Classi e studenti con disabilità, il TAR Emilia-Romagna annulla l’accorpamento: le esigenze educative devono guidare le scelte organizzative
La sentenza n. 1473/2026 richiama l’importanza di considerare disabilità, spazi, condizioni ambientali e documentazione educativa nella...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla sentenza n. 1473/2026 del TAR Emilia-Romagna, relativa all’accorpamento di due classi in presenza di più studenti con disabilità. "La decisione merita interesse non soltanto per l’esito del giudizio, ma perché porta in superficie una questione che attraversa da tempo l’organizzazione scolastica: il rischio che la formazione delle classi venga progressivamente ricondotta a un problema di compatibilità numerica, mentre la realtà educativa richiede valutazioni assai più articolate."
Nel caso esaminato, l’unificazione di due precedenti classi prime aveva portato, nell’anno scolastico 2025/2026, a una seconda di 28 studenti. Cinque avevano una certificazione di disabilità grave e uno presentava disturbi specifici dell’apprendimento. Tra loro anche un’alunna con disabilità uditiva e impianto cocleare. L’aula misurava 48,69 metri quadrati.
Il TAR ha annullato gli atti impugnati rilevando carenze nell’istruttoria dell’Amministrazione rispetto agli elementi disponibili e alle esigenze documentate nel percorso educativo dell’alunna.
Per il CNDDU è proprio ciò che avviene prima della decisione amministrativa a fare la differenza.
“In materia scolastica, istruire correttamente un procedimento non significa soltanto acquisire dati e verificare disponibilità di organico. Significa comprendere gli effetti che una scelta amministrativa è destinata a produrre nella quotidianità della classe”.
Il riferimento normativo richiamato è l’articolo 5, comma 2, del DPR 20 marzo 2009, n. 81, che prevede che le classi iniziali frequentate da alunni con disabilità siano costituite, di norma, con non più di venti alunni, collegando tale previsione alle specifiche esigenze formative e al progetto di integrazione.
Ma il CNDDU mette in guardia da una lettura puramente aritmetica della vicenda. “Una classe, infatti, non è la somma aritmetica dei suoi componenti. Ventotto studenti non costituiscono la medesima realtà organizzativa in ogni contesto”. A cambiare le condizioni concrete possono essere le esigenze educative degli studenti, gli spazi disponibili, l’acustica dell’aula e la presenza contemporanea di più figure professionali. E avere più docenti di sostegno, osserva il Coordinamento, non cancella automaticamente gli effetti di una classe molto numerosa. “Il numero degli insegnanti e il numero degli studenti appartengono a dimensioni che interagiscono, ma non sono intercambiabili. Cinque docenti di sostegno presenti in una classe non rendono irrilevante l’affollamento dell’ambiente e, in determinate condizioni, la presenza contemporanea di un elevato numero di persone può essa stessa incidere sulla qualità dell’ascolto, della comunicazione e dell’organizzazione didattica”.
C’è poi un altro passaggio centrale. La scuola conosce già molti dei bisogni dei propri studenti attraverso il PEI e il lavoro del GLO. La questione è quanto quella conoscenza riesca davvero a incidere quando si decide come formare una classe. “Non è sufficiente produrre una documentazione educativa accurata se, nella fase delle scelte amministrative, essa rimane periferica rispetto ai criteri utilizzati per distribuire studenti e organici”.
Il rischio indicato dal CNDDU è che il lavoro educativo e quello amministrativo finiscano per procedere su binari diversi. “La scuola dedica tempo e professionalità alla conoscenza analitica dei bisogni dello studente e successivamente rischia di assumere decisioni organizzative senza attribuire a quella conoscenza un peso corrispondente”.
Non si tratta, quindi, di produrre altra carta. Il Coordinamento chiede piuttosto che le informazioni già raccolte dalla scuola entrino realmente nelle decisioni che riguardano classi e organici.
Anche lo spazio fisico diventa parte della questione, soprattutto quando sono presenti particolari esigenze sensoriali. “Uno spazio scolastico cambia funzione a seconda di chi lo utilizza, di quante persone deve accogliere e delle attività che vi si devono svolgere. Quando sono presenti esigenze sensoriali specifiche, persino il rumore prodotto dalla normale vita della classe può diventare una variabile didattica da considerare preventivamente”.
È da qui che il CNDDU allarga la riflessione oltre il caso deciso dal TAR: “il vero problema emerge quando la razionalizzazione viene effettuata prima e la compatibilità educativa verificata dopo. Una programmazione efficace dovrebbe procedere nella direzione opposta: conoscere le condizioni concrete e, sulla base di esse, individuare la soluzione organizzativa sostenibile”.
Una valutazione fatta prima, e non quando il problema è ormai arrivato davanti a un giudice. Perché la formazione di una classe, conclude il Coordinamento, dovrebbe partire dalla possibilità che quella classe possa davvero funzionare. “Formare una classe significa prevederne, per quanto possibile, il funzionamento reale. Significa chiedersi non soltanto quanti alunni possano essere assegnati a un determinato gruppo, ma se quel gruppo, in quello spazio e con quelle specifiche esigenze, possa funzionare didatticamente”.
Altrimenti il rischio, avverte il CNDDU, è di “lasciare alla scuola, alle famiglie e, infine, al giudice il compito di affrontare le conseguenze di ciò che quei numeri non erano stati in grado di rappresentare”.
di La Redazione
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