Galimberti: "L'amore per i figli è incondizionato, non conosce contropartite. Precede i nostri calcoli, ma se proviamo a misurarlo li vediamo naufragare uno a uno"
- La Redazione

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Essere genitori significa accettare una trasformazione profonda: i figli ridisegnano il futuro, superano il calcolo e rivelano l’unica forma di amore che non chiede nulla in cambio...

Ci si chiede spesso, in qualità di educatori, cosa serva veramente per poter essere definiti buoni genitori così da svolgere la propria funzione educativa adeguatamente e congruamente, guidando i propri figli lungo il cammino della vita e garantendo loro supporto e presenza costante.
Non bisogna mai dimenticare, però, che per poter essere dei bravi genitori non occorre mostrarsi sempre perfetti, impeccabili, infallibili ma anzi occorre impegnarsi ogni giorno per crescere insieme ai propri figli, camminando accanto a loro ed imparando a conoscerli fin nel profondo.
Ecco allora che appare fondamentale riportare le significative parole di un padre che, rivolgendosi al filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti, esprime il suo pensiero in tal modo:
“Si parla tanto della denatalità e delle difficoltà che scoraggiano le coppie italiane dal fare, quando lo fanno, più di un figlio. Per essere genitori basta un figlio, l'affermazione non è pleonastica come sembra. Che sia biologico, adottivo, o adottato a distanza non importa, un figlio è sufficiente per cambiare la visione del mondo. Chi è padre o madre cerca di essere degno di tale ruolo e desidera un mondo migliore per la sua creatura. Vuole l'aria pulita, un mare dove si possa fare il bagno, scuole e ospedali che funzionino, strade che riportino a casa, persone perbene. Tale aspirazione all'armonia durevole delle cose e delle persone, davvero totalizzante, è sentita meno drammaticamente al di fuori della paternità, a meno che non si di-sponga di immaginazione o di altruismo straordinari. Come il contadino che si prodiga per la terra, e dopo la semina trepida per una nube all'orizzonte, così chi ha un figlio sa che dovrà lavorare e soffrire molto di più rispetto al tempo che ha preceduto la semina. Il raccolto non è garantito, ma fatica e felicità si confondono”.
Le parole rivolte dal neopapà al filosofo appaiono intrise di significato: un figlio è sufficiente per cambiare la visione del mondo di un genitore ed una madre ed un padre cercano sempre di essere degni del ruolo che sono chiamati a svolgere, consapevoli di dover prodigarsi molto per poter garantire armonia durevole a chi si ama incondizionatamente. Ma la fatica sembra non pesare così tanto ed essere genitori rende vivi e felici, nonostante la responsabilità e l’impegno profusi senza poter derogare a nessun’altro tale importantissima funzione.
Umberto Galimberti, avvalorando tale tesi, è intervenuto con grande forza e determinazione sull’argomento, dichiarando che:
“Non solo i genitori generano i figli, ma i figli generano i padri e le madri e consegnano loro diversi doni che riconfigurano la loro personalità”
I figli consegnano ai genitori, in primis, la dimensione del futuro: “non più un futuro anonimo dove uno si ritaglia le proprie opportunità, ma un futuro alla cui costruzione si collabora”.
I figli, inoltre, contribuiscono ad oltrepassare i confini delimitati dall'istinto di autoconservazione così da poter riscoprire l’istinto altruistico, senza il quale l'uomo, animale sociale, non potrebbe sopravvivere.
Solo grazie ad un figlio, infine, si può sperimentare l'amore incondizionato: “tutti gli amori sono un do ut des, uno scambio di bisogni e soddisfazioni, un tacito contratto. Sempre negato, ma in realtà sempre a fondamento anche delle più appassionate e, all'apparenza, disinteressate relazioni d'amore. Questo scambio, questo tacito contratto con i figli non c'è. Qui la cascata d'amore conosce un suo pendio senza ritorno. L'amore per i figli, infatti, non conosce contropartite, precede tutti i nostri calcoli, e, quando li facciamo, li fa tutti miseramente naufragare”, queste le parole utilizzate dal filosofo per culminare la sua splendida disamina.
di VALENTINA TROPEA



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