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Supplenza breve mentre si percepisce la NASpI, l’indennità si perde? Cosa accade alla fine del contratto

1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

Accettare un incarico di poche settimane o alcuni mesi non cancella necessariamente la disoccupazione. La durata della supplenza stabilisce che cosa succede ai pagamenti...

Una situazione frequente per docenti e personale ATA, soprattutto all'inizio dell'anno scolastico, è ricevere una chiamata dalla scuola quando la NASpI è in pagamento. Il timore di perdere le mensilità non ancora percepite non dovrebbe però spingere a rinunciare automaticamente all’incarico. Se la supplenza ha una durata non superiore a sei mesi, la NASpI viene normalmente sospesa durante il rapporto di lavoro.

Questo significa che il docente/ATA non riceve contemporaneamente stipendio e intera indennità, ma non perde la parte di NASpI ancora spettante. Alla conclusione della supplenza, i pagamenti riprendono per il periodo residuo.

Se, per esempio, un docente sta percependo la disoccupazione e accetta un incarico di due mesi, l’erogazione si ferma durante il servizio. Terminato il contratto, riparte dal punto in cui era stata sospesa, senza dover recuperare da zero il precedente diritto.

Esiste anche la possibilità di chiedere il cumulo con la NASpI ridotta, quando il reddito previsto dal nuovo lavoro rimane entro il limite stabilito dalla normativa. In questo caso occorre comunicare all’INPS il reddito annuo presunto e l’indennità viene ridotta in rapporto a quanto si prevede di guadagnare.

Il nuovo impiego deve essere segnalato attraverso il servizio NASpI-Com, indicando l’inizio dell’attività lavorativa. La comunicazione diventa particolarmente importante quando si intende conservare la prestazione in forma ridotta e deve essere effettuata entro i termini previsti.

La situazione cambia se il contratto supera i sei mesi oppure viene prorogato oltre tale durata. In questi casi non opera più la semplice sospensione prevista per gli incarichi brevi e può intervenire la decadenza dalla prestazione.



Se la precedente NASpI decade, al termine della supplenza il docente potrà eventualmente presentare una nuova domanda sulla base dei requisiti maturati. Non si tratterà, però, della riattivazione automatica delle vecchie mensilità residue.

Il punto da controllare prima di accettare non è quindi soltanto l’importo dello stipendio, ma soprattutto la durata complessiva del contratto, comprese eventuali proroghe. Una supplenza breve non determina, da sola, la perdita della NASpI: interrompe temporaneamente i pagamenti, che possono riprendere una volta concluso il servizio.

di La Redazione


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