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Inclusione scolastica e diritti negati: il caso Collegno come cartina di tornasole di una criticità sistemica nel garantire il diritto all’istruzione agli alunni con disabilità

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime preoccupazione per la vicenda della docente di sostegno reintegrata dopo due pronunce giudiziarie e richiama le difficoltà nel garantire inclusione e continuità educativa.

Il comunicato del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende spunto dal caso di Collegno per denunciare una criticità sistemica nel garantire il diritto all’istruzione e all’inclusione degli alunni con disabilità. La vicenda della docente di sostegno, inizialmente allontanata e poi reintegrata dopo due pronunce giudiziarie, viene indicata come esempio emblematico delle difficoltà ancora presenti nel sistema scolastico, tra carenze strutturali, disomogeneità territoriale e necessità di interventi più efficaci e coordinati da parte delle istituzioni.


"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per quanto emerso dal caso di Collegno, in provincia di Torino, che ha visto protagonista una docente di sostegno, madre di una bambina con disabilità grave, inizialmente allontanata dalla classe della figlia per un presunto conflitto di interessi, e successivamente reintegrata a seguito di due pronunce giudiziarie che hanno riconosciuto il carattere discriminatorio del provvedimento.


La vicenda, lungi dall’essere un episodio isolato, si configura come cartina di tornasole di una criticità sistemica: la difficoltà, ancora oggi, di garantire in modo uniforme e sostanziale il diritto all’istruzione e all’inclusione degli alunni con disabilità complesse.

Il riconoscimento giudiziale della discriminazione subita dalla minore impone una riflessione che travalica il piano giuridico per investire quello etico, educativo e politico. La scuola, presidio costituzionale di uguaglianza sostanziale, non può permettersi interpretazioni burocratiche che finiscano per comprimere diritti fondamentali, soprattutto quando si tratta di soggetti in condizioni di particolare vulnerabilità.



In questo quadro, appare particolarmente rilevante il tema, sollevato anche in sede politica regionale, della carenza e disomogeneità nella presenza degli assistenti alla comunicazione. Figure professionali essenziali per garantire accessibilità, relazione e apprendimento, la cui insufficienza rischia di trasformare il diritto all’inclusione in una mera enunciazione di principio.

Non può essere ignorato che tali servizi siano previsti da oltre trent’anni e che, tuttavia, persistano ancora oggi significative disparità territoriali. Questo dato evidenzia una responsabilità condivisa tra livelli istituzionali e sollecita un cambio di paradigma: dall’intervento episodico alla programmazione strutturale.


Il CNDDU sottolinea inoltre come l’introduzione dei Livelli essenziali di prestazione (LEP), pur rappresentando un potenziale strumento di uniformazione dei diritti, rischi di rimanere inefficace in assenza di adeguate risorse e di un chiaro impegno attuativo da parte delle Regioni.

È necessario, pertanto, che le istituzioni competenti forniscano risposte tempestive e trasparenti, chiarendo l’impiego delle risorse destinate all’inclusione scolastica e definendo strategie operative che assicurino continuità educativa, qualità dell’assistenza e rispetto delle specificità individuali.


Il caso di Collegno richiama con forza il principio secondo cui l’inclusione non può essere oggetto di negoziazione amministrativa, ma costituisce un diritto umano fondamentale. Ogni decisione che incide sul percorso educativo di un minore con disabilità deve essere valutata alla luce del suo superiore interesse, evitando soluzioni che, anche indirettamente, possano tradursi in forme di esclusione o marginalizzazione.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che da questa vicenda possa scaturire un confronto serio e responsabile tra istituzioni, scuola e società civile, finalizzato a rafforzare un sistema educativo realmente inclusivo, capace di riconoscere e valorizzare le differenze come elemento fondativo della comunità democratica".

di LA REDAZIONE





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