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Assunzioni di docenti di sostegno su indicazioni delle famiglie? Dai diritti acquisiti alla natalità, la norma che colpisce "tutti". Elenco di alcune criticità

La norma sulla continuità didattica dei docenti di sostegno precari al vaglio del Consiglio Dei Ministri: dopo le aspre critiche da parte delle maggiori sigle sindacali e di docenti, la parola passa al lettore. Abbiamo redatto un elenco di criticità emerso dalle lettere ricevute...




Abbiamo parlato ampiamente di come la norma proposta dal ministro Valditara nel decreto semplificazioni porterebbe, se confermata, a far saltare i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di docenti. Una norma che andrebbe a creare un forte stallo nelle assunzioni da GPS ( LEGGI L'ARTICOLO ).

Oltre allo stallo delle assunzioni, in alcune circostanze, si potrebbe sollevare l'incostituzionalità della norma ( leggi l'articolo ).

Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni e criticità che la norma potrebbe creare, essendo molti i messaggi è stato redatto un elenco degli argomenti più significativi. Nello stesso troverete addirittura un disincentivo alla natalità. Infatti al punto 5 dell'elenco a seguire c'è il caso di un'insegnante in maternità. La stessa docente non troverebbe il favore della famiglia proprio perché è stata sostituita da altra docente.

Quindi un insegnante di sostegno precario per conquistare la stabilità dei tre anni dovrebbe rimandare il sogno di avere un figlio. Scelta che si tradurrebbe certamente in un calo demografico.

A seguire l'elenco redatto su quanto ricevuto dai nostri lettori:


1) io quest'anno, primo in graduatoria, ho una classe V primaria e poichè il mio alunno dovendo passare ad un grado di istruzione superiore, la famiglia dello stesso ovviamente non potrà chiedere la continuità didattica; tizia invece, con punteggio bassissimo ha avuto un ragazzo di I elementare, ebbene se entrambi in turno di nomina, tizia rimarrà nella mia scuola e io devo andare in altra scuola, magari a km di distanza e restarci 3 anni (al sud la cosa è molto probabile);

2) i genitori che competenze hanno per capire se un docente è da riconfermare oppure no?

3) quindi se voglio restare in quella scuola, faccio tutto quello che vogliono i genitori anche se ciò è diseducativo;

4) secondo questo principio, perché il ragazzo col sostegno dovrebbe avere lo stesso insegnante mentre la classe non dovrebbe avere lo stesso insegnante, ad es. di italiano o di matematica per tutti gli anni del ciclo scolastico?

5) e una docente che è in congedo per maternità, è chiaro che non verrebbe riconfermata dalla famiglia, perderebbe così la possibilità di essere richiamata in quella scuola solo per aver dato un pargolo alla patria!

6) tanti che sono su posto di sostegno hanno non uno ma due ragazzi, cosa succede se ad una famiglia garba quell'insegnante e all'altra no? Lo affettiamo in due?

7) cosa succede ai tanti insegnanti che sono di ruolo ma hanno preso una supplenza con ex art 36 su sostegno?

In sostanza non si tutela il lavoratore, non si rispettano le graduatorie, non si tutelano gli insegnanti che hanno una classe terminale e si mette la carriera di un docente al libero arbitrio di privati.


Tutte criticità di rilievo ma secondarie ai diritti acquisiti. Gli stessi creano una gerarchia nelle scelte dei casi di sostegno. Si parte dai docenti specializzati di ruolo in primis e a seguire gli specializzati. Chi è in seconda fascia o terza fascia e quindi non specializzato viene dopo nella gerarchia. Quindi potrà scegliere solo trai i posti che rimarranno dopo le assegnazioni ai docenti di ruolo e agli specializzati.


Non si può avallare in nessun caso una norma che sovverte le regole che si fondano su diritti acquisiti. Se poi come fondamento della norma inseriamo la volontà della famiglia, al non si può avallare si potrebbe aggiungere altro.



A seguire approfondimenti sulle criticità della norma e il caso concreto posto da una docente di ruolo

Secondo i numeri indicati dal ministro Valditara sono circa 80MILA i posti che potrebbero essere confermati sul sostegno grazie alla norma inserita nel decreto semplificazioni. Quindi tra docenti di ruolo e i precari confermati dalle famiglie le chiamate da GPS, se la norma dovesse essere approvata, si ridurrebbero a quasi zero. Uno stallo totale per i prossimi tre anni. Una scelta che fa saltare i diritti acquisiti, addirittura in alcune circostanze saltano i diritti acquisiti dei docenti di ruolo, come nel caso posto a seguire da una nostra lettrice.

