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Pittoni, INDIRE: "i 12 punti in graduatoria non sono un omaggio ministeriale, ma il legittimo riconoscimento di un titolo di specializzazione"

"Docenti hanno garantito la continuità didattica per anni, affrontando le reali emergenze della scuola italiana, chiamati dallo Stato quando c'era bisogno di tappare i buchi..."

Sul dibattito relativo all'attribuzione dei 12 punti nelle Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) ai docenti specializzati attraverso i percorsi straordinari INDIRE, interviene il senatore Mario Pittoni, che difende la piena legittimità del punteggio previsto dalla normativa vigente e respinge le richieste avanzate da alcuni gruppi di docenti specializzati con il TFA ordinario.

Secondo Pittoni, il confronto sul reclutamento dei docenti di sostegno ha assunto toni eccessivamente accesi. Al centro del dibattito c'è la richiesta di alcuni ricorrenti di privare i docenti specializzati tramite i percorsi straordinari INDIRE dei 12 punti previsti nelle GPS.

L'argomentazione di chi contesta l'attribuzione del punteggio, prosegue Pittoni, si basa sull'idea che i percorsi svolti in collaborazione tra INDIRE e università, pubbliche e private, siano stati più semplici rispetto ai tradizionali percorsi universitari. Il senatore respinge questa ricostruzione e richiama l'attenzione sui requisiti richiesti per l'accesso e sull'impegno necessario per conseguire il titolo.

L'errore di questa impostazione, secondo Pittoni, consiste nel considerare i 12 punti come un premio ingiustificato. "Per accedere ai percorsi INDIRE non è bastato iscriversi: il primo requisito era aver maturato almeno tre annualità di servizio specifico sul sostegno", ricorda il senatore. All'interno dei percorsi, infatti, sono presenti docenti con tre, cinque o molti più anni di esperienza maturata direttamente nelle classi.

Pittoni sottolinea inoltre che questa esperienza rappresenta già una forma di selezione professionale: "La selezione di questi insegnanti non si è svolta in una sola prova, ma ogni giorno nelle scuole, lavorando con gli alunni".

Questi docenti, continua Pittoni, hanno garantito per anni la continuità didattica, affrontando le difficoltà della scuola italiana e coprendo posti rimasti vacanti. Per questo motivo, quei 12 punti rappresentano, secondo il senatore, il riconoscimento del titolo di specializzazione conseguito da professionisti che possiedono già una significativa esperienza sul sostegno.

Pittoni respinge anche le critiche rivolte alla modalità telematica dei percorsi, ricordando che la formazione a distanza non ha significato minore impegno. I corsisti, afferma, hanno seguito lezioni per sei o sette ore al giorno, partecipando attivamente alle attività previste.

Non si è trattato di semplici lezioni registrate, ma di un percorso che ha richiesto una partecipazione costante. Laboratori, lavori di gruppo su Meet con la supervisione dei docenti, project work, relazioni ed elaborati hanno accompagnato l'intero iter formativo. A questo si sono aggiunti esami scritti intermedi, previsti dai diversi piani di studio universitari, e un esame orale finale basato sull'analisi di un caso pratico.

Secondo Pittoni, il percorso ha richiesto un impegno particolarmente intenso, con sacrifici personali, familiari ed economici. Per il senatore, i titoli rilasciati in collaborazione tra INDIRE e le università legalmente riconosciute hanno pieno valore legale, mentre alimentare distinzioni tra docenti di "serie A" e di "serie B" rischia soltanto di alimentare tensioni all'interno della categoria.

"Il tentativo di penalizzare chi ha seguito un percorso straordinario previsto dallo Stato, nato per rispondere alla grave carenza di docenti specializzati sul sostegno, non contribuisce a risolvere i problemi della scuola", osserva Pittoni.

Per il senatore, mettere in discussione diritti già riconosciuti dalla normativa non rappresenta una battaglia sul merito, ma rischia di creare ulteriori divisioni tra docenti che operano quotidianamente nella scuola.

"Questo intervento non nasce per rivendicare privilegi", conclude Pittoni, "ma per chiedere il rispetto delle regole e della dignità dei lavoratori della scuola. Questi docenti hanno seguito percorsi previsti dalla legge, investendo tempo, risorse economiche e impegno personale per conseguire un titolo che certifica competenze già maturate sul campo. Nessun ricorso potrà cancellare gli anni trascorsi accanto agli alunni e il valore legale del titolo conseguito".




di Natalia Sessa



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