Maestra prima assolta e poi condannata in appello a un anno e nove mesi: decisivo il ricorso dopo il ritorno in classe
- La Redazione

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Dopo l'assoluzione la docente era rientrata a scuola, suscitando la protesta di alcuni genitori. La Corte d'Appello ha poi riformato la sentenza, infliggendo un anno e nove mesi di reclusione con...

Tutto nasce dalla prima decisione del tribunale che aveva assolto la maestra Laura Prunotto e dal suo conseguente rientro in classe. In un primo momento, infatti, la maestra accusata da diversi bambini in due istituti primari di Torino era stata completamente scagionata dai giudici. Dopo l’assoluzione, la donna aveva regolarmente ripreso il proprio posto di lavoro.
È stato proprio questo ritorno a innescare la dura reazione delle famiglie: i genitori, in disaccordo con la sentenza, hanno iniziato a riunirsi, a inviare richieste di intervento agli uffici scolastici e a sollecitare i magistrati affinché presentassero appello, con l’obiettivo di far trasferire l'educatrice in un'altra sede.
A pesare sulla successiva valutazione dei fatti sono state le dichiarazioni rese in aula da 21 alcuni ex scolari, diventati ormai maggiorenni. Chiamati a rievocare quegli anni, i giovani hanno descritto una gestione delle lezioni basata su rimproveri pubblici e divieti eccessivamente rigidi, riferendo persino di non aver ricevuto il permesso di usare i servizi igienici, provocando casi in cui i bambini non erano riusciti più a trattenersi.
Secondo l'accusa, si trattava di atteggiamenti mirati a inibire il carattere dei fanciulli, creando un forte timore. Da parte sua, la difesa ha sempre rigettato qualsiasi contestazione, descrivendo la propria assistita come vittima di un pregiudizio collettivo e denunciando azioni legali contro le offese ricevute in rete da utenti anonimi. I legali hanno inoltre sottolineato come l'ondata di segnalazioni si fosse nei fatti ridotta a un numero esiguo di episodi.
Al termine del processo di secondo grado, la situazione è cambiata. I magistrati della Corte d'Appello ritenendola responsabile per i metodi adottati in due specifiche classi, le hanno inflitto un anno e nove mesi di reclusione, concedendole la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario. I suoi avvocati hanno già preannunciato il ricorso in Cassazione.
di Leandro Castagna
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