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Precari, nuova procedura di infrazione della Commissione Ue contro l’Italia per disparità nella carriera: Anief rilancia il doppio canale di reclutamento e avvia una class action

Bruxelles contesta all’Italia la disparità di trattamento nella progressione professionale del personale precario; il sindacato Anief sollecita una riforma strutturale del reclutamento e promuove un’azione collettiva a tutela dei...


"Dopo il reclamo Anief accolto dal Cesd, la Commissione europea apre una nuova procedura di infrazione contro l’Italia perché intervenga sulla palese discriminazione attuata nei confronti del personale precario, al quale viene negata qualsiasi progressione di carriera: i supplenti, infatti, come noto sono stipendiati con somme ferme agli stessi importi per tutto l’arco delle loro supplenze.


E anche quando vengono immessi in ruolo, spesso dopo lustri di precariato, devono attendere altri otto anni per avere un incremento di 100 euro lordi medi. Adesso, però, dopo l’opposizione del giovane sindacato autonomo, l’Unione europea chiede spiegazioni in merito. Per questi motivi, la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano (INFR 2024-2277): la contestazione avviata dall’istituzione sovranazionale facente capo a Bruxelles riguarda il mancato adeguamento dell’ordinamento nazionale alla Direttiva 1999/70/CE, che vieta ogni discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato e impone agli Stati membri di prevenire l’uso abusivo del lavoro a termine.


“Sulla richiesta della Commissione dell’Unione europea allo Stato italiano – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – pesa molto l’accoglimento del reclamo Anief, presentato nel 2021: i diritti del personale, infatti, non cambiano in base al tipo di contratto che stipulano con il datore di lavoro, in questo caso lo Stato. Anief, a questo punto, rilancia una class action per ottenere i risarcimenti danni per il trattamento ricevuto dai precari: con la nostra azione legale, chiediamo risorse specifiche da collocare anche nel nuovo contratto collettivo di lavoro, sempre al fine di ottenere la parità di trattamento dei supplenti della scuola con il personale già immesso in ruolo”.


“Per superare questa situazione – continua Marcello Pacifico -, basterebbe reintrodurre il doppio canale di reclutamento: dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato, anche non continuativi, diventerebbe così obbligatorio immettere in ruolo il lavoratore. In tal modo, da una parte si assumono i giovani laureati che vincono il concorso pubblico, dall’altra si stabilizzano i precari che da almeno tre anni, spesso molti di più, portano avanti la nostra scuola”.

Si tratta di una disparità di trattamento che continua a incidere su una platea stimata di circa 300 mila lavoratrici e lavoratori solo in Italia.



Decorso inutilmente il termine assegnato al Governo italiano per conformarsi al diritto dell’Unione, il sindacato Anief ha deliberato l’avvio di una class action gratuita rivolta a tutto il personale a tempo determinato della scuola, finalizzata a ottenere il riconoscimento integrale dell’anzianità di servizio maturata; l’estensione della progressione stipendiale anche ai rapporti a termine; il recupero delle differenze retributive non corrisposte; il risarcimento del pregiudizio derivante dall’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato.


Alla base della denuncia c’è un principio di non discriminazione che non tollera che la natura temporanea del rapporto di lavoro si traduca in una compressione stabile dei diritti economici: su questo terreno, l’Anief proseguirà le iniziative di tutela, affinché il servizio prestato sia valorizzato in modo uniforme, indipendentemente dalla forma contrattuale".


PER ADESIONE ALLA CLASS ACTION GRATUITA cliccare qui


di LA REDAZIONE





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