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Docenti vittime di immagini pornografiche false, il CNDDU chiede un fondo da 10 milioni: sostegno fino a 5mila euro per caso

3 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Dopo la vicenda di Genova, il Coordinamento propone di finanziare assistenza legale, supporto psicologico e rimozione dei contenuti, senza attendere la...

Un fondo nazionale da 10 milioni di euro annui per aiutare i docenti vittime di manipolazioni digitali a contenuto sessuale, con un contributo immediato fino a 5mila euro per ciascun caso documentato. È la proposta che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge al Ministero dell’Istruzione e del Merito dopo quanto accaduto in un istituto superiore di Genova.


Due studenti quattordicenni avrebbero utilizzato l’intelligenza artificiale per creare immagini pornografiche false delle proprie insegnanti, facendole poi circolare nelle chat di classe. A scoprire i contenuti erano state alcune madri, controllando i telefoni dei figli. Le denunce hanno portato al procedimento davanti al Tribunale per i minorenni; per i ragazzi è stato disposto un percorso riabilitativo.

L’intervento del CNDDU concentra l’attenzione sulle persone colpite e sui costi che devono affrontare per difendersi. Per il Coordinamento, infatti, la falsità delle immagini non basta a cancellarne le conseguenze, soprattutto quando vengono condivise tra gli studenti con i quali le insegnanti lavorano ogni giorno:


"Anche quando la natura artificiale delle immagini è riconoscibile, il danno non scompare: permane l'associazione offensiva, permane la circolazione del contenuto e può risultare compromessa la serenità necessaria per esercitare la professione".

Che cosa dovrebbe coprire il fondo

La richiesta comprende spese legali, assistenza psicologica specialistica e interventi tecnici per individuare e rimuovere i contenuti. A queste prestazioni si aggiungerebbe il contributo economico, riconosciuto entro i limiti delle spese ammissibili e senza pregiudicare gli eventuali risarcimenti giudiziari.

L’accesso al sostegno, secondo la proposta, dovrebbe avvenire attraverso una procedura riservata e tempestiva, senza essere subordinato alla conclusione definitiva di un procedimento penale. L’obiettivo è consentire alle vittime di affrontare subito le spese necessarie, mentre proseguono gli accertamenti:


"Un intervento di questa natura risponderebbe a un'esigenza precisa: impedire che chi subisce un'aggressione digitale debba affrontare autonomamente anche i costi necessari per difendersi. Non si tratta di introdurre privilegi professionali, ma di riconoscere che un episodio consumato all'interno della comunità scolastica può produrre conseguenze che investono direttamente l'esercizio della funzione docente e richiedono una risposta istituzionale proporzionata".

Il fondo richiesto al Ministero affiancherebbe quindi gli interventi rivolti agli autori delle condotte con un’assistenza specifica per chi le subisce. Come conclude il CNDDU: "Quando il percorso giudiziario termina, il danno alla persona può continuare. È precisamente in quel momento che la tutela istituzionale non deve interrompersi".

di Leandro Castagna


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