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Scuola, stipendi sempre più bassi: 24mila euro l’anno contro 34mila medi della PA e 47mila delle forze armate. Anief: col prossimo contratto serviranno risorse aggiuntive per docenti e Ata

Aggiornamento: 17 apr

"L’importo degli stipendi medi annui lordi nella Pubblica Amministrazione risulta di 34.153 euro per retribuire il servizio svolto in..."





L’importo degli stipendi medi annui lordi nella Pubblica Amministrazione risulta di 34.153 euro per retribuire il servizio svolto in 278 giornate lavorative: quelli della scuola fortemente buoni ultimi, pari ad appena 24.667 euro medi annui. A dirlo sono gli ultimi dati INPS disponibili sugli stipendi del pubblico impiego – integrati con il report ISTAT e con il Rapporto Semestrale dell’ARAN sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti. I dati stipendiali – comprendenti i lavoratori con contratto a tempo determinato e/o part time – sono stati pubblicati oggi dalla stampa economico-lavorativa, con il personale scolastico che si conferma dunque il più sottopagato della pubblica amministrazione.

 


“L’altissima presenza di precari e la mancanza di risorse adeguate a risalire la china, dopo il blocco stipendiale che ha caratterizzato il comparto nel decennio 2008-2018, ha prodotto il risultato di avere degli stipendi del comparto Istruzione a dire poco vergognosamente bassi, praticamente dimezzati rispetto ad altri dipendenti pubblici come quello delle forze armate che superano in media i quasi 47.000 euro annui – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – . In questa situazione, è sempre più chiaro che nel prossimo rinnovo del CCNL, Anief chiederà al Governo di stanziare almeno la metà delle risorse per valorizzare una professione essenziale per la società Italiana”.



“L'appello – continua Pacifico - è stato rilanciato pochi giorni dopo un altro rivolto durante l'incontro della commissione Educ della Cesi con i rappresentanti della Commissione Europea. La scuola paga da tutti i punti di vista il fatto che un dipendente su quattro è precario, remunerato con lo stipendio iniziale fino a quando non viene immesso in ruolo (a volte anche dopo decenni) e nella maggior parte dei casi si ritrova anche con le mensilità estive negate, in violazione di una precisa direttiva dell’Unione europea. Noi, come sindacato, stiamo facendo il nostro: grazie al rinnovo contrattuale sottoscritto lo scorso 18 gennaio, ad esempio, abbiamo ottenuto che ogni ora di formazione svolta dai docenti fuori orario di lezione venga pagata 19,25 euro. E anche l’aumento complessivo è stato superiore agli ultimi, ancora di più perché ravvicinato rispetto al passato. Adesso, però, servono risorse importanti”, conclude Pacifico.


LA MANCATA APPLICAZIONE DELL’INDENNITÀ DI VACANZA CONTRATTUALE

C’è poi il nodo dell’indennità di vacanza contrattuale, prevista dalla legge in caso di scadenza del contratto senza un immediato rinnovo. La recente legge di bilancio ha introdotto una normativa che non ha rispettato pienamente i diritti dei lavoratori, offrendo una somma anticipata per gli aumenti contrattuali che non corrispondono agli arretrati effettivamente dovuti. In risposta a questa situazione, Anief ha promosso l’invio di diffide per preservare i diritti dei lavoratori e interrompere i termini di prescrizione, evidenziando la necessità di una mobilitazione collettiva per richiedere il rispetto delle normative vigenti.


L’Ufficio Studi Anief ha realizzato degli esempi: un docente della scuola secondaria in classe 9, a dicembre, ha ricevuto un assegno pari a 846,61 euro, ma lo Stato gli deve ancora 3.192,36 euro. Un insegnante precario a marzo ha ricevuto un assegno mensile aggiuntivo di 63,78 euro, peccato che doveva essere di 142,76, e per il passato l’amministrazione gli deve ancora: 2.334,97 euro. “Consigliamo ai docenti di ruolo e precari, ma vale anche per i lavoratori Ata, di rivolgersi al nostro sindacato per bloccare la prescrizione e chiedere di avere le somme corrette: i ricorsi li seguiranno i nostri legali, specializzati in questo genere di cause giudiziarie”, spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Sono già in 3 mila i lavoratori della scuola ad avere intrapreso questa strada.


Per comprendere quanto lo Stato deve a ogni lavoratore della scuola e dipendente pubblico per mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale piena basta controllare il proprio cedolino dello stipendio: si verifica l’assegno corrisposto nel mese di dicembre 2023 e si divide la cifra per 13 mensilità. La somma ricavata, quindi, si moltiplica per la tabella messa a disposizione dall’Anief. Ogni dipendente scoprirà di avere diritto a degli arretrati che vanno dai 2mila ai 4 mila euro.




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di LA REDAZIONE




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