Kimi Antonelli, la prof: "Girava il mondo con uno zaino pieno di libri e quaderni". Il ragazzo dietro al campione del mondo
Uno zaino pieno di libri, un titolo mondiale a vent’anni. E quelle parole di Kimi su ciò che ha vissuto prima di arrivare fin qui...

"Girava il mondo con uno zaino pieno di libri e quaderni". È con queste parole che Alessandra Regina, sua insegnante di Economia aziendale, decide di ricordare il giovane campione del mondo Andrea Kimi Antonelli nell’intervista al Corriere della Sera. Un ricordo che riporta l’attenzione sulla quotidianità di un ragazzo: una passione alla quale dedicare energie, lo studio da portare avanti, impegni diversi ai quali trovare posto.
A vent’anni, Antonelli ha conquistato con la Mercedes il titolo mondiale di Formula 1, diventando il più giovane vincitore della storia. Gli è bastato il terzo posto nel Gran Premio di Città del Messico per riportare un italiano al vertice del campionato piloti dopo Alberto Ascari, campione nel 1953. Un’impresa della quale essere orgogliosi, che acquista profondità quando alle immagini dei festeggiamenti si affiancano le sue parole.
"Lo scorso anno ho un po’ sofferto le aspettative e finivo troppo spesso per concentrarmi sul risultato e non sul processo delle cose", racconta alla Gazzetta dello Sport. La professoressa ricorda la dedizione che vedeva. Kimi racconta la fatica che sentiva. Le due prospettive si incontrano e restituiscono qualcosa che il talento, da solo, non spiega: anche chi possiede capacità eccezionali può trovarsi in difficoltà davanti all’attesa degli altri.
Sono parole che possono arrivare lontano dai circuiti. Fino a un ragazzo al quale ripetiamo che è bravo, che può farcela, dal quale ci aspettiamo molto. La fiducia può sostenerlo; può anche diventare un peso, se sente di doverla meritare ogni volta. Allora un errore assume dimensioni enormi. Si studia pensando al voto, si affronta una prova temendo soprattutto la delusione di qualcuno. Diventa difficile persino dire: stavolta ho bisogno di aiuto.
Nel comunicato ufficiale Mercedes, Toto Wolff ricorda i momenti difficili della stagione precedente, quando qualcuno metteva in dubbio che Antonelli fosse pronto per la Formula 1. La squadra ha continuato a credere nelle sue capacità. Oggi quella scelta sembra facile da celebrare. Quando arrivavano le critiche, richiedeva la disponibilità ad aspettare, a lavorare insieme, a concedere a un giovane il tempo di crescere. Kimi riconosce il contributo delle persone che gli sono state accanto. Parla dell’ingegnere Peter Bonnington, capace di aiutarlo a leggere diversamente quanto accadeva in pista. E del padre, con il quale può discutere sapendo di poter contare su di lui. Sono presenze che consentono il confronto: qualcuno al quale affidare un dubbio, dal quale accettare un’osservazione, con cui attraversare una difficoltà.
È un compito che riguarda da vicino genitori e insegnanti. Accorgersi dell’impegno richiede attenzione anche quando non produce subito il risultato sperato. Chiedere come procede una passione significa interessarsi alla preparazione, agli ostacoli incontrati, a ciò che un ragazzo sta scoprendo di sé. La possibilità di raccontare una giornata storta senza sentirsi sminuiti è una forma concreta di fiducia.
La vittoria di Antonelli rimane straordinaria. Ha richiesto talento, lavoro e opportunità, insieme alle competenze e ai mezzi di una squadra. Nessun impegno garantisce un titolo mondiale; il percorso di chi non salirà su un podio conserva il proprio valore. Lo zaino ricordato dall’insegnante e le aspettative raccontate da Kimi possono restare insieme nella nostra memoria. Ci aiutano a guardare con più attenzione anche i ragazzi che abbiamo accanto. Quanto spazio lasciamo alla loro fatica, mentre aspettiamo di vederli riuscire?
di Leandro Castagna




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