Docenti, le ore in aula sono solo una parte: lavorano almeno 40 ore a settimana. Anief chiede il raddoppio della RPD
- La Redazione

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Preparazione delle lezioni, correzione dei compiti, programmazione, colloqui e riunioni: il lavoro prosegue ben oltre la didattica frontale

Le ore trascorse in classe rappresentano soltanto la parte più visibile del lavoro di un insegnante. Alla vigilia del nuovo anno scolastico, Anief torna a richiamare l’attenzione sulla quantità di attività svolte oltre la didattica frontale e chiede di raddoppiare la Retribuzione professionale docente, la cosiddetta RPD.
"Il docente non svolge solo la didattica frontale con gli alunni, ma rincorre giornalmente una mole considerevole di impegni extra-classe di cui nessuno parla".
Tutto il lavoro che continua fuori dall’aula
Il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, elenca alcune delle attività che riempiono le giornate degli insegnanti anche dopo la fine delle lezioni.
"Dalla preparazione alla correzione dei compiti, dalla stesura dei programmi di classe e personalizzati alla realizzazione di progetti vari a sostegno della scuola, dai rapporti e colloqui con i genitori alle riunioni collegiali obbligatorie e aggiuntive. E molto, molto altro".
Un carico che, secondo il sindacato, porta l’orario effettivo di lavoro ben oltre le sole ore di insegnamento previste contrattualmente.
"Di fatto, lo dicono anche autorevoli studi di settore, il docente lavora non meno di 40 ore settimanali, anche nella scuola secondaria, dove la presenza in classe è minore rispetto agli altri cicli".
La richiesta per il prossimo contratto
Per riconoscere economicamente questo lavoro, Anief propone di intervenire sulla RPD, la voce retributiva destinata ai docenti e presente mensilmente nello stipendio.
"È arrivato il momento di considerare tutto questo: come sindacato autonomo rappresentativo chiediamo di raddoppiare almeno la voce “RPD” dello stipendio, la Retribuzione professionale docente, stabilendolo nel CCNL 2028-2030".
La proposta, dunque, non riguarda l’attuale rinnovo contrattuale, ma il contratto collettivo relativo al triennio 2028-2030, nel quale il sindacato chiede di inserire le risorse necessarie.
di La Redazione
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