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IA a scuola, il CNDDU a Valditara: “Una parte delle 33 ore di educazione civica per imparare a verificare le informazioni”

2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

La proposta di una sperimentazione nazionale nelle scuole secondarie: non una nuova materia, ma un metodo per distinguere fonti attendibili, contenuti manipolati e risposte generate dall’intelligenza artificiale

La proposta del CNDDU avanzata al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara parte da una forte esigenza dettata dal non insegnare agli studenti che cosa pensare, ma fornire loro gli strumenti per capire se ciò che leggono, guardano o ricevono dall'intelligenza artificiale sia davvero attendibile.

Il punto di partenza è un ecosistema informativo profondamente cambiato. Contenuti autentici, manipolati o generati artificialmente viaggiano ormai sugli stessi canali e raggiungono in pochissimo tempo milioni di persone. A questo si aggiunge un dato richiamato dal CNDDU: il 74% dei giovani europei tra i 15 e i 24 anni segue influencer o content creator. L'intelligenza artificiale generativa rende ancora più evidente uno squilibrio che riguarda direttamente la scuola: “Si determina un’asimmetria tra la velocità con cui l’informazione viene prodotta e diffusa e il tempo necessario per valutarne provenienza, attendibilità e contesto.” Avere a disposizione una quantità enorme di informazioni, sottolinea il Coordinamento, non significa necessariamente conoscere di più. “L’aumento dell’offerta informativa, infatti, non determina automaticamente un aumento della conoscenza.”

Da qui la proposta rivolta a Valditara: avviare una sperimentazione nazionale nelle scuole secondarie, destinando, all'interno delle 33 ore annuali di educazione civica, una quota minima allo sviluppo e alla valutazione del giudizio critico nell'ambiente digitale.

Non si tratterebbe di aggiungere un'altra materia al curricolo: “non una nuova disciplina, ma un protocollo formativo comune e misurabile.”

Gli studenti verrebbero messi concretamente davanti a una notizia, una statistica, un post sui social o una risposta prodotta dall'IA e chiamati a risalire alla fonte originaria, verificarne la tracciabilità, confrontare evidenze diverse, individuare eventuali incongruenze e spiegare perché ritengono un'informazione più o meno affidabile.


Anche la valutazione cambierebbe prospettiva: bisogna giudicare “non l’opinione dello studente, ma il procedimento attraverso il quale essa viene costruita: qualità delle fonti, consistenza delle evidenze, correttezza delle inferenze e capacità di riconoscere i margini di incertezza.” Per il CNDDU, competenze tecnologiche e formazione umanistica non possono più essere considerate due mondi separati. Capire come funziona uno strumento di IA e saperne valutare criticamente una risposta fanno ormai parte dello stesso percorso educativo.

Il comunicato si chiude con una frase molto forte: “Quando produrre una risposta diventa sempre più rapido ed economico, aumenta il valore della capacità di stabilire se quella risposta sia fondata.” Da qui la richiesta al Ministro di aprire un confronto su una scuola che abbia un obiettivo preciso: “Non insegnare ai giovani che cosa pensare, ma dotarli di un metodo per comprendere perché un’informazione possa meritare, oppure no, la loro fiducia.”

di La Redazione


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