Alunni stranieri nelle classi, verso il limite del 30%. Il CNDDU: “Cittadinanza e competenza linguistica non sono dati equivalenti”
Il Coordinamento interviene sul dibattito sulla distribuzione degli studenti: cittadinanza e competenza linguistica non coincidono, mentre territori e scuole presentano...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi italiane e sull’annunciata introduzione di nuovi criteri per regolarne la distribuzione. Le recenti considerazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Matteo Zuppi, riportano l’attenzione su una questione che riguarda direttamente l’organizzazione della scuola e la sua capacità di assicurare condizioni adeguate di apprendimento.
Evitare concentrazioni che possano rendere più difficile il lavoro didattico è un’esigenza che merita attenzione; occorre però stabilire attraverso quali criteri normativi perseguirla e quali condizioni debbano accompagnarne l’attuazione.
Il primo nodo riguarda la definizione dei destinatari di un eventuale limite. Cittadinanza e competenza linguistica non sono dati equivalenti. Uno studente nato in Italia o presente da molti anni nel sistema scolastico nazionale può avere una piena padronanza dell’italiano, mentre un alunno arrivato da poco può necessitare di un percorso specifico di alfabetizzazione.
Ricondurre entrambe le situazioni alla medesima categoria rischia di produrre una rappresentazione poco aderente alla realtà delle classi. Se l’obiettivo è prevenire situazioni nelle quali un’elevata presenza di studenti con competenze linguistiche iniziali renda più complessa l’attività didattica, il criterio normativo dovrà essere coerente con tale finalità.
La semplice cittadinanza, considerata isolatamente, non consente di misurare il livello di conoscenza della lingua né il grado di inserimento scolastico.
Esiste poi una questione territoriale che non può essere considerata secondaria. Le concentrazioni degli alunni non dipendono esclusivamente dalle modalità di formazione delle classi, ma anche dalla distribuzione della popolazione, dalle caratteristiche dei quartieri, dai flussi migratori, dalla mobilità delle famiglie e dalla rete degli istituti presenti sul territorio. Una regola applicabile in un grande centro urbano può incontrare difficoltà molto diverse in un piccolo comune o in un’area nella quale esiste una sola scuola facilmente raggiungibile.
Per questa ragione un eventuale limite numerico dovrebbe inserirsi in una disciplina sufficientemente flessibile da tenere conto delle condizioni locali, senza tuttavia generare incertezza applicativa. Sarà importante comprendere quali margini saranno riconosciuti alle istituzioni scolastiche, come verranno gestite le situazioni nelle quali la redistribuzione non sia materialmente possibile e quali criteri presiederanno alle eventuali deroghe.
Il punto più rilevante rimane comunque la capacità del sistema scolastico di intervenire sulle effettive difficoltà linguistiche. Per gli alunni di recente immigrazione, l’acquisizione dell’italiano rappresenta la condizione necessaria per accedere progressivamente ai contenuti disciplinari, partecipare alla vita della classe e proseguire il percorso di studi.
È quindi necessario che alla regolazione delle iscrizioni corrispondano risorse e interventi destinati all’apprendimento linguistico, alla formazione del personale e al sostegno degli istituti maggiormente coinvolti.
Senza questo collegamento, una soglia rischierebbe di incidere sulla distribuzione degli studenti senza intervenire sulle ragioni che rendono alcune situazioni particolarmente complesse. Il problema non consiste soltanto nel numero degli alunni presenti in una classe, ma nelle condizioni nelle quali la scuola è chiamata ad accoglierli e accompagnarli nel percorso di apprendimento.
La definizione generale di “alunni stranieri” comprende esperienze scolastiche profondamente diverse: studenti nati e scolarizzati in Italia, ragazzi presenti nel Paese da diversi anni, alunni arrivati recentemente e inseriti anche in corso d’anno. Una regolazione efficace dovrebbe riuscire a distinguere queste condizioni senza trasformare una categoria amministrativa in una presunzione di difficoltà educativa.
Il CNDDU ritiene pertanto opportuno che il provvedimento annunciato venga esaminato, quando sarà disponibile nella sua formulazione definitiva, verificando la precisione dei criteri adottati, il rapporto tra cittadinanza e competenza linguistica, le modalità previste per la formazione delle classi, la gestione delle specificità territoriali e le risorse destinate alle scuole interessate da un numero significativo di nuovi inserimenti.
La questione, in definitiva, non è stabilire se una percentuale sia di per sé sufficiente a definire una classe equilibrata. È comprendere se la futura disciplina sarà in grado di governare situazioni differenti senza irrigidirle dentro un unico parametro.
Una norma scolastica efficace deve poter funzionare anche quando incontra la realtà concreta per la quale è stata scritta. Deve essere applicabile nei territori, sostenibile per gli istituti e coerente con i bisogni didattici che intende affrontare. Soprattutto, deve consentire alle scuole di intervenire dove la difficoltà effettivamente si manifesta, anziché limitarsi a spostarla da una classe o da un istituto a un altro".
di La Redazione
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