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Ianes e il 25 aprile: "Liberazione dalla cultura della diagnosi a tutti i costi e dalla stanchezza in cui è lasciata la scuola"

Il pedagogista Dario Ianes interviene sull’aumento delle certificazioni e indica due nodi centrali: medicalizzazione del disagio e crescente stanchezza dei docenti...

L’aumento delle certificazioni scolastiche continua ad alimentare il dibattito nel mondo dell’istruzione. Tra segnalazioni di aumento delle certificazioni, diagnosi di disabilità, DSA e ADHD in diversi territori, il tema coinvolge famiglie, docenti e servizi sanitari.

A intervenire è Dario Ianes, pedagogista ed esperto di inclusione scolastica, già Professore di Pedagogia dell’Inclusione presso la Libera Università di Bolzano. In un intervento pubblicato sui social, Ianes propone una riflessione critica sulle cause profonde del fenomeno.


Secondo lo studioso, il tema non può essere affrontato in modo superficiale, perché dietro i numeri esistono situazioni molto diverse tra loro e realtà che richiedono analisi specifiche. “La preoccupazione per l'aumento delle certificazioni di disabilità è comune a tanti territori del nostro Paese e si ipotizzano vari intrecci di cause. Un'analisi accurata dovrebbe naturalmente disaggregare il dato, perché al suo interno troviamo sia il disturbo dello spettro dell'autismo sia le disabilità intellettive, sensoriali e motorie. Analisi del tutto differente va fatta per gli alunni con DSA, il cui riconoscimento formale è relativamente recente (Legge 170 del 2010) e molto dipendente dalla situazione territoriale dei servizi sanitari.

Se poi osserviamo l'incremento (spesso a due cifre) di diagnosi di ADHD, accanto all'ovvia considerazione che tali situazioni nel passato non erano diagnosticate clinicamente, credo sia importante considerare due ulteriori fattori generali.

Un primo è la crescente cultura della medicalizzazione individuale delle varie forme di disagio comportamentale, emotivo ed esistenziale.

Un secondo fattore generale credo sia la crescente e progressiva stanchezza della scuola, la crescente solitudine dei docenti, il loro progressivo invecchiamento, il loro abbandono sostanziale da parte della politica, a fronte di un incremento vertiginoso della complessità del loro lavoro.”


Secondo Ianes, accanto al riconoscimento di bisogni reali e certificazioni necessarie,  andrebbe valutato anche il rischio di leggere alcune difficoltà prevalentemente in chiave clinica, mentre la scuola si trova ad affrontare una complessità educativa e organizzativa sempre maggiore.

Il richiamo riguarda anche la condizione del personale scolastico: docenti spesso soli, classi complesse e richieste crescenti senza un adeguato sostegno strutturale.

Il tema posto dal pedagogista resta centrale per il futuro della scuola italiana: servono solo più diagnosi o anche una scuola più forte, supportata e capace di rispondere al disagio educativo senza essere lasciata sola?

di VALENTINA TROPEA





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