Una norma che colpisce tutti, dai docenti precari presenti in graduatoria fino ai docenti di ruolo passando per i docenti specializzati.

La norma di relegare la continuità didattica dei docenti precari al gradimento delle famiglie non convince nessuno, dai sindacati ( per ANIEF è incostituzionale ( CLICCA QUI ), per la UIL SCUOLA RUA alimenta il clientelismo (CLICCA QUI), per la FLC CGIL manifesta la totale inadeguatezza e incapacità... ( CLICCA QUI )) ai docenti di tutte le fasce, compresi quelli di ruolo, fino ad arrivare ai vertici politici di maggioranza che si occupano di istruzione.


Una norma che va a ledere i diritti acquisiti di docenti precari, docenti specializzati e addirittura docenti di ruolo ( LEGGI L'ARTICOLO ).


Andiamo con ordine, dalla norma proposta all'analisi della UIL fino a giungere ad un caso specifico di una docente di ruolo ( il più emblematico )

La norma dei docenti di sostegno precari ben voluti dalle famiglie apre le porte al clientelismo, lo dice senza girarci intorno il segretario nazionale del sindacato UIL SCUOLA RUA Giuseppe D'Aprile.


La norma proposta dal Ministro Valditara ha la seguente ratio: «a richiesta dei genitori, se soddisfatti di come il docente si è rapportato con il giovane con disabilità, il docente può restare accanto allo studente per tre anni». Stiamo parlando di persone il cui futuro professionale viene legato al giudizio delle famiglie.

Il segretario generale della Uil Scuola Rua Giuseppe D’Aprile dichiara che si tratta di un sistema che è in netto contrasto con il nostro sistema statale e costituzionale, garante di laicità, trasparenza e pluralismo. In definitiva stiamo parlando di clientelismo, senza giri di parole.

Scegliersi i docenti equivale a trasformare l’istruzione, costituzionalmente definita quale funzione essenziale dello Stato, in un servizio che risponderebbe solo ai “desiderata” delle famiglie.

Le decisioni annunciate in Consiglio dei ministri non escludono il pericolo della privatizzazione della scuola, sempre incombente, e caratterizza le scelte della Legge 107 che prende a modello il sistema delle scuole private: scelta dei docenti e definizione del piano dell’offerta formativa ad opera del singolo, senza “intralci collegiali”.

Piuttosto si riapra il numero chiuso delle università che specializzano sul sostegno e si assumano i docenti già specializzati. Per garantire insegnanti qualificati sul sostegno e la continuità didattica. Le soluzioni ci sono, le abbiamo più volte proposte. Non è necessario inventarsi altro.


A SEGUIRE L'ANALISI SUL TEMA FATTA SU UN CASO SPECIFICO. ABBIAMO RISPOSTO ALL'INTERROGATIVO POSTO IN ESSERE DA UNA DOCENTE DI RUOLO


Insegnanti di sostegno precari scelti dalle famiglie? Un modo nuovo per garantire la continuità? Se da un lato si cerca di capire la buona volontà del Ministro Valditara nel gestire l'esigenza della continuità didattica in primis sui posti di sostegno, dove i rapporti da curare necessitano di continuità, dall'altro c'è da dire che nell'assegnare le cattedre da sempre c'è una gerarchia da rispettare. Una gerarchia che vede in cima i docenti di ruolo, a seguire i docenti specializzati inseriti in prima fascia e i docenti non specializzati di seconda e terza fascia.

Dopo l'articolo di ieri all'interno del quale è emerso il disappunto del sindacato ANIEF, critico sul passare alle famiglie la decisione ultima di confermare o meno il docente di sostegno, sono giunte una serie di domande e lamentele da parte di docenti precari, di docenti specializzati, che stanno seguendo un percorso di specializzazione e addirittura di docenti di ruolo.

Oggi proviamo a rispondere ad una docente di ruolo, docente di sostegno nella scuola primaria. A seguire il quesito:

"Gentile esperto dopo la lettura dell'ultimo articolo che avete redatto sulla questione della continuità dei tre anni, rivolta ai docenti precari voluta dal Ministro Valditara, mi è sorto un forte dubbio. Ho un contratto a tempo indeterminato, su una cattedra di sostegno, nello specifico la classe della quale sono docente e il discente certificato che mi è stato assegnato nella medesima è una classe quinta di una scuola primaria. Quindi il prossimo anno il dirigente scolastico dovrà assegnarmi un altro alunno certificato in quanto "il mio alunno" passerà alla scuola secondaria di I grado.

