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Perquisizioni al Garante della Privacy: indagine che coinvolge i vertici dell’istituzione, con ipotesi di reato che vanno dal peculato alla corruzione

"Gli studenti apprendono non solo dai manuali, ma dall’esempio che le istituzioni offrono. Il rischio più grave, in assenza di risposte chiare e tempestive è l’alimentazione di sfiducia e... "


Profonda preoccupazione per le notizie relative alle perquisizioni effettuate presso la sede dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali e per l’indagine che coinvolge i vertici dell’istituzione, con ipotesi di reato che vanno dal peculato alla corruzione.


La tutela dei dati personali non è una funzione tecnica né meramente amministrativa: è una garanzia costituzionale sostanziale, strettamente connessa alla dignità della persona, alla libertà individuale e alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Proprio per questo, qualsiasi ombra che si proietti su un organismo di garanzia produce un effetto che va ben oltre l’ambito giudiziario e interroga la qualità della nostra democrazia. Nel ribadire il principio della presunzione di innocenza, il Coordinamento sottolinea come la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, la chiarezza delle procedure e la responsabilità istituzionale siano condizioni imprescindibili per la credibilità dello Stato di diritto.

Quando tali condizioni vengono messe in discussione, è dovere civile e pedagogico richiamare l’attenzione sul valore non negoziabile della legalità. L’emersione delle criticità attraverso il lavoro della stampa investigativa richiama, inoltre, l’importanza della libertà di informazione come presidio democratico e come strumento di controllo diffuso. Educare ai Diritti Umani significa anche educare alla vigilanza consapevole, alla capacità di interrogare il potere e di pretendere coerenza tra principi dichiarati e pratiche concrete. La scuola, e in particolare l’insegnamento dei Diritti Umani, non può restare estranea a questi passaggi.

Gli studenti apprendono non solo dai manuali, ma dall’esempio che le istituzioni offrono. Il rischio più grave, in assenza di risposte chiare e tempestive, è l’alimentazione di sfiducia e disincanto, anticamera dell’indifferenza civica. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che venga fatta piena luce sui fatti contestati e che, qualunque ne sia l’esito, si rafforzi una cultura della trasparenza, dell’etica pubblica e della responsabilità, elementi essenziali per la tutela effettiva dei diritti fondamentali e per la formazione di cittadini liberi, consapevoli e partecipi.




di LA REDAZIONE




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