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Crepet: "I grandi cambiamenti nascono dai piccoli spazi". I giovani hanno bisogno di luoghi liberi, non di restare chiusi nelle loro stanze

"Un rapporto autentico nel quale non sei mosso dal “guadagno” ma solo da un sentimento smisurato che non riesci a comprendere. Allora per il finale migliore al quale..."

I grandi cambiamenti nascono dai piccoli spazi”.  Paolo Crepet parte da qui per spiegare cosa manca davvero ai giovani di oggi: spazi liberi, non organizzati dagli adulti, dove poter stare insieme e creare. Oggi, invece, quei luoghi sono scomparsi. E al loro posto sono rimaste le stanze.

I giovani meritano più di questo. Ma da dove si riparte? A tal proposito l’esperto afferma: “I grandi cambiamenti nascono dai piccoli spazi, dare ai giovani luoghi non organizzati dagli adulti è il miglior regalo che si possa fare alla loro creatività”. Nessun adulto che possa influenzare i loro pensieri,  ma solo giovani con  idee nuove, progetti nuovi e menti che creano. Per Paolo Crepet, la ripresa di un paese si costruisce in questo modo, dallo scambio di pensieri di chi ancora non è bloccato dalla paura ma ha solo impeto di coraggio.

Continua Crepet: “Uno dei sintomi che mi viene in mente è la scomparsa delle bocciofile, luoghi dove si poteva stare insieme fino a tardi. D’altronde, i grandi cambiamenti non sono stati merito di singoli, ma di gruppi dove c’erano anche dei geni. Questo non può avvenire nella solitudine delle nostre stanze”. Il richiamo alla solitudine che sperimentano i giovani delle moderne generazioni è inevitabile. Proprio quelli che dovrebbero stare fuori, con gli occhi pieni di nuovi orizzonti, si ritrovano invece prigionieri delle loro stanze.

Le stanze diventano l’unico posto che sentono sicuro, ma non permettono di reagire, creare stimoli e soprattutto relazioni: “Io ci sono cresciuto, sono nato in un condominio di corso Sommeiller che affacciava sui treni, e le bocciofile erano vicine alle ferrovie. Erano luoghi di compensazione sociale, dove la rabbia si mitigava grazie a quattro amici e del vino scarso. Insieme alle osterie, erano posti dove si entrava con poco e si poteva parlare tanto con le persone. Una dimensione che oggi si è persa e con essa è sparita una parte della crescita" conclude Crepet. Ritrovarsi in piazza, giocare a calcio, suonare, stare insieme: attività semplici che esistono ancora, ma che oggi si vivono sempre meno. Sempre più giovani restano chiusi nelle loro stanze, lontani da relazioni vere. È qui che entra in gioco il ruolo degli adulti: genitori e insegnanti devono incentivare occasioni reali di incontro, restituendo ai giovani spazi in cui crescere insieme. I giovani sono cambiati e di conseguenza i rapporti sociali hanno perso di valore.

Anche il sentimento d’amicizia si è adeguato alle generazioni. Un amico, un tempo, era sostenitore di progetti e custode di segreti inconfessabili. Ma oggi nessuno è più pronto al “vuoto a perdere” in amicizia, come in amore.  Un rapporto autentico in cui non conta il “guadagno”, ma la presenza. Forse il punto è proprio questo: senza spazi veri e relazioni vere, non si cresce. E si smette di provarci.

Per te, lettore che ci segui, quanto contano oggi i luoghi in cui crescere e incontrarsi davvero?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima, il confronto aiuta a capire e a non sentirsi soli.



di NATALIA SESSA

6 commenti


Ospite
19 mar

Buongiorno a tutti!

Ripensando alla mia infanzia ancora provo felicità in tutto quello che ho vissuto. Posti, amici, giochi, iniziative ... non ci si stancava mai. Uscire sì ma con regole ben precise e da RISPETTARE (Quello che oggi pretendo da mio figlio 13enne)

La mia infanzia l'ho vissuta a Roma 40 anni fa, tranquillamente andando a scuola con il tram, in centro con gli amici per le piazze, in metropolitana, in piena tranquillità quella che oggi si è persa. Pensare oggi a mio figlio in giro, come ho fatto io alla sua età mi metterebbe pensiero! Ha una sua indipendenza (con delle regole), ed è giusto che inizi a scoprire da solo il mondo!

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Lucia
19 mar

Io ho avuto la fortuna di vivere in strada, di creare e giocare. Per i miei 2 figli cerco di fargli vivere una parte di quella libertà ma i tempi sono cambiati. I bambini sono più violenti, più cattivi, meno solidali e attorno più chiusura e più pericoli. Sicuramente anche quando io ero bambina esistevano ma attorno c'era una rete sociale e amicale (genitoriale) più stretta che se vedeva qualcosa di strano avvisava. Ora hanno tutti i telefoni e li usano invece che per chiedere aiuto per filmare il fatto... Sono spaventata per i miei figli (6 e 10) ma cerco di renderli liberi e pensanti. Per riuscire una decisione che ho preso è quella di non prendere il cellulare…

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Ospite
18 mar

oggi si trovano i spazzi per i più piccoli , i giardinetti con le giostrine . Ma quando i figli crescono cè vuoto, NULLA! Nulla Per loro dove andare, riunirsi e esplorare fuori da scusa, fuori dalla stanza L come dice Crepet . È davvero difficile Per i genitori potter sostituirsi ai giovani di sua età . Rimane solo il cellulare in nano in una stanza …… Che tristezza per loro e per noi genitori

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Daniele
18 mar

Anche il benessere riduce in noi genitori e ancorpiu nei nostri giovani il desiderare , e a far sviluppare il stare insieme fisico e mentale

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Max
17 mar

I giovani di oggi sono il risultato finale del sistema egoistico dei genitori.

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