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Bambini schiaffeggiati e umiliati all’asilo, indagate tre suore e due educatrici. Sono 28 le presunte vittime

8 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

I piccoli avevano tra dieci mesi e tre anni. Registrazioni e filmati al centro dell’inchiesta sull’asilo...

Schiaffi, strattonamenti, offese e bambini costretti a mangiare contro la propria volontà. Sono alcune delle condotte contestate nell’inchiesta sull’asilo delle Battistine di Benevento, arrivata alla conclusione delle indagini preliminari. Cinque le donne indagate: tre suore e due educatrici. Le persone offese indicate negli atti sono 28 bambini, che all’epoca dei fatti avevano tra dieci mesi e tre anni.


Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni piccoli sarebbero stati lasciati con la faccia rivolta verso il muro o immobilizzati nei passeggini nonostante il pianto. Altri sarebbero stati colpiti o strattonati. Le contestazioni riguardano anche il momento dei pasti: alcuni bambini sarebbero stati bloccati e costretti a ingerire il cibo.

Non soltanto presunte violenze fisiche, ma anche umiliazioni. Negli atti vengono descritte offese sull’aspetto dei bambini, sul peso e sul loro modo di mangiare.

L’inchiesta è partita da una segnalazione di una volontaria del servizio civile che lavorava nella struttura. La giovane aveva conservato fotografie e video e annotato episodi ai quali avrebbe assistito. Il rappresentante legale del consorzio per il quale prestava servizio aveva quindi presentato una denuncia ai carabinieri il 7 novembre 2025.


Gli investigatori hanno successivamente raccolto ulteriori elementi attraverso intercettazioni e telecamere installate nell’asilo. Tra il materiale indicato nell’inchiesta figurano 25 filmati.

Nel febbraio scorso, il giudice aveva disposto per le cinque indagate il divieto di dimora a Benevento. Per le due educatrici, il Riesame aveva poi sostituito questa misura con l’interdizione dall’attività lavorativa.

Con l’avviso di conclusione delle indagini si apre ora la fase delle difese: le indagate hanno venti giorni per presentare memorie, documenti o chiedere di essere interrogate. Successivamente la Procura valuterà l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. La chiusura delle indagini non costituisce una condanna: le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.

di La Redazione


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