Docente della scuola dell'infanzia condannata in primo grado per presunti maltrattamenti, il CNDDU "Serve una riflessione su tutela dei minori e funzione educativa"
- La Redazione

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Il caso dell'Istituto Comprensivo di Castel San Giovanni riaccende il dibattito sul rapporto tra garanzie processuali, diritti degli studenti e ruolo degli insegnanti. Il CNDDU propone...

La recente condanna in primo grado di un'insegnante di Castel San Giovanni per presunti maltrattamenti ha spinto il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) a prendere una chiara posizione." La vicenda riguarda una docente della scuola dell'infanzia, condannata in primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione per presunti maltrattamenti nei confronti di alcuni alunni. La sentenza non è definitiva e potrà essere impugnata nei successivi gradi di giudizio.
"Più che entrare nel merito della singola sentenza, il CNDDU invita a riflettere su un tema cruciale: come possiamo bilanciare la protezione degli alunni, le necessarie garanzie processuali e il delicato ruolo di chi sta in cattedra? Per evitare che i problemi nati in classe finiscano sempre e solo nelle aule di un tribunale, il CNDDU lancia due proposte concrete. Occorre adottare dei protocolli di giustizia riparativa per risolvere i conflitti attraverso il dialogo e formare delle squadre di esperti sul territorio (psicologi, pedagogisti e legali) pronte a intervenire prima che la situazione degeneri in vere e proprie denunce.
Di seguito si riporta il testo integrale del comunicato: COMUNICATO INTEGRALE
"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) segue con attenzione la vicenda giudiziaria relativa alla docente dell'Istituto Comprensivo di Castel San Giovanni, condannata in primo grado per presunti maltrattamenti nei confronti di alcuni alunni.
Nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e della presunzione di non colpevolezza sancita dall'art. 27 della Costituzione fino alla definitività della sentenza, il CNDDU ritiene necessario ampliare la riflessione oltre il singolo caso, interrogandosi sul delicato equilibrio tra tutela dei minori, garanzie processuali e salvaguardia della funzione educativa. Negli ultimi anni il rapporto educativo è profondamente cambiato. La scuola contemporanea è chiamata a coniugare autorevolezza e ascolto, fermezza e rispetto della dignità della persona, secondo i principi della Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza e delle più recenti indicazioni pedagogiche internazionali.
L'educazione non può fondarsi sul timore né sulla mortificazione, ma nemmeno può essere privata della necessaria autorevolezza che consente agli insegnanti di svolgere efficacemente il proprio compito.
Proprio per questo il CNDDU ritiene urgente promuovere interventi strutturali che riducano il ricorso alla sola dimensione giudiziaria dei conflitti scolastici.
Occorre prevedere l'introduzione di protocolli nazionali di giustizia riparativa scolastica, ispirati ai principi già valorizzati dalla recente riforma Cartabia, capaci di affrontare precocemente le situazioni conflittuali attraverso il dialogo, la mediazione e la ricostruzione della fiducia tra scuola e famiglie, senza rinunciare all'accertamento delle responsabilità quando necessario.
Parimenti appare indispensabile istituire équipe territoriali multidisciplinari permanenti — composte da pedagogisti, psicologi dell'età evolutiva, giuristi esperti di diritto scolastico e mediatori dei conflitti — che possano intervenire tempestivamente a supporto delle istituzioni scolastiche prima che le criticità degenerino in contenziosi penali o civili.
Il CNDDU propone inoltre che la formazione obbligatoria dei docenti sia rafforzata con percorsi certificati dedicati alla gestione delle emozioni, alla comunicazione non violenta, alla de-escalation dei conflitti, alla tutela dei diritti dell'infanzia e ai profili giuridici della responsabilità professionale. Allo stesso tempo, è necessario garantire agli insegnanti un adeguato sostegno psicologico e legale durante le fasi investigative, affinché il procedimento giudiziario non si trasformi anticipatamente in una condanna sociale.
Le più avanzate riflessioni pedagogiche — da Daniele Novara alle prospettive della pedagogia democratica europea — evidenziano come l'autorevolezza dell'educatore non coincida con l'esercizio del potere, bensì con la capacità di costruire relazioni educative fondate sulla fiducia, sul riconoscimento reciproco e sulla responsabilità condivisa. Analogamente, la moderna cultura giuridica invita a superare la logica esclusivamente punitiva, privilegiando modelli preventivi e riparativi ogniqualvolta ciò sia compatibile con la tutela effettiva delle vittime.
Ogni vicenda giudiziaria che coinvolge la scuola rappresenta una sconfitta collettiva se non produce un avanzamento culturale. La risposta non può essere la contrapposizione tra chi difende i bambini e chi difende gli insegnanti: uno Stato costituzionale protegge entrambi, perché i diritti non competono tra loro ma si rafforzano reciprocamente. È tempo di passare dalla cultura dell'emergenza alla cultura della prevenzione. Una scuola dei diritti umani non aspetta il processo per interrogarsi sulle proprie fragilità: costruisce strumenti educativi, giuridici e relazionali capaci di prevenire il conflitto, sostenere chi educa e garantire, sempre, la centralità della persona. Solo così l'educazione tornerà a essere il luogo privilegiato in cui la giustizia non interviene soltanto dopo il danno, ma contribuisce a impedirlo".
di La Redazione
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