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Stipendi docenti e mobilità, il CNDDU chiede aumenti retributivi e misure per favorire il ricongiungimento familiare

2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Il CNDDU chiede aumenti per gli stipendi dei docenti e una revisione della mobilità, con interventi sui trasferimenti interprovinciali e misure per agevolare il...

Una laurea, anni di formazione, concorsi superati e finalmente una cattedra. Eppure, per molti insegnanti italiani, il posto fisso non coincide con la stabilità economica e familiare. C'è chi continua a pagare due affitti, chi percorre centinaia di chilometri per rivedere i figli e chi attende per anni un trasferimento che gli consenta di tornare a casa.


È questa la condizione denunciata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che parla di una nuova categoria sociale: “i nuovi poveri della conoscenza”. “Professionisti che dedicano anni alla formazione universitaria, affrontano percorsi abilitanti, concorsi e continui aggiornamenti, per scoprire che il raggiungimento di una qualificazione intellettuale non garantisce necessariamente autonomia economica e stabilità personale”.

Il Coordinamento richiama gli aggiornamenti Eurydice del luglio 2026 e il rapporto OCSE Education at a Glance 2026, evidenziando sia il divario retributivo tra docenti e dirigenti scolastici sia quello tra insegnanti e altri lavoratori laureati.


Secondo i dati OCSE citati dal CNDDU, le retribuzioni dei docenti italiani della scuola secondaria di primo grado risultano mediamente inferiori del 33% rispetto a quelle degli altri lavoratori con istruzione terziaria. Per gli insegnanti della scuola dell'infanzia, il divario raggiunge il 36%.

Ma il problema, sottolinea il Coordinamento, non riguarda soltanto gli stipendi. A pesare è anche il costo della vita lontano dalla propria residenza.

“Oggi quella stessa valigia accompagna molti insegnanti costretti a spostarsi per ottenere una cattedra. Sono cambiati i titoli di studio e la natura del lavoro, ma resta la necessità di partire per assicurarsi un reddito spesso ridimensionato da affitti, trasporti e spese di permanenza”.

Il paragone è con le migrazioni interne del secondo dopoguerra, quando migliaia di lavoratori lasciavano il Mezzogiorno per cercare occupazione nelle fabbriche del Nord.

Per molti docenti, osserva il CNDDU, neppure l'immissione in ruolo risolve questa condizione. “Nella scuola italiana esiste infatti una precarietà che sopravvive al precariato: quella di chi possiede un contratto a tempo indeterminato ma continua a vivere da lavoratore provvisorio, lontano dalla famiglia e senza sapere quando potrà ricongiungersi ai propri affetti”. Vincoli di permanenza, disponibilità dei posti e regole sulla mobilità possono prolungare le separazioni familiari, mentre le spese per due abitazioni incidono pesantemente