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Sostegno, 100mila nuove assunzioni per garantire la continuità didattica. Anief denuncia: “Oltre il 50% dei posti è assegnato a precari, urge trasformare le cattedre in organico di diritto”

Il sindacato denuncia l’eccessivo ricorso ai supplenti e richiama la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali: la precarietà e la carenza di docenti specializzati ostacolano l’inclusione degli alunni con disabilità.

Ogni anno migliaia di cattedre di sostegno vengono attivate in organico di fatto e assegnate con contratti a tempo determinato fino al 30 giugno. Posti che rispondono a esigenze ormai consolidate, ma che non vengono trasformati in organico di diritto e quindi non possono essere utilizzati per le ordinarie immissioni in ruolo.

È su questo meccanismo che torna l’Anief, mentre prende avvio la mini-call veloce per l’assegnazione dei posti di sostegno rimasti vacanti dopo la fase provinciale.

“Fino a quando l’Europa non obbligherà l’Italia ad assumere nella scuola su tutti i posti in deroga su sostegno assegnati per più anni alle scuole, il precariato sarà destinato a superare del 50% l’organico di diritto, un qualcosa che non è consentito in nessun Paese europeo e tollerato nel settore privato italiano. Una richiesta, tra l’altro, che accoglierebbe anche la denuncia Anief presentata da Marcello Pacifico su reclamo n. 200/2021 presentato al CEDS”, afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Il riferimento è al reclamo presentato dal sindacato al Comitato europeo dei diritti sociali, l’organo del Consiglio d’Europa chiamato a verificare il rispetto della Carta sociale europea.

Nella decisione resa pubblica il 22 dicembre 2025, il Comitato ha riconosciuto diverse violazioni legate alla precarietà e alla mancata specializzazione di una parte consistente degli insegnanti di sostegno, rilevandone le conseguenze sull’accesso degli alunni con disabilità a un’educazione realmente inclusiva.

Il nodo della continuità didattica

Secondo Anief, la crescita dei posti in deroga non rappresenta soltanto un problema occupazionale. Il ricorso sistematico alle supplenze determina infatti il rischio che gli alunni cambino insegnante da un anno all’altro, interrompendo un percorso educativo nel quale la stabilità della relazione può assumere un valore decisivo.


“La situazione – denuncia il presidente Anief – è davvero grave, perché lede il diritto allo studio degli alunni con disabilità e li priva della continuità didattica, che non può essere demandata alla scelta delle famiglie. Parliamo di insegnanti della scuola pubblica italiana, abilitati e specializzati, non di badanti. Aspettiamo che nei prossimi mesi il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa prenda in carico il dossier e le opportune comunicazioni per il Governo italiano”.

La possibilità per le famiglie di chiedere la conferma del supplente, dunque, non risolverebbe il problema strutturale denunciato dal sindacato. La continuità rimane subordinata alla disponibilità del posto, alla confermabilità del docente e alle diverse operazioni che precedono l’assegnazione delle supplenze.

La richiesta di trasformare i posti in organico di diritto

Per Pacifico, la soluzione passa dalla stabilizzazione dei posti che da anni vengono autorizzati in deroga e assegnati con contratti a termine.

“È ora di finirla di violare la Carta sociale dell’Unione europea e procedere, dunque, con la trasformazione delle circa 100mila cattedre oggi in organico di fatto in quello di diritto: ne trarrebbero vantaggio non solo gli insegnanti, che avrebbero la possibilità di essere finalmente stabilizzati, ma anche gli alunni, che potrebbero contare finalmente su maggiore stabilità dei loro docenti specializzati e quindi sul compimento della continuità didattica”.

La richiesta dell’Anief è quindi quella di intervenire sulla natura stessa dei posti: non più cattedre autorizzate di anno in anno esclusivamente per le supplenze, ma posti stabili sui quali assumere docenti specializzati e garantire agli alunni una continuità non affidata alle circostanze.

di La Redazione


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