Congedo straordinario e Legge 104, il caso del docente con madre disabile e padre centenario: il CNDDU chiede più attenzione alla realtà familiare
- La Redazione

- 53 minuti fa
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Una situazione familiare eccezionale, aggravata da una sede di servizio distante mille chilometri, riporta al centro il tema della concreta possibilità di prestare assistenza ai familiari con disabilità grave.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione delle istituzioni su una criticità che riguarda il congedo straordinario e, in particolare, quei casi in cui le condizioni familiari risultano difficilmente riconducibili ai requisiti previsti dalla normativa.
“La questione riguarda la capacità della disciplina sul congedo straordinario di misurarsi con situazioni eccezionali nelle quali il rispetto formale delle condizioni previste rischia di non corrispondere pienamente alla realtà dell’assistenza.”
Il Coordinamento porta quindi come esempio il caso di un docente di ruolo con una madre riconosciuta in condizione di disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992 e un padre che ha raggiunto i cento anni.
“Il padre, pur avendo raggiunto i cento anni, non presenta una condizione formalmente riconducibile alle ipotesi che consentono al figlio di subentrare nell’accesso al congedo straordinario. Il docente rappresenta, tuttavia, l’unico familiare presente sul territorio e l’unico riferimento concreto sul quale i genitori possono fare affidamento.”
La situazione diventa ancora più complessa quando la sede scolastica si trova a circa mille chilometri dall’abitazione dei genitori.
“In assenza della possibilità di usufruire del congedo, il docente sarebbe tenuto a raggiungere la sede di servizio, mentre la madre con disabilità grave rimarrebbe con il coniuge centenario, senza altri familiari nelle vicinanze ai quali poter fare riferimento.”
Per il CNDDU, non si tratta di introdurre un automatismo legato all'età del padre, ma di valutare nel loro insieme le condizioni concrete del nucleo familiare.
“L’età di cento anni non può essere automaticamente equiparata a invalidità o incapacità, né sarebbe corretto introdurre una presunzione fondata esclusivamente sul dato anagrafico. Allo stesso tempo, appare difficile considerare del tutto irrilevante una condizione anagrafica tanto eccezionale quando occorre valutare la concreta possibilità di assicurare assistenza continuativa a un coniuge con disabilità grave.”
La richiesta, dunque, riguarda una valutazione complessiva della situazione.
“La questione non riguarda, pertanto, l’introduzione di automatismi legati all’età, ma l’esigenza di considerare la situazione familiare nella sua effettiva realtà. La disabilità grave della madre, l’età centenaria del padre, l’assenza di altri familiari sul territorio e una sede di servizio distante mille chilometri concorrono a delineare una condizione che meriterebbe una valutazione complessiva e individuale.”
Il problema, sottolinea il Coordinamento, riguarda in modo particolare il comparto scuola, dove la distanza tra sede di servizio e residenza familiare può rendere ancora più difficile garantire assistenza alle persone fragili.
“Docenti e personale ATA possono essere chiamati a prestare servizio molto lontano dalla propria residenza e dai luoghi nei quali vivono i familiari. Quando alla distanza si aggiungono responsabilità assistenziali che non possono concretamente essere affidate ad altri, l’organizzazione del lavoro incide direttamente sulla possibilità di garantire una presenza accanto alle persone fragili.”
Per questo il CNDDU ritiene che, in circostanze di particolare complessità, la certezza delle regole debba essere accompagnata da una verifica rigorosa della situazione concreta.
“Non si tratta di indebolire i requisiti previsti per l’accesso al congedo straordinario, ma di verificare se l’attuale disciplina disponga di strumenti adeguati per affrontare situazioni manifestamente eccezionali.”
La proposta è quella di una valutazione individuale fondata su elementi concreti e verificabili.
“Una valutazione individuale, fondata su criteri oggettivi e verificabili, consentirebbe di evitare sia automatismi collegati all’età sia il rischio opposto di non attribuire alcun rilievo a condizioni familiari che incidono concretamente sulla possibilità di prestare assistenza.”
Il Coordinamento chiede quindi al Ministero dell’Istruzione e del Merito, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, all’INPS e al Parlamento di approfondire la questione e di verificare l’adeguatezza dell'attuale disciplina rispetto ai casi caratterizzati da una particolare complessità familiare.
“Una normativa destinata a sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie deve saper coniugare certezza giuridica ed effettività della protezione.”
Il CNDDU conclude richiamando la necessità di trovare un equilibrio tra rispetto delle regole e tutela delle situazioni realmente eccezionali: “La qualità di un sistema di tutela si misura anche nella capacità di riconoscere le situazioni eccezionali senza trasformarle in privilegi e senza lasciare prive di risposta le persone che ne sopportano concretamente le conseguenze.”
di La Redazione
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