Ferie dei supplenti, quando devono essere pagate? Interviene la Cassazione
- La Redazione

- 28 mag
- Tempo di lettura: 2 min
I giudici mettono fine al caos sui rimborsi per i lavoratori a termine. Per non perdere il denaro diventa fondamentale distinguere i periodi dell'anno. Ecco cosa bisogna sapere…

I supplenti hanno diritto a farsi pagare le ferie al termine del loro contratto? La risposta è sì, ma dipende dai periodi dell'anno. A mettere un punto fermo su una questione che ha generato decine di cause legali in tutta Italia è una recente sentenza della Corte di Cassazione. I giudici hanno tracciato una linea netta, dividendo il calendario scolastico in due fasi ben distinte.
La prima fase riguarda i giorni in cui le lezioni sono sospese per le vacanze, come ad esempio i periodi di Natale, Pasqua o Carnevale. In queste finestre temporali, gli insegnanti precari si trovano già nelle condizioni ideali per potersi riposare. Se scelgono di non presentare la domanda per prendere le ferie, perdono automaticamente il diritto a ricevere l'indennità sostitutiva. In questo caso, infatti, il dirigente scolastico non ha alcun obbligo di avvisarli.
Il discorso cambia totalmente, invece, nell'ultimo scorcio del contratto. Nel periodo che va dall'ultimo giorno di scuola fino al 30 giugno, i docenti sono molto spesso impegnati con gli scrutini, con gli esami di Stato o con le altre attività previste dai consigli di classe.
Proprio per via di questi impegni, stabilisce la Suprema Corte, in questa fase scatta un dovere preciso per la presidenza. Il dirigente deve informare chiaramente il lavoratore, invitandolo a utilizzare le ferie residue e avvertendolo che, in caso contrario, perderà i soldi. Se questo avviso manca, il pagamento dei giorni resta un diritto esigibile e l'insegnante dovrà essere liquidato.
A far scoppiare il caso era stata una docente piemontese. L'insegnante aveva portato l'istituto in tribunale per chiedere il rimborso di svariati anni di ferie mai pagate.
Davanti ai dubbi interpretativi, la Corte d'appello di Torino si era rivolta alla Cassazione, richiamando i principi dettati dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea. I giudici europei considerano infatti il riposo annuale un diritto umano fondamentale e impongono ai datori di lavoro di avvisare sempre i dipendenti prima di azzerare i rimborsi.
Con la sua decisione, depositata il 20 maggio, la Sezione lavoro della Cassazione ha ricordato che dal 2012 la legge italiana vieta di convertire le ferie in denaro all'interno della pubblica amministrazione e spinge il personale a riposarsi durante i giorni di chiusura previsti dal calendario. Ma ha anche ribadito che, quando la scuola resta aperta per esami e scrutini, i soldi dei precari non possono svanire nel nulla senza una comunicazione trasparente.
di Leandro Castagna




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