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Caldo nelle aule, Valditara stanzia 20 milioni. La Uil avverte: “La vera emergenza sono gli edifici scolastici”

I fondi per il raffrescamento rappresentano un primo intervento. D’Aprile chiede però climatizzazione, ventilazione ed efficientamento di un patrimonio edilizio ormai inadeguato.

Venti milioni di euro per acquistare apparecchi e dispositivi destinati al raffrescamento delle scuole. È la misura annunciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per affrontare temperature sempre più difficili da sostenere all’interno delle aule. “L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto”, ha dichiarato il ministro, spiegando che il contributo servirà a migliorare la qualità degli ambienti nei quali si svolgono le attività didattiche. Valditara ha annunciato anche un piano più ampio per l’efficientamento energetico, invitando gli enti locali a contribuire agli interventi necessari.


Lo stanziamento segna un primo cambio di passo. Ma per la Uil Scuola la vera emergenza non può essere affrontata soltanto acquistando dispositivi o modificando temporaneamente il calendario delle lezioni. Il problema è diventato strutturale e riguarda soprattutto le condizioni degli edifici scolastici.

D’Aprile: “Il caldo coinvolge sempre più mesi di scuola”

Le temperature elevate non interessano più soltanto il periodo estivo. Le ondate di calore iniziano prima, durano più a lungo e coinvolgono mesi nei quali le scuole sono regolarmente aperte.


A richiamare l’attenzione sulle conseguenze è Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola. “Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico”. È qui che la questione smette di riguardare soltanto il comfort. Il caldo può rendere più difficile concentrarsi, seguire le lezioni e lavorare, soprattutto nelle classi numerose, dove molti studenti condividono per diverse ore spazi poco adeguati e scarsamente ventilati.



Sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975

I 20 milioni annunciati dal Ministero intervengono sugli strumenti di raffrescamento. La criticità più profonda, però, è rappresentata dal patrimonio edilizio nel quale questi dispositivi dovranno essere utilizzati. “Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane è ancora priva di sistemi di condizionamento”.

Edifici vecchi, aule esposte al sole, infissi poco efficienti e una ventilazione insufficiente possono ridurre l’efficacia degli apparecchi acquistati e aumentare notevolmente i consumi.

Per questo la misura annunciata da Valditara rappresenta un punto di partenza, ma dovrà essere accompagnata da una programmazione capace di intervenire sulle strutture.


Non basta spostare l’inizio delle lezioni

Nel dibattito è entrata anche l’ipotesi di posticipare il rientro in classe durante i periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate. D’Aprile non esclude questa possibilità, ma ne delimita chiaramente la portata. “Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale”.

Rinviare le lezioni può alleviare una difficoltà immediata, ma non protegge le scuole dalle successive ondate di calore. E non cambia le condizioni nelle quali studenti, docenti e personale ATA dovranno tornare a vivere gli ambienti scolastici.


La scuola deve guardare oltre l’emergenza

La richiesta della Uil è utilizzare questa prima misura per aprire un intervento più ampio. Accanto alla climatizzazione servono sistemi di ventilazione, isolamento termico, schermature solari e lavori di efficientamento energetico. “Occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari”.

I 20 milioni stanziati dal Ministero offrono una prima risposta concreta. Ma l’attenzione della scuola dovrà concentrarsi sulla reale emergenza: rendere gli edifici capaci di affrontare un clima che è già cambiato, tutelando la salute, l’apprendimento degli studenti e le condizioni di lavoro del personale.

“Prevenire e non curare rappresenta la soluzione giusta”, conclude D’Aprile.

di La Redazione


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