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Stipendi docenti e ATA, aumenti del 15,2%. Si agisce sull’Indennità integrativa per adeguare intanto i compensi all’inflazione

È il sindacato ANIEF a chiedere al Governo gli aumenti …

A riaccendere il dibattito sul trattamento economico dei dipendenti pubblici è stato l'annuncio del ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, sull'aumento netto annuo di 2.600 euro destinato ad agenti di Polizia, Carabinieri e militari della Guardia di Finanza.


Se da un lato il riconoscimento retributivo alle Forze dell'ordine viene considerato un investimento sul valore di chi garantisce quotidianamente la sicurezza del Paese, dall'altro torna a emergere il tema degli stipendi del personale della scuola. Docenti e ATA, infatti, continuano a fare i conti con retribuzioni che hanno perso potere d'acquisto a causa del lungo blocco contrattuale e dell'elevata inflazione degli ultimi anni, alimentando il confronto tra i diversi comparti della pubblica amministrazione.


“La verità – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che nella scuola bisogna aumentare gli stipendi del 15,2%. Perchè lo Stato deve rispettare tutti coloro che lavorano nel pubblico impiego, anche chi lo fa per il bene delle nuove generazioni, e adeguare gli stipendi all'aumento inflazione registrata: allora, si tratta di investire nella prossima legge di bilancio su una voce specifica del cedolino creata nel 2023 a tale scopo: è l’indennità integrativa speciale (IIS), voce ormai congelata da vent'anni nei nostri cedolini”.


Il sindacalista lancia quindi un appello al Governo a cui chiede di “finanziare delle risorse ad hoc nella prossima legge di bilancio proprio per aumentare l’Indennità integrativa speciale, in prima battuta, almeno al personale del comparto istruzione e ricerca, più penalizzato di altri.


La ISS – continua Pacifico - è una voce del cedolino introdotta nel 2003, conglobata allo stipendio tabellare, pensata per adeguare le buste paga di insegnanti e ata all’aumento del costo della vita ma rimasta fissa, affiancata soltanto da una altra voce, la IVC, l’Indennità di vacanza contrattuale, a sua volta mai agganciata realmente al 50% dell'aumento del costo della vita durante le trattative per il rinnovo del contratto (con il 50% che si può avere soltanto in presenze di risorse certificate in bilancio). Ma sono istituti diversi, che rispondono a fini diversi: il primo teso a non impoverire le busta paga, dieci anni dopo la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego (1993), il secondo per ristorare i lavoratori del ritardo dei rinnovi contrattuali ma senza un obbligo di finanziamento”.


Il leader dell’Anief ricorda che “il risultato di questo stallo sono gli stipendi sono più bassi del 15,2% della inflazione registrata negli ultimi 15 anni.  Oggi, pertanto, dopo i picchi di inflazione record registrati a causa del blocco contrattuale (2010-2015) e delle crisi economiche post covid (2022-2026), cui non sono riusciti gli aumenti contrattuali a contrastarne il divario, il Governo deve rendersi conto che è necessario aggiornare il valore dell'importo di una specifica voce del cedolino (IIS) per lo stesso fine per cui è nata, necessità ancora più sentita da 1,3 milioni di dipendenti di Scuole, Atenei, Enti di ricerca, Afam che, ancora proprio nel 2003, prendevano mille euro in più degli altri dipendenti pubblici e nel 2026 prendono diecimila euro in meno (30%) in meno dei dipendenti delle Funzioni centrali. Giunti a questo punto – conclude Pacifico -, non c’è scelta: gli stipendi vanno aumentati del 15% al netto delle risorse già stanziate per il rinnovo del CCNL 2028-2030”.

di La Redazione



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