Nella scuola, dove presto servizio, non essendo previsti nuovi inserimenti di discenti con certificazione dovrei essere assegnataria di un discente certificato già presente nell'istituto, seguito nel corrente anno scolastico da docente precario.

La domanda è la seguente: Quale sarebbe la mia posizione se le famiglie si fossero "trovate bene" con i docenti precari che si sono presi cura dei loro figli, nel corrente anno scolastico, e quindi decidessero di confermare i docenti stessi? Diventerei perdente posto per i prossimi tre anni, e quindi essere spostata di scuola, oppure passerei sul potenziamento?

La mia, ci tengo a dirlo, in quanto non mi reputo una sprovveduta, più che una domanda vuole essere una provocazione in quanto non esiste e non è lontanamente pensabile che dopo essermi specializzata, aver vinto un concorso ed essere passata di ruolo debba lasciare la mia scuola dove sono presenti cattedre che mi spettano di diritto. Continuità sì ma non così mi vien da dire. Spero che in qualche modo questo mio pensiero, unito a quello di tanti, arrivi nei luoghi giusti dove si decidono le sorti dell'istruzione. La continuità deve seguire dei principi e delle priorità, penso sia logico pensare che bisogna dare precedenza, per capacità e competenze, a chi è di ruolo in primis e a seguire a chi è specializzato e solo dopo ai precari non specializzati.

Non si può far diventare le famiglie giudici e assegnatari di incarichi in quanto non gli compete. La continuità non può essere basata sull'essersi trovati bene umanamente con una persona. La famiglia, nella maggior parte delle circostanze sceglierebbe in base al rapporto che si è instaurato con il docente. L'alunno ha bisogno di continuità ma soprattutto di competenza. Per la competenza sono stati istituiti i percorsi di specializzazione e per il ruolo sono stati indetti i concorsi. Spero in un Vostro cordiale riscontro. Continuità fatta di competenza".

RISPOSTA

Gentilissima lettrice, nel suo caso entrano in gioco l'organico di fatto e di diritto. Ogni scuola a suo tempo fa richiesta, per quanto riguarda il sostegno, di un determinato numero di ore e quindi di cattedre. Certamente, è logico pensarlo, viene riconosciuta una precedenza a chi è presente nella graduatoria interna dell'istituto. È pur vero che quanto introdotto in merito alla continuità didattica dei precari, ancora non confermata definitivamente, è una novità.

Lei in merito al quesito non dovrebbe avere difficoltà. In merito alla sua dichiarazione su una continuità fatta di competenza non possiamo che confermare. Non è sufficiente essersi trovato bene ma è altresì necessario garantire competenza. L'empatia e instaurare un buon rapporto sono alcune delle caratteristiche della formazione, ad esse va abbinata la competenza supportata dai titoli, dalla formazione e dall'esperienza.


L'auspicio è che per i precari venga rimesso tutto alle graduatorie GPS, di prossima uscita. Il lavoro è un diritto e molti docenti stanno facendo sacrifici nel specializzarsi sul sostegno. Ricordiamolo, superando in primis una selezione all'ingresso del percorso abilitante, seguendo anche di presenza il percorso e superando un esame finale. Il tutto ad un costo non indifferente in termini economici, di tempo e di sacrifici.

Non è assolutamente pensabile che un docente di prima fascia, specializzato sul sostegno, possa non prendere una cattedra perché una famiglia ha deciso che a prendersi cura del proprio figlio debba essere un docente non specializzato.

La continuità, almeno ad oggi e fin quando non verrà fatto un piano di stabilizzazione, ha senso solo ed esclusivamente se un docente, grazie ad una graduatoria verrà richiamato nella medesima scuola. A monte non si può assolutamente prendere una decisione del genere, almeno per come impostata fino ad ora.


Nell'articolo uscito ieri è stato ricordato che "l'insegnante di sostegno è attribuito dallo Stato alla scuola autonoma e da essa alla classe e che è un docente della classe come l'alunno con disabilità è alunno della classe."



Se il regolamento delle supplenze, contenente la continuità didattica per tre anni dei docenti precari a discrezionalità delle famiglie, sarà confermato nella versione finale in Consiglio dei Ministri, lunedì prossimo, nel prossimo decreto legge Semplificazioni”, oltre ad essere impugnato da diverse sigle sindacali per i loro iscritti andrà a creare malumore e scontento nel corpo docenti.

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