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Scuola e prevenzione della violenza giovanile: il richiamo ai 34 anni dall’uccisione di Gianni Carnicella e al valore educativo delle regole nella convivenza democratica

Nel 34° anniversario dell’uccisione del sindaco di Molfetta Gianni Carnicella, il mondo della scuola viene richiamato alla...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nel ricordare il trentaquattresimo anniversario dell'assassinio del sindaco di Molfetta Gianni Carnicella, avvenuto il 7 luglio 1992, richiama l'attenzione della comunità educativa sulla necessità di affrontare una delle emergenze culturali più complesse del nostro tempo: la crescente incapacità di elaborare il limite, gestire la frustrazione e riconoscere il valore delle regole come fondamento della convivenza democratica.


L'uccisione di Carnicella, maturata in seguito al diniego di un'autorizzazione amministrativa motivata dalla tutela dell'ordine pubblico e dell'incolumità dei cittadini, continua a rappresentare un drammatico monito. Essa dimostra come la violenza possa diventare l'esito estremo di una concezione distorta della libertà, nella quale il desiderio individuale pretende di prevalere sull'interesse collettivo e sull'autorità delle istituzioni.

Le più recenti acquisizioni delle scienze dell'educazione evidenziano che la prevenzione della violenza non può essere affidata esclusivamente all'inasprimento delle sanzioni o a interventi emergenziali.


Occorre promuovere contesti educativi nei quali bambini e adolescenti sviluppino progressivamente capacità di autoregolazione, gestione delle emozioni, pensiero critico, ascolto reciproco e responsabilità condivisa. La competenza democratica non si acquisisce attraverso enunciazioni teoriche, ma mediante esperienze concrete di partecipazione, cooperazione e assunzione consapevole delle conseguenze delle proprie scelte.


Per questa ragione il CNDDU auspica che le istituzioni scolastiche consolidino percorsi permanenti di educazione al conflitto, laboratori di dialogo argomentativo, pratiche ispirate ai principi della giustizia riparativa, esperienze di peer education e forme autentiche di partecipazione degli studenti alla vita della comunità scolastica.


Parallelamente, appare indispensabile investire nella formazione dei docenti affinché sappiano intercettare precocemente i segnali di disagio relazionale, di isolamento, di impulsività e di progressiva normalizzazione dei linguaggi aggressivi, intervenendo prima che tali dinamiche degenerino in comportamenti violenti.

La scuola è oggi chiamata a svolgere una funzione strategica: non limitarsi alla trasmissione dei saperi, ma costruire ambienti educativi nei quali il rispetto delle regole sia sperimentato come pratica quotidiana di corresponsabilità e non come semplice adempimento formale.


La vicenda di Gianni Carnicella invita a riflettere su un aspetto spesso trascurato: la violenza non nasce dall'incapacità di conoscere le regole, ma dall'incapacità di attribuire loro un significato condiviso. Quando il limite viene vissuto come un'umiliazione anziché come una condizione della libertà reciproca, il conflitto perde la sua funzione generativa e si trasforma in dominio, sopraffazione o rifiuto dell'altro.


Per questo la prevenzione della violenza giovanile richiede un cambiamento di paradigma educativo: creare contesti nei quali i giovani possano esercitare quotidianamente il dialogo, la deliberazione, la cooperazione e la riparazione dei conflitti. Solo chi sperimenta relazioni fondate sulla fiducia, sulla reciprocità e sulla responsabilità sviluppa quella maturità civile che rende possibile una democrazia autentica. La memoria di Gianni Carnicella acquista così il suo significato più profondo: non celebrare il sacrificio di un amministratore, ma interrogare la scuola e l'intera società sulla qualità delle esperienze educative che oggi offriamo alle nuove generazioni".

di La Redazione



EDUCAZIONE
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