Educare a riconoscere il limite prima della violenza. CNDDU: “Una relazione non attribuisce alcun potere sulla libertà dell’altro”
- La Redazione

- 2 ore fa
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La morte di Lorena Isceri riapre una domanda che riguarda anche la scuola: imparare a distinguere l’affetto dal possesso, il conflitto dalla coercizione e l’amore dal controllo

Ci sono tragedie davanti alle quali le parole rischiano di arrivare sempre troppo tardi. La morte di Lorena Isceri riporta al centro una domanda che riguarda anche l'educazione: siamo capaci di riconoscere i segnali di una relazione che sta smettendo di essere libera prima che la violenza prenda il sopravvento?
È da questa domanda che parte l'intervento del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che esprime cordoglio per la morte della donna e, nel rispetto degli accertamenti affidati all'autorità giudiziaria, invita a guardare anche a ciò che può accadere prima della violenza.
Secondo gli elementi finora emersi richiamati dal Coordinamento, Lorena sarebbe stata aggredita dall'ex compagno, privata della libertà e costretta nel bagagliaio di un'automobile, riuscendo durante il tragitto a chiedere aiuto. La ricostruzione definitiva dei fatti spetta alla magistratura e sulle circostanze ancora oggetto di indagine è necessario mantenere prudenza. Il CNDDU concentra però la propria riflessione su un altro elemento: la paura che, secondo quanto emerso, sarebbe stata presente già prima dell'aggressione senza arrivare a trasformarsi in una denuncia. “Tra la percezione del pericolo e la decisione di chiedere formalmente protezione può esistere una distanza complessa, fatta di timore, esitazione, legami affettivi precedenti e difficoltà nel riconoscere la gravità di comportamenti divenuti progressivamente invasivi.”
È proprio in questa distanza, sostiene il Coordinamento, che l'educazione può intervenire prima dell'emergenza.
Quando l'affetto diventa controllo
Il messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni è molto chiaro: la fine di una relazione può provocare dolore, ma non attribuisce alcun diritto sull'altra persona. “Occorre formare le giovani generazioni a comprendere che una relazione non attribuisce alcun potere sulla libertà dell’altro e che la sua conclusione non legittima insistenza, sorveglianza, intimidazione o pretesa di controllo.”
Accettare un no, una separazione o la volontà dell'altro di allontanarsi diventa così una questione educativa prima ancora che giuridica.
Il CNDDU lo esprime in un passaggio particolarmente netto: “Il rispetto di una decisione affettiva, anche quando produce sofferenza, costituisce un limite che deve essere riconosciuto prima ancora che intervenga la norma penale.”
Cosa può fare la scuola
Alla scuola non viene chiesto di sostituirsi alle famiglie, ai servizi o alle autorità. Il suo compito, secondo il Coordinamento, è un altro: dare ai ragazzi gli strumenti per riconoscere ciò che, dentro una relazione, non può essere scambiato per amore. “Educare significa anche insegnare a riconoscere il limite, ad accettare il rifiuto e a comprendere che nessun legame può trasformarsi in una pretesa di disponibilità permanente sull’altro.”
Significa imparare a distinguere l'affetto dal possesso, il conflitto dalla coercizione e la sofferenza provocata da una separazione dalla pretesa di impedire all'altro di scegliere.
Ed è su questo terreno che, per il CNDDU, scuola, famiglie e istituzioni devono lavorare insieme e con continuità. “Una comunità capace di prevenire è una comunità nella quale la paura non viene minimizzata, il controllo non viene confuso con l’interesse affettivo e la richiesta di distanza non viene interpretata come una provocazione da contrastare.”
La tutela prevista dalla legge rimane indispensabile. Ma la prevenzione comincia prima, quando esiste ancora la possibilità di riconoscere un comportamento che sta oltrepassando il limite e chiedere aiuto.
Perché, come sottolinea il Coordinamento, la risposta educativa più seria davanti a una tragedia non consiste nell'aggiungere altre parole dopo. Consiste nel provare a costruire, prima, gli strumenti per riconoscere ciò che non deve mai essere accettato come amore.
di La Redazione
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