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Morte del 22enne a Milano Certosa, cresce l’allarme sulla violenza giovanile: la denuncia del CNDDU su disagio sociale e crisi educativa

Dopo la morte del giovane nella stazione di Milano Certosa, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione su marginalità...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime sgomento e profonda inquietudine per la morte del giovane ventiduenne avvenuta nella stazione ferroviaria di Milano Certosa, un episodio che riporta drammaticamente al centro del dibattito pubblico il tema della violenza giovanile organizzata e della crescente fragilità sociale che attraversa molte realtà urbane italiane.


Non siamo di fronte soltanto a un fatto di sangue. Siamo davanti al fallimento progressivo di modelli educativi incapaci di intercettare il disagio, la rabbia e il bisogno di appartenenza che alimentano fenomeni di aggregazione violenta tra adolescenti e giovani adulti. Quando un gruppo trasforma lo spazio pubblico in territorio di sopraffazione, la questione non riguarda più esclusivamente l’ordine pubblico, ma investe direttamente la qualità democratica della convivenza civile.

La vicenda di Milano appare particolarmente allarmante perché maturata in un luogo simbolico della quotidianità collettiva: una stazione ferroviaria, spazio di incontro, movimento e pluralità sociale, divenuto invece scenario di paura e brutalità.


Colpisce soprattutto la dinamica del branco, nella quale il singolo perde identità e responsabilità personale, lasciandosi trascinare da una violenza impersonale e disumanizzante. È in queste dinamiche che si annida uno dei rischi più gravi del nostro tempo: la normalizzazione dell’aggressività come linguaggio relazionale e come strumento di riconoscimento all’interno del gruppo.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario aprire una riflessione seria sul rapporto tra marginalità giovanile, crisi educativa e cultura della violenza. Troppo spesso il dibattito pubblico oscilla tra semplificazioni ideologiche e letture emergenziali, senza affrontare le radici profonde del problema. Le nuove forme di microcriminalità giovanile non nascono nel vuoto: crescono in contesti segnati da povertà educativa, isolamento emotivo, dispersione scolastica, fragilità familiari e progressiva perdita di punti di riferimento comunitari.


A ciò si aggiunge un elemento culturale non trascurabile: molti giovani vivono immersi in un immaginario sociale dominato dalla competitività estrema, dalla spettacolarizzazione della forza e dalla ricerca di visibilità immediata, anche attraverso comportamenti aggressivi. In tale scenario, la violenza rischia di diventare non soltanto un atto impulsivo, ma una forma distorta di affermazione identitaria.

Per questa ragione il Coordinamento ribadisce la necessità di rafforzare nelle scuole italiane percorsi permanenti di educazione ai diritti umani, all’empatia, alla gestione non violenta dei conflitti e alla cittadinanza democratica. La scuola non può essere lasciata sola, ma resta il primo presidio capace di contrastare la deriva della disumanizzazione e di restituire ai giovani il senso del limite, del rispetto reciproco e della responsabilità individuale.


Occorre inoltre ripensare le periferie urbane non soltanto in termini di sicurezza, ma come luoghi da rigenerare culturalmente e socialmente. Dove mancano opportunità educative, aggregazione positiva, ascolto e partecipazione, si rafforza inevitabilmente il richiamo di gruppi che promettono protezione, identità e potere attraverso la logica del conflitto.

La morte di un giovane uomo non può diventare l’ennesimo episodio destinato a scomparire rapidamente dal discorso pubblico. Ogni volta che la violenza prende il posto del dialogo, l’intera società perde una parte della propria umanità.


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita pertanto le istituzioni, il mondo della scuola, le famiglie e le realtà associative a costruire un’alleanza educativa concreta e continuativa, capace di prevenire il disagio prima che esso degeneri in violenza irreversibile.

Educare ai diritti umani oggi significa soprattutto impedire che le nuove generazioni crescano nell’idea che la forza possa sostituire il rispetto e che la paura possa diventare una forma ordinaria di convivenza sociale".

di La Redazione





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