Scuole aperte in estate? "La scuola non è un parcheggio"
- La Redazione

- 29 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Il coordinatore nazionale Castellana commenta i dati Ocse sui cali di apprendimento: meno del 10% degli istituti ha l'aria condizionata.

Imparare la matematica o la grammatica mentre il termometro supera i trenta gradi, stipati in aule sprovviste di aria condizionata, è praticamente impossibile. È la realtà scoraggiante dell'edilizia scolastica italiana, un'emergenza confermata dai recenti studi dell'Ocse sulle difficoltà di apprendimento degli alunni nei periodi più torridi.
Di fronte a questo scenario, il sindacato della Gilda degli Insegnanti boccia l'uso fatto dei fondi del Pnrr, ritenuti un'occasione sprecata per ristrutturare i plessi, e respinge al mittente l'idea di tenere aperti gli istituti in estate solo per sopperire alla mancanza di servizi sociali per le famiglie. Di seguito riportiamo il testo integrale del comunicato:
"Intervistato dai microfoni di TGCOM24, il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana ha commentato il recente studio dell’Ocse secondo cui il calore influisce sull’apprendimento degli studenti.
“La situazione nelle scuole è pesante, l’edilizia scolastica italiana non è adeguata per queste esigenze, se pensiamo per esempio che meno del 10% delle classi sono climatizzate. Questo influisce molto sulla didattica, soprattutto perché molte classi raggiungono e superano i 30 alunni”.
Sulle risorse messe in campo attraverso il Pnrr ha poi affermato: “Abbiamo sprecato molte occasioni, molti progetti e risorse potevano essere destinati all’edilizia, realizzando magari interventi più strutturali. Va rivista – conclude – l’anagrafe di tutta l’edilizia scolastica perché abbiamo più di 40mila plessi che vertono, da Nord a Sud, nella stessa condizione”.
Infine, per quanto riguarda il calendario scolastico, Castellana ha dichiarato: “Ogni estate è sempre lo stesso problema. L’Italia è la nazione d’Europa con più giorni di scuola, i ragazzi hanno bisogno di una pausa.
Il problema reale è legato alla fascia climatica dove viviamo, come noi anche Spagna e Grecia hanno un calendario simile al nostro e anche loro soffrono le ondate di calore. Poi, spesso, sulla scuola si scarica tutto ciò che lo stato non riesce a dare. Ripensiamo quindi – ha concluso - una formazione e un intrattenimento dei ragazzi e dei bambini perché il problema è il vuoto che in questi mesi di pausa lasciano le istituzioni, con enti locali che si fanno carico di questo, senza cercare la facile, ma inopportuna soluzione di pensare alla scuola come panacea di tutti i mali. E’ inevitabile pensare che in troppi, credono che la scuola sia un parcheggio”.
Il dibattito rimane quindi aperto su come rendere gli edifici scolastici più adeguati alle nuove condizioni climatiche e sulle priorità da adottare nella programmazione degli interventi futuri. Una questione che intreccia organizzazione, risorse e qualità del sistema educativo nel suo complesso.
di Claudio Castagna




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