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200Mila docenti precari: appello al Papa, "la stabilizzazione è un nostro diritto. Sulle nostre spalle la scuola italiana"

Il Papa spesso parla di lavoro e di dignità dei lavoratori, è forse per questo motivo che i 200MILA precari storici in cerca di dignità lavorativa si appellano al Papa.

A seguire pubblichiamo un comunicato del docenti precari, un appello al Papa che spiazza un po' tutti. Il Papa è da sempre visto come mediatore tra stati per la pace e contro la guerra che genera grandi sofferenze. Il Papa che spesso parla di lavoro e di dignità dei lavoratori, è forse per quest'ultimo motivo i 200MILA precari storici in cerca di dignità lavorativa si appellano al Papa.

"Siamo una rappresentanza di quei tantissimi insegnanti precari italiani (probabilmente molto oltre i duecentomila!) che da anni servono lo Stato prendendosi cura della formazione delle giovani generazioni.

È questa la nostra vocazione e sempre sarà la nostra missione: siamo qui poiché crediamo nello Stato e riteniamo l’esercizio della nostra funzione una forma altissima di carità. Hic manebimus optime. Siamo consapevoli che anche dalla qualità del nostro lavoro dipende la costruzione della civiltà dell’amore. Siamo consapevoli di essere servi inutili, ma a tempo pieno, come direbbe il Servo di Dio Mons. Tonino Bello. Avvertiamo, tuttavia, un profondo senso di frustrazione, di mortificazione e di stanchezza nel vivere da anni nella precarietà e nell’incertezza, in uno stato di disagio economico ed esistenziale che si riversa sulle nostre famiglie, sulle comunità scolastiche, sulla società.

Il nostro spirito si è ormai gravemente ammalato, nonostante rimanga salda in noi la certezza che la luce della nostra passione nella comunità educante brillerà per sempre. Come ogni persona umana, anche noi ci sforziamo di mettere al servizio del prossimo le nostre competenze e i nostri talenti. Ma il più importante di questi talenti è la dignità, la dignità di uomini, di cittadini e di lavoratori.

Come sosteneva Papa Leone XIII nella Rerum Novarum “il lavoro appartiene all’uomo”: noi manteniamo in piedi il sistema scolastico da anni, da molti anni in alcuni casi, abbiamo maturato servizio, abbiamo superato procedure concorsuali ordinarie, abbiamo conseguito titoli abilitanti sostenendo pesanti sacrifici economici, ma non vediamo ancora riconosciuto il diritto alla stabilizzazione professionale. L’inverno demografico che vive l’Italia è anche figlio della precarietà psicologica, spirituale ed economica in cui versa la società contemporanea.

Sappiamo che anche Sua Santità ha dedicato parte della Propria vita alla vocazione docente: per questo Le chiediamo di prendere a cuore la nostra causa e di voler ascoltare le nostre storie che raccontano un’umanità ferita ma resiliente. Attendiamo un Suo cortese riscontro. La Provvidenza continui a guidare i nostri passi. Dio benedica la famiglia umana, le comunità scolastiche e Leone XIV. Con devoto rispetto, dagli insegnanti che vivono la loro vocazione come servizio di carità allo Stato e al mondo intero. Il Comitato Precari Uniti per la Scuola



di NATALIA SESSA

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