenza non sono le cose che accadono nell'universo. È togliere la coltre che abbiamo sugli occhi per riparare i nostri genitori, per non conoscere la nostra infanzia, per non conoscere la nostra sofferenza”.
La psicologa Gabriella Tupini ci conduce verso un’altra importante riflessione che passa attraverso chi siamo stati, i ricordi e inevitabilmente anche dai genitori. Una riflessione profonda e coraggiosa ma con lo scopo finale di far emergere la parte più autentica di noi, lasciando cadere i condizionamenti che abbiamo assorbito da piccoli, e che difficilmente si staccano da noi in fase più adulta. A tal proposito afferma Tupini: “Prima devi ricordare cosa ti hanno fatto, perché lì esplode la rabbia, poi dopo può venire quello che dite voi”.
Come dicevamo, affrontare questo argomento richiede coraggio, che spesso porta con sé rabbia, risentimento e irritazione nei confronti dei genitori o, più in generale, verso il nostro passato. Perché per noi sono le persone che ci hanno messo al mondo, coloro che crediamo invincibili, coloro che crediamo perfetti e quando ci scontriamo con la realtà, che ci fa vedere chiaramente la loro parte più umana, quella che include non solo i pregi ma soprattutto i difetti, l’impatto può essere forte e per nulla piacevole.
Ma questo passaggio che potrebbe sembrarci solo burrascoso in realtà è utile per capire gli altri: “Perché se vedi come sono realmente i genitori, vedi com'è realmente il mondo e la paura, ma se non passi questo non vedi il mondo fino in fondo, non vai al di là. Se non si supera l'acqua avvelenata, non vai sotto dove c’è l'acqua buona”. Quindi, ad attenderci, come dichiara Tupini, “c’è l’acqua buona” una fase di consapevolezza e umanità oltre la rabbia che abbiamo avuto il coraggio di attraversare.
In questo però non dobbiamo vedere la distruzione del rapporto tra genitori e figli, ma un’opportunità per riconoscersi come persone vere e ripartire da un’immagine più chiara di noi e di loro. Oltre alla possibilità di dar vita ad un rapporto autentico, abbiamo anche l’opportunità di avvicinarci ad una forma più profonda di consapevolezza, imparando a comprendere davvero gli altri, a gestire le emozioni con maggiore equilibrio e a non lasciarci travolgere dal momento. Tutti quei requisiti che permettono ad ogni individuo di intraprendere un percorso che tende all'essere felice. Infatti, conclude Tupini: “La saggezza costa, costa vedere il nostro passato. Se noi riusciamo a capire i nostri genitori, noi riusciamo a capire tutti. Se non riusciamo a capire i nostri genitori non capiamo nessuno. La saggezza è capire i nostri genitori, come possiamo farlo? Attraverso il nostro passato”.
E tu, lettore che ci segui, hai mai fatto esperienza "dell'acqua buona" di cui parla l'esperta? Se riuscita davvero a comprendere i tuoi genitori?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Natalia Sessa




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Vorrei tanto capire i miei genitori perché cerco la pace in me stessa io sono sempre stata la figlia che doveva comprendere e accettare il minimo indispensabile le mie sorelle hanno avuto più lusso io non dovevo mai sbagliare infatti sono insicura su tante scelte
Non sono d'accordo con la Tupini. Sinceramente non credo che il conoscere realmente i genitori conduca alla conoscenza degli altri. Penso che accettare i propri genitori,per quello che sono in realtà,richieda tempo ,spesso anche dopo la loro perdita, in quanto è necessario metabolizzare eventuali mancanze e/o dolori vissuti durante l'infanzia. Solo diventando adulti ,con la consapevolezza dei propri limiti, si riesce a conoscere ed accettare i propri genitori anche se hanno sbagliato. Naturalmente dipende dagli errori, che se gravi lasciano un segno profondo più difficile da superare. Tuttavia ritengo che la conoscenza dei propri genitori conduca essenzialmente alla conoscenza di sé stessi e di rimando alla conoscenza degli altri.
Per me è difficile perdonare mio padre per come ci ha fatto vivere e x tutte le cose che ho visto e sentito essendo figlia unica ho subito tutti i litigi che facevano i miei genitori, poi il dolore più grande è stato quando è morta mia mamma mi sono ritrovata sola e senza comprensione da parte di mio padre, lo so che dovrei buttare indietro il passato ma non è facile spero che il Signore mi perdoni.
Mi i hanno resa ansiosa e triste.... perché lo erano loro. Due adolescenti che non avrebbero dovuto sposarsi e men che meno avere figli. Ovvio che li si perdona. Però, essere come si è e non riuscire a cambiare, a sentirsi "a posto".. ... Questo mi hanno lasciato. Purtroppo.
E difficile accettare certe cattiverie dai genitori quando si è ragazzini e si ha tanto bisogno, loro erano tanto ignoranti ma anche immaturi ed egoisti, io li ho perdonati ma è stato difficile