L’alunno con disabilità non è “del docente di sostegno”: appartiene alla classe e la responsabilità educativa è di tutti gli insegnanti del consiglio di classe
- La Redazione

- 1 ora fa
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L’insegnante specializzato è contitolare della classe nella quale presta servizio. L’inclusione non può essere delegata a una sola persona né ridotta alle ore assegnate...

“Questo alunno è assegnato a te”. È una frase che nelle scuole si sente ancora, ma descrive in maniera errata il ruolo dell’insegnante di sostegno. Nessun alunno viene assegnato ad un singolo docente. La presenza di una certificazione non trasferisce la responsabilità educativa al solo insegnante specializzato.
La normativa è chiara: i docenti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi nelle quali operano e partecipano a pieno titolo alla programmazione, alla valutazione e alle attività collegiali. Linee guida del Ministero sull’inclusione scolastica
Questo significa che l’insegnante di sostegno non è un assistente personale assegnato esclusivamente all’alunno con disabilità. È un docente della classe e contribuisce al percorso educativo di tutti. Allo stesso modo, gli insegnanti curricolari conservano pienamente la propria responsabilità nei confronti dell’alunno con disabilità.
L’assegnazione ha una funzione organizzativa
Nella gestione quotidiana si parla spesso di abbinamento tra un docente di sostegno e un determinato alunno. È una formula utile per organizzare orari e risorse, ma non deve trasformarsi nell’idea che quel percorso riguardi soltanto una persona.
Il PEI viene costruito attraverso il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, del quale fanno parte il team dei docenti contitolari o il consiglio di classe, insieme alle altre figure previste. Il modello nazionale e le relative linee guida sono stati aggiornati dal decreto ministeriale n. 153 del 2023. Decreto ministeriale n. 153/2023
La presenza del sostegno, quindi, non libera gli altri docenti dal compito di progettare attività accessibili, condividere osservazioni e partecipare alle decisioni.
I primi giorni servono per conoscere, non per etichettare
All’inizio dell’anno è necessario prendere visione del PEI e della verifica finale predisposta nell’anno precedente. Questi documenti offrono informazioni importanti sul percorso svolto, sulle strategie utilizzate e sugli obiettivi raggiunti.
Non possono però sostituire l’incontro con l’alunno.
Frasi come “non sta mai fermo”, “non partecipa” oppure “è ingestibile” rischiano di costruire un’immagine prima ancora che il nuovo docente abbia avuto la possibilità di osservare. Le informazioni dei colleghi sono utili, ma non devono diventare un giudizio definitivo.
Un alunno può comportarsi diversamente in base all’attività, al contesto, alle persone presenti e al rapporto che riesce a costruire. Entrare in classe senza conclusioni già scritte permette di riconoscere anche capacità e interessi che una descrizione concentrata sulle difficoltà potrebbe lasciare in ombra.
Il PEI non è un documento del solo docente di sostegno
Uno degli equivoci più frequenti riguarda la predisposizione del Piano educativo individualizzato. Il docente di sostegno può offrire una competenza specifica e svolgere un importante lavoro di raccordo, ma il PEI non è una pratica personale da compilare e presentare agli altri.
Obiettivi, interventi, criteri di valutazione e condizioni necessarie all’inclusione devono nascere da un confronto reale. Se il documento viene delegato interamente al sostegno, la corresponsabilità rimane soltanto sulla carta.
Lo stesso vale per la vita quotidiana della classe. L’inclusione non coincide con il tempo nel quale il docente specializzato è presente e non si interrompe quando termina il suo orario.
Attenzione ai dati sulla salute
PEI, diagnosi e documentazione sanitaria contengono informazioni particolarmente delicate. Il Garante precisa che possono conoscerle soltanto i soggetti legittimati dalla normativa, tra i quali i docenti coinvolti nella predisposizione del percorso educativo. Garante della privacy: scuola e dati degli alunni con disabilità
Poter accedere a quelle informazioni non significa poterle conservare o condividere liberamente. I documenti devono essere consultati attraverso i canali autorizzati dalla scuola e non devono essere fotografati, trasferiti su dispositivi personali o inviati nelle chat senza una base legittima e adeguate misure di sicurezza.
Una responsabilità che riguarda tutta la comunità scolastica
Il docente di sostegno rappresenta una risorsa fondamentale, ma l’inclusione non può dipendere dalla buona volontà o dalla capacità di una singola persona. Richiede progettazione comune, dialogo con la famiglia, confronto con le figure sanitarie e partecipazione dell’intero consiglio di classe.
L’alunno non è del sostegno. È parte della classe, con gli stessi diritti degli altri e con bisogni ai quali tutta la scuola è chiamata a rispondere.
Per te, lettore che ci segui, nella tua scuola l’inclusione è realmente una responsabilità condivisa oppure viene ancora delegata quasi completamente al docente di sostegno? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di La Redazione
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