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Galimberti: "Poco orgoglio e molta apparenza, per sembrare qualcuno ci stiamo dimenticando chi siamo davvero"

Una riflessione scomoda sulla società dell’apparire, sui nuovi vizi e su ciò che stiamo perdendo mentre cerchiamo di essere accettati...

Nella nostra società “la tecnica è un modo di pensare, anzi la forma più alta di razionalità mai raggiunta dall’uomo. I valori della tecnica sono efficienza, funzionalità, produttività, velocizzazione del tempo” ed è per tale motivo che sembra non esserci più spazio per sognare e coltivare le ragioni del proprio cuore, così come ben evidenziato dal filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti.

Ecco allora che accanto ai vizi capitali iniziano a comparire una serie di “nuovi vizi” generati dall’attuale era postmoderna ed ai quali l’uomo oppone solo deboli resistenze.

Tra i vizi capitali, ad esempio, non possiamo che menzionare l’Ira, che è quel “sentimento mentale ed emotivo di conflitto con il mondo esterno o con se stessi che controlliamo poco e maneggiamo peggio, perché in preda all’ira non siamo più padroni delle nostre azioni”; ma anche l’Accidia, che è la noia di vivere, ma “non la noia passeggera, non quella per fatica, o la noia di cui si conosce il genere e di cui si sanno i confini, ma quella noia perfetta, quella noia pura, quella noia che non ha altra sostanza che la vita stessa, e altra causa seconda che la chiaroveggenza del vivente”.

Ed è questa la condizione in cui versano tantissimi giovani afflitti dall’assenza di interessi, dalla monotonia e dal vuoto interiore, così da non riuscire più a percepire la differenza tra il bene ed il male, venendo meno la risonanza emotiva dei loro comportamenti.

"Nella nostra cultura c'è poco orgoglio e molta superbia, poca dignità e molta apparenza, dove per apparire si è disposti perfino a svendersi e a servire", così come dichiarato a gran voce e senza alcuna esitazione da Umberto Galimberti.

Dunque viene meno l’orgoglio, che in giusta misura è un atto di stima verso se stessi visto che “chi lo possiede non è presuntuoso, ma rifiuta di mettersi al seguito dei piccoli uomini”, ed al contrario abbonda la superbia, definita da Tommaso d’Aquino come quel “sentimento che vede l’individuo pronto a mostrarsi, perché innamorato della propria eccellenza, e da cui deriva la forte presunzione di superare gli altri”.

Ecco allora che viene meno la stima verso noi stessi e si preferisce l’apparenza all’essenza, così indossando una maschera, mostrandoci non per ciò che siamo realmente ma per ciò che gli altri vorrebbero noi fossimo, non riuscendo più a discernere la finzione dalla realtà, sacrificando però la dignità, ferendo il nostro orgoglio, disposti a scendere a compromessi, dimenticando pertanto la nostra vera essenza.

Tra i “nuovi vizi”, invece, emerge il Consumismo, che “crea in noi una mentalità a tal punto nichilistica da farci ritenere che solo adottando, in maniera metodica, e su ampia scala, il principio del consumo e della distruzione degli oggetti, possiamo garantirci identità, stato sociale, esercizio della libertà e benessere”.


Segue poi il Conformismo, che intende l’omologazione di tutti gli uomini come condizione essenziale per la loro stessa esistenza. La nostra epoca, infatti, chiede un’omologazione di principio, quindi non come dato di fatto, e si può perfino parlare di “coscienza omologata”

Non possiamo poi dimenticare la Spudoratezza, tale da non riuscir più a distinguere “l’interiorità dall’esteriorità, la parte discreta, singolare, privata, intima di ciascuno di noi dalla sua esposizione e pubblicizzazione”.


Tra i “nuovi vizi” ritroviamo anche il Vuoto che fa riferimento all’atteggiamento di inerzia, tipico dei giovani odierni, in ordine ad un produttivo darsi da fare, unito a noia e indifferenza di fronte alla gerarchia dei valori: per tale ragione le “azioni si esauriscono nei gesti, i progetti si dileguano tra i sogni, le passioni di un giorno sono cancellate da una notte”.


In tale prospettiva, pertanto, l’unico modo per essere felici è diventare se stessi, imparando a conoscere le proprie virtù e capacità, mostrandosi per ciò che si è realmente senza alcun timore, senza alcuna preoccupazione, perché in fin dei conti per amarsi veramente occorre guardarsi dentro, riscoprendo la propria autenticità ed accettando la propria unicità senza mai conformarsi agli altri.

Per te che ci leggi: ti sei mai sentito costretto a essere diverso da ciò che sei per essere accettato? C’è stato un momento in cui hai scelto di proteggere te stesso, la tua dignità e il tuo valore personale?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri lettori a riconoscersi e a fare un passo verso una vita più autentica.



di VALENTINA TROPEA

10 commenti


Cinzia
29 dic 2025

Manca il rispetto e l'empatia verso il prossimo tutti intenti a coltivare il proprio orticello dimenticandosi che facciamo tutti parte dell'umanità

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Alessandro
27 dic 2025

Oggi siamo diventati apatici, le nostre "azioni si esauriscono nei gesti" della quotidianità che compiamo come It tutto fosse una ritualità senz'anima, privati ormai di quel senso che dovrebbe orientare le nostre vite. Non crediamo più in niente, ci diamo delle risposte che ci fanno comodo ma che non portano a nulla. Siamo sempre lì, a discutere di ciò che chiamiamo libertà ma che diventa anarchia. Un'assenza di regole perché quelle stesse regole sono viste come lacci al nostro io. Un'assenza di orizzonte. Ci hanno insegnato di vivere io "qui è adesso" ma noi vi abbiamo aderito facendo tabula rasa di tutto, ivi compresi i valori che rappresentano e hanno sempre rappresentato un'ancora di salvezza, una risposta a quella fatidica…

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Ospite
26 dic 2025

Possesso non distruzione delle cose possedere cose inutili per riempire una vita inutile, sono sempre stato sopportato a volte mal sopportato perché anche nelle cose banali mi sono espresso costringendo l' altro a pensare. La logica e la razionalità i grandi assenti degli uomini di oggi uomini comuni e uomini di governo.

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mf.feliciana68@gmail.com
23 dic 2025

Mettendo a confronto la mia generazione ,del 1968, ho constatato che i genitori di allora tendevano a crescere i figli coinvolgendoli nella loro quotidianità, con piccoli lavoretti, gratificandoli. Ma col passare degli anni vogliono crescere dei campioni, dei numeri uno! forse troppe aspettative rendono insicuri, con comportamenti a volte aggressivi, atti a celare le loro debolezze.

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Ospite
23 dic 2025

È proprio l'omologazione effetto del conformismo di molti giovani di oggi, che li ostacola ad essere se stessi. La maschera che la globalizzazione e la schiavitù tecnologica li ha costretti ad indossare per essere giudicati "normali" ed accettati da amici e colleghi sarà il baratro di molta parte del genere umano futuro. I potenti stanno creando i loro servi della gleba....


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