Littizzetto: "Il senso del nostro stare al mondo è accorgersi". La grandezza di una persona si misura sulla capacità di ricominciare e di rialzarsi dopo ogni caduta
- La Redazione

- 17 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Non possiamo accorgerci di ciò che accade intorno a noi se prima non ci fermiamo. Luciana Littizzetto ci ricorda che sentirsi visti, ascoltati e compresi può rappresentare il primo passo per rialzarsi e ricominciare...

Quante volte ci capita di rispondere “tutto bene” anche quando il mondo sembra crollarci addosso? Quante volte rispondiamo positivamente solo per non appesantire i nostri cari, per non proiettare su di loro i nostri pensieri, problemi o paure? Quante volte cerchiamo di nascondere tutto ma l’unica cosa che vorremmo è qualcuno che si accorgesse di come stiamo davvero?
Le risposte a queste domande ce le ha fornite Luciana Littizzetto in una puntata serale di “Che tempo che fa”, durante la quale ha affermato: “Io credo che il senso del nostro stare al mondo sia soprattutto questo, accorgersi”. Ma non possiamo accorgerci di ciò che accade intorno a noi se prima non ci fermiamo, se non ci ritagliamo il tempo necessario per guardare i dettagli, per osservare i volti tristi di chi ogni giorno decide di essere fisicamente sempre presente ma con la testa sommersa di chissà quanti pensieri.
Oggi più che mai viviamo questo profondo distacco con l’altro, sempre di corsa tra un impegno e l’altro, non siamo più capaci di incrociare gli occhi di chi sta chiedendo aiuto o di comprendere se le emozioni che lo attraversano sono positive o negative. “Accorgersi di chi ti chiede aiuto della sua fatica a stare al mondo, del peso che ogni giorno si porta appresso” ed è in queste poche parole che è racchiuso il messaggio che la conduttrice vuole trasmetterci perché, a volte, per “guarire” un cuore appesantito basta davvero poco, come sedersi accanto e ascoltare.
Spesso non occorre neppure intervenire perché la risposta è già nelle parole di chi soffre, ma è attenzionare questa sofferenza il vero atto rivoluzionario. Un altro importante aspetto che sottolinea Littizzetto è quello di capire se alla domanda: “Come ti senti?” vorremmo rispondere “bene” in qualsiasi circostanza, come spesso ci capita di fare. Eppure in molti casi le risposte sarebbero: “mi sento stressato”, “sono esausta”, “non ce la faccio più”, “mio padre sta male”, “sto attraversando un periodo di crisi”, “non so più cosa voglio”, “ho paura”. Allora rispondere “bene” diventa comodo, semplice ma soprattutto insidioso, perché mette uno schermo tra ciò che diciamo e ciò che sentiamo.
Forse è proprio qui che si nasconde uno degli aspetti più profondi del messaggio di Littizzetto. Accorgersi non significa soltanto vedere la sofferenza di qualcuno, ma impedirgli di affrontarla da solo. A volte una parola, un ascolto sincero o una presenza discreta non risolvono il problema, ma possono aiutare una persona a trovare la forza di affrontarlo un passo alla volta. E spesso, mentre tendiamo una mano agli altri, finiamo per rialzare anche una parte di noi stessi. Perché non sempre è facile rialzarsi con le proprie forze. Ci sono momenti in cui basta sentirsi visti, ascoltati e compresi per trovare il coraggio di rialzarsi e ricominciare. Se chi sta male deve raccogliere tutte le sue ultime forze per trovare il coraggio di rispondere davvero come vorrebbe, allora chi osserva o ascolta dovrebbe allenare il suo lato umano ad: “Accorgersi che dietro a un va tutto bene, in realtà c'è un va tutto male. Accorgersi semplicemente” conclude Littizzetto.
E tu, lettore che ci segui, se dovessi rispondere davvero alla domanda “come ti senti?” cosa risponderesti? Quale sarebbe la tua risposta più autentica?
Scorri in basso e raccontaci il tuo pensiero.
di Natalia Sessa




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Ciao mesi fa sono stata operata da un tumore cerebrale, mio marito non riusciva ad accettare tutto questo (chemio radio)e la paura di restare solo. In quei giorni non gli ho mai chiesto "tu come stai", il suo sguardo cercava conforto ed io ero indifferente. Ha deciso di morire ed io vivrò con i suoi occhi che chiedevano guardami....
Giuste parole
.......brava,complimenti!
Grazie Luciana per aver puntato intelligentemente un faro su un malessere così diffuso, tutto coperto da egoismo e superficialità. Ci penso ogni volta che sento di una persona che scompare e persone più o meno vicine che fanno appelli in tv: "torna, tutto si aggiusta!"... perché non dirlo prima che una una persona disperata arrivi al limite? Io credo che la disperazione arrivi non dal problema in sé ma dal sentirsi soli ad affrontarlo, nel gelo dell'indifferenza, e dal fatto che nessuno perde tempo a ricordarti che ci sono i colori quando vedi tutto nero e vivi nel buio. Basterebbe poco, come una lucina di notte quando si cammina da soli, una voce che ci fa girare lo sguardo da…
Anche se non sono nati a Roma, te lo dico 'cor core':
Se te succede spesso allora "CAMBIA Er PartneRrr"
Credo che il primo passo sia imparare a chiedere aiuto ,essere umili ,perché le persone che ci vogliono bene ci tenderanno la mano,io sto imparando a farlo e con mia sorpresa ho ricevuto aiuti insospettabili