Nidi e scuole dell’infanzia, accesso e qualità al centro del confronto OCSE: i cinque obiettivi per i servizi 0–6
Conclusa a Roma la conferenza sull’educazione nei primi anni di vita. In Italia l’offerta per i bambini sotto i tre anni cresce, ma restano forti...

Garantire l’accesso ai servizi educativi e migliorare la qualità delle esperienze offerte ai bambini dalla nascita ai sei anni. Su questi temi si è concentrata la conferenza internazionale OCSE “Looking Back and Moving Forward”, che si è svolta a Roma il 28 e 29 ottobre, organizzata da OCSE e INVALSI con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
A venticinque anni dal primo rapporto Starting Strong, il confronto ha riunito oltre cento delegati ed esperti per esaminare i risultati delle politiche per la prima infanzia e le priorità future. Tra gli argomenti affrontati, la formazione del personale, il coinvolgimento dei genitori, i finanziamenti e il passaggio alla scuola primaria.
I cinque obiettivi per l’educazione 0–6
Il Ministero richiama cinque obiettivi: accesso, qualità, equità e inclusione, continuità verticale e orizzontale, resilienza.
Il confronto riguarda quindi sia la disponibilità dei servizi sia il lavoro educativo al loro interno: la preparazione degli adulti, le relazioni con le famiglie e l’accompagnamento dei bambini nei passaggi tra nido, scuola dell’infanzia e primaria.
Nel comunicato, il MIM sottolinea il valore dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, definiti "fondamenta essenziali per prevenire la dispersione scolastica e ad affrontare le sfide della vita".
In Italia più posti, ma opportunità ancora diseguali
Sul tema dell’accesso, i dati ISTAT mostrano la distanza tra territori. Nell’anno educativo 2023/24, nidi e servizi integrativi disponevano di quasi 378.500 posti autorizzati, in aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente: 31,6 posti ogni cento bambini sotto i tre anni.
La disponibilità raggiungeva il 40,4% nel Centro, mentre si fermava al 19% nel Sud e al 19,5% nelle Isole. Anche tra capoluoghi e altri Comuni emergeva una differenza: rispettivamente 39,8 e 28,2 posti ogni cento bambini.
L’espansione dell’offerta non ha inoltre eliminato le attese: il 59,5% dei nidi aveva bambini in lista, quota che saliva al 68,9% nelle strutture pubbliche. Sono dati riferiti ai servizi per i più piccoli, che aiutano a comprendere quanto il luogo di residenza continui a incidere sulle possibilità di accesso all’educazione prima della scuola dell’infanzia.
di La Redazione
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