Stipendi docenti, Ancodis: basta aumenti legati solo all’anzianità, riconoscere qualità e quantità del lavoro
L'associazione richiama l'articolo 36 della Costituzione e chiede di valorizzare formazione, competenze e responsabilità nella carriera degli insegnanti.

Gli stipendi degli insegnanti devono continuare a dipendere prevalentemente dall'anzianità di servizio oppure è arrivato il momento di riconoscere anche le competenze, la formazione e le responsabilità assunte all'interno delle scuole? È l'interrogativo al centro dell'intervento di Ancodis, che torna a chiedere una revisione del modello retributivo e professionale dei docenti, richiamando il principio costituzionale della proporzionalità della retribuzione alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.
L'associazione apre il proprio comunicato con una riflessione sul divario tra l'importanza attribuita alla scuola nel dibattito pubblico e le scelte che riguardano il suo personale.
“Siamo davvero un paese strano! Tutti che parlano di mettere la scuola al centro delle politiche del paese ma si ha come l'impressione che si tratti di un immaginario auspicio più che di un reale convincimento”. Per Ancodis, investire sulle professionalità scolastiche non dovrebbe essere considerato soltanto un costo per le finanze pubbliche. “Se investire nella scuola - dicono in tanti - significa investire sul futuro del paese, investire sul personale NON significa fare ‘spesa finanziaria’ ma semplicemente riconoscere - come è scritto nella nostra Costituzione - la QUALITÀ del lavoro”.
Il riferimento è all'articolo 36 della Costituzione, che riconosce al lavoratore il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato e comunque sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa. Su questo principio Ancodis fonda la propria critica al sistema contrattuale. “Se poi aggiungiamo l'altro termine – la QUANTITÀ – possiamo dire allora che il nostro CCNL sia ‘incostituzionale’”. L'associazione contesta in particolare i criteri attraverso i quali viene determinata la progressione economica dei docenti. “Nella scuola italiana, invece, il personale docente riceve il riconoscimento economico sulla base di due criteri: anzianità di servizio e ordine di scuola. E se lo mettiamo a confronto con altri apparati dello Stato siamo proprio fuori dalla Pubblica Amministrazione!”
Il passaggio più incisivo del comunicato riguarda le attività che gli insegnanti svolgono quotidianamente oltre all'insegnamento in classe e che, secondo Ancodis, non trovano un adeguato riconoscimento nella progressione professionale. “Nella scuola italiana tutto il resto non conta nulla!” L'associazione entra quindi nel dettaglio delle attività e delle competenze che ritiene insufficientemente valorizzate. “Non conta nulla quanto tempo dedichi alla tua comunità scolastica nelle diverse forme di lavoro, non conta nulla quanta formazione certificata dal MIM consegui, non conta nulla la tua esperienza professionale nella docenza, non conta proprio un bel nulla lo svolgimento delle attività di collaborazione al dirigente scolastico per il funzionamento organizzativo e didattico, e, in ultimo, non hai un VERO sviluppo di carriera professionale oggi NON carriera”.
Da qui la richiesta di superare un sistema che, nella posizione espressa da Ancodis, non rispecchia più l'organizzazione e le esigenze della scuola autonoma. “Il modello contrattuale esclusivo dell'anzianità di servizio - che poteva avere un senso fino a 25 anni fa! - deve essere superato dal modello che tiene conto delle diverse forme di lavoro nelle quali si è impegnati e che l'attuale CCNL non riconosce”.
Ancodis richiama anche i rapporti Eurydice, utilizzati come riferimento per il confronto tra i sistemi educativi europei, e collega il tema della retribuzione alla capacità della professione docente di attrarre e trattenere personale. “Ancodis lo afferma da anni: il lavoro nella scuola non ha più quel riconoscimento sociale che rende onore a chi lo svolge; non ha più quel riconoscimento economico che se sei giovane ti consente di costruirti un futuro sostenibile e se sei già in età avanzata di avere una serenità per il dopo; non ha più quell'azione attrattiva che ti fa decidere di restare nella comunità scolastica senza la necessità di ricercare alternative economicamente e socialmente ‘più robuste’ o un secondo lavoro più o meno ‘alla luce del sole’”.
La questione, secondo l'associazione, riguarda anche il futuro della professione e la necessità di renderla più attrattiva per le nuove generazioni.
“Se si vuole invertire la rotta l'unica strada percorribile è dare un senso a chi oggi decide di entrare nel complicato mondo della scuola reale, di restarci convintamente, di affrontare con il necessario entusiasmo le inevitabili difficoltà che quotidianamente viviamo con i nostri bambini, ragazzi e ragazze adolescenti, giovani adulti, con i genitori”.
Ancodis richiama inoltre il tema dell'età media del personale docente, indicando il rischio di un progressivo invecchiamento della categoria. “Il rischio di avere nei prossimi anni un'età media prossima ai 50 anni (oggi in UE è di 45 anni) è concreto: la scuola fatta per i nostri giovani in mano a uomini e donne relativamente vecchi! Un paradosso che condiziona negativamente le comunità scolastiche”.
La proposta dell'associazione è quindi quella di intervenire sul modello contrattuale, introducendo criteri di valorizzazione economica e professionale ulteriori rispetto all'anzianità. “Dobbiamo allora rompere l'attuale modello contrattuale per rendere davvero attrattivo il lavoro di un docente, favorirne la permanenza nel tempo, renderlo conveniente dal punto di vista economico… e sociale”. Ancodis chiede di riconoscere in modo più adeguato le attività necessarie al funzionamento delle istituzioni scolastiche, valorizzando l'esperienza professionale e i percorsi di formazione specifica. “Per fare questo, si abbia il coraggio di rompere le attuali ‘gabbie’ stipendiali limitanti e demotivanti connesse esclusivamente all'anzianità di servizio, si riconoscano il valore e la qualità delle diverse forme di lavoro NECESSARIE alla scuola autonoma, si sostengano le diverse risorse umane e professionali ricche di esperienza e arricchite da percorsi di formazione specifica, si metta al centro la quantità del lavoro quotidianamente svolto in favore degli alunni e della comunità scolastica”.
Il comunicato si chiude tornando al principio costituzionale dal quale prende avvio la riflessione. “Allora finalmente potremo dire che nella scuola italiana l'articolo 36 della Costituzione italiana ritorna a (ri)vivere!”
di La Redazione
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