Scuola, dimensionamento in Puglia: il CNDDU sostiene la moratoria per il 2027/2028 e chiede un piano triennale da 60 milioni per tutelare la rete scolastica
Il CNDDU chiede di sospendere gli interventi contestati e avviare un confronto istituzionale basato su dati verificabili. Nel mirino gli accorpamenti previsti a Foggia e Trani, con istituti che supererebbero...

Fermare gli accorpamenti scolastici contestati in Puglia per l'anno 2027/2028 e investire 60 milioni di euro in tre anni per rafforzare la rete scolastica regionale. È la proposta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che interviene nel dibattito sul dimensionamento sostenendo la richiesta di moratoria avanzata dalle organizzazioni sindacali e dalle rappresentanze della dirigenza scolastica. Una posizione che nasce dalla preoccupazione per le conseguenze della riorganizzazione, soprattutto nei territori dove le ipotesi di accorpamento potrebbero dar vita a istituti con un numero elevato di studenti.
A Foggia e Trani, secondo le situazioni richiamate dal Coordinamento, alcune operazioni prospettate porterebbero alla costituzione di scuole con oltre 1.400 e 1.300 alunni. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto le dimensioni degli istituti, ma la capacità di garantire continuità didattica, gestione amministrativa e condizioni di lavoro sostenibili. Nel comunicato il CNDDU avverte che "Concentrare queste funzioni senza una corrispondente disponibilità di risorse e strumenti organizzativi rischia di produrre un'efficienza soltanto apparente, trasferendo sulle dirigenze, sulle segreterie e sul personale scolastico le conseguenze di decisioni assunte prevalentemente sulla base di parametri quantitativi".
Da qui la richiesta di sospendere gli interventi contestati per il prossimo anno scolastico, nel rispetto degli obblighi previsti dalla normativa nazionale, e di avviare un confronto istituzionale fondato su dati verificabili. Il Coordinamento chiede che le decisioni siano precedute da valutazioni pubbliche sui costi effettivi, sugli eventuali risparmi, sulle conseguenze occupazionali e sugli oneri che potrebbero ricadere sulle famiglie e sugli enti locali. Particolare attenzione viene riservata alla provincia di Foggia, affinché un eventuale rinvio non finisca per consolidare automaticamente assetti già oggetto di contestazione.
Ma la moratoria, secondo il CNDDU, non può rappresentare l'unica risposta. Il Coordinamento propone infatti un programma straordinario triennale da 60 milioni di euro, pari a 20 milioni all'anno, destinato a migliorare i collegamenti scolastici, sostenere i servizi educativi nei territori più fragili, ampliare le opportunità formative e rafforzare le attività organizzative di competenza degli enti territoriali. Si tratta di una proposta ancora da valutare sul piano finanziario, attraverso una verifica delle possibili coperture nel bilancio regionale e delle opportunità di cofinanziamento statale ed europeo. Per gli organici e il personale amministrativo, invece, il CNDDU ritiene necessario un intervento distinto del Ministero dell'Istruzione e del Merito, poiché queste esigenze richiedono risorse strutturali e non finanziamenti regionali temporanei.
La richiesta economica nasce da una considerazione precisa, espressa nel comunicato: "Non è più sufficiente discutere quanti istituti accorpare senza quantificare parallelamente quanto occorra investire per garantire il funzionamento delle nuove strutture". Una riflessione che sposta l'attenzione dal numero delle autonomie scolastiche alla qualità dei servizi che gli istituti devono continuare ad assicurare. Il Coordinamento invita inoltre a guardare al calo demografico da una prospettiva diversa. La diminuzione della popolazione studentesca non dovrebbe tradursi automaticamente in nuove concentrazioni amministrative, ma potrebbe diventare un'occasione per migliorare le condizioni dell'insegnamento, distribuire diversamente gli alunni nelle classi e rafforzare l'offerta educativa nei territori in cui la scuola rappresenta uno dei principali presìdi pubblici.
È soprattutto sul rapporto tra risparmio e qualità del servizio che il CNDDU solleva i maggiori interrogativi. "Se una riorganizzazione non dimostra di ridurre i costi complessivi, migliorare i servizi e garantire condizioni di lavoro sostenibili, manca il presupposto sostanziale per considerarla un intervento di razionalizzazione", sottolinea il Coordinamento, chiedendo alla Regione Puglia di rendere pubbliche le valutazioni tecniche ed economiche prima dell'approvazione del piano.
Il nodo, dunque, non è soltanto decidere quali istituti accorpare, ma comprendere quali conseguenze avranno queste scelte sulla vita quotidiana delle scuole. Perché dietro ogni autonomia scolastica ci sono studenti, famiglie, docenti, dirigenti e personale amministrativo che devono poter contare su servizi funzionanti.
Il CNDDU conclude richiamando proprio questa responsabilità: "La questione, in definitiva, non è quante scuole possano essere accorpate, ma quale sistema scolastico si intenda lasciare ai territori pugliesi". Una domanda che riporta il confronto al suo significato più concreto. Ridurre il numero delle scuole autonome può modificare l'organizzazione amministrativa, ma non basta, da solo, a migliorare la qualità dell'istruzione. È sulla capacità di garantire servizi, opportunità educative e condizioni di lavoro adeguate che dovrà essere misurata l'efficacia delle decisioni regionali.
di La Redazione
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