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Caso Giolitti, il CNDDU chiede al ministro Valditara più docenti di diritto e risorse per l’educazione alla legalità

56 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Dopo l’episodio avvenuto durante l’occupazione dell’Istituto Giolitti di Torino, il CNDDU sollecita un finanziamento stabile...

Un docente avrebbe colpito con uno schiaffo uno studente minorenne durante un'occupazione all'Istituto Giolitti di Torino. L'episodio, riportato dagli organi di informazione, riapre il confronto sui limiti dell'autorità scolastica, sulla sicurezza degli istituti e sulla conoscenza delle norme che regolano la convivenza all'interno della scuola. A intervenire è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che richiama la necessità di distinguere le responsabilità individuali dal problema più ampio della formazione giuridica degli studenti.


“La vicenda, riportata dagli organi di informazione, non può essere liquidata come una semplice reazione emotiva maturata in un contesto di tensione, né giustificata attraverso un generico richiamo alle esigenze di sicurezza”. Il Coordinamento precisa che l'accertamento delle responsabilità spetta alle autorità competenti, ma richiama un principio che considera imprescindibile. “Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi competenti, ma resta un principio sul quale non possono esservi ambiguità: l'esercizio dell'autorità scolastica non conferisce alcuna legittimazione a comportamenti violenti”. Secondo le ricostruzioni giornalistiche richiamate dal CNDDU, durante l'occupazione sarebbero stati presenti ostacoli alle vie di fuga, con possibili conseguenze sulla sicurezza dell'edificio.


Il Coordinamento non sottovaluta la gravità di questa circostanza, ma distingue il dovere di garantire l'incolumità delle persone dalle modalità con cui intervenire. “Ostacolare l'evacuazione di un edificio scolastico significa esporre a rischi persone che devono poter contare su condizioni di sicurezza adeguate. Tuttavia, la pericolosità di una condotta non rende automaticamente legittima qualsiasi reazione”. E aggiunge: “È proprio nelle situazioni di maggiore tensione che la conoscenza delle norme, delle competenze e dei limiti dell'intervento assume un valore decisivo. Confondere la necessità di ripristinare la sicurezza con la possibilità di ricorrere alla forza significa compromettere quella distinzione tra potere e responsabilità sulla quale dovrebbe fondarsi l'autorevolezza dell'istituzione scolastica”.

L'episodio diventa così il punto di partenza per una riflessione sull'insegnamento del diritto nella scuola italiana, che il CNDDU ritiene ancora insufficiente rispetto alle responsabilità richieste quotidianamente a studenti e personale. “Il CNDDU ritiene che l'episodio imponga di affrontare una questione troppo a lungo elusa: la progressiva marginalizzazione dell'insegnamento del diritto nella scuola italiana. In un ambiente nel quale si assumono quotidianamente decisioni che coinvolgono obblighi, responsabilità, provvedimenti disciplinari e conseguenze giuridiche, la conoscenza delle norme continua a essere considerata una competenza secondaria”.

Il Coordinamento richiama anche il modo in cui viene organizzato l'insegnamento dell'educazione civica, sottolineando l'importanza di una preparazione specialistica nelle discipline giuridiche ed economiche. “Si pretende dagli studenti il rispetto di disposizioni che spesso non vengono insegnate sistematicamente, mentre l'educazione civica, pur comprendendo contenuti giuridici complessi, può essere affidata anche a personale privo di una specifica preparazione nelle discipline giuridiche ed economiche. La disponibilità professionale dei docenti non può sostituire competenze specialistiche che richiedono un percorso di studio e una qualificazione disciplinare”.


Secondo il CNDDU, il rischio è quello di affrontare la legalità prevalentemente attraverso richiami ai comportamenti corretti, senza fornire agli studenti gli strumenti necessari per comprendere il funzionamento delle norme. “Parlare di legalità senza insegnare adeguatamente il diritto rischia di ridurre questioni giuridiche a raccomandazioni comportamentali, lasciando nell'ombra aspetti essenziali come la proporzionalità degli interventi, i limiti dell'autorità, le responsabilità personali e le procedure previste dall'ordinamento”. Il Coordinamento chiarisce inoltre che non è possibile stabilire un rapporto diretto tra l'organizzazione dell'insegnamento e quanto sarebbe accaduto a Torino. “Non si può sostenere che una diversa organizzazione didattica avrebbe certamente impedito quanto accaduto a Torino, ma è necessario interrogarsi sulla preparazione effettivamente garantita agli studenti e sulle risorse destinate alla conoscenza delle regole che disciplinano la vita scolastica”.


La richiesta del CNDDU si rivolge direttamente al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e riguarda il rafforzamento degli organici attraverso finanziamenti aggiuntivi.

“Il CNDDU chiede pertanto al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di assumere un impegno preciso: prevedere un finanziamento aggiuntivo, stabile e vincolato, destinato a garantire la presenza di almeno un docente della classe di concorso A-46, discipline giuridico-economiche, nell'organico dell'autonomia di ogni istituzione scolastica secondaria, attraverso una programmazione pluriennale delle assunzioni e una quantificazione degli oneri fondata sul fabbisogno effettivo degli istituti”.


Alla presenza stabile di personale specializzato dovrebbe affiancarsi, secondo il Coordinamento, un monte ore dedicato alla formazione giuridica, senza ridurre gli spazi riservati alle altre discipline. Il sindacato dei docenti di discipline giuridiche richiama quindi il tema delle risorse necessarie per rendere effettivo l'intervento richiesto. “Una riforma credibile richiede stanziamenti specifici nella programmazione di bilancio, coperture finanziarie verificabili e obiettivi misurabili. Continuare ad ampliare le responsabilità educative della scuola senza investire nelle professionalità necessarie significa trasferire sugli istituti il costo organizzativo di decisioni che non ricevono un adeguato sostegno economico”.


La richiesta non si limita quindi a un rafforzamento dei contenuti dell'educazione civica, ma riguarda anche la disponibilità di docenti qualificati e la definizione di risorse economiche specifiche.

Nel comunicato, il CNDDU rivolge al ministro una domanda che riassume la propria posizione. “Il caso Giolitti pone una domanda alla quale non è sufficiente rispondere annunciando accertamenti o eventuali sanzioni: perché il sistema scolastico considera indispensabile il rispetto delle regole, ma non altrettanto indispensabile la presenza di chi possiede le competenze per insegnarle?” Il Coordinamento chiede dunque una scelta organizzativa e finanziaria che superi il ricorso a iniziative occasionali sulla legalità.

“La risposta non può consistere nell'ennesima iniziativa occasionale sulla legalità. Occorre una decisione politica accompagnata da risorse, personale qualificato e responsabilità organizzative definite”.


E conclude con un richiamo alla responsabilità dello Stato nel garantire una formazione giuridica continuativa agli studenti.

“La conoscenza del diritto non può essere invocata soltanto quando una regola viene violata. Deve diventare una responsabilità permanente dello Stato, sostenuta da investimenti reali. È su questo terreno che il CNDDU chiede al ministro Valditara di assumere un impegno verificabile, perché non è più accettabile che la formazione giuridica degli studenti dipenda dalla disponibilità occasionale di competenze e risorse”.

di La Redazione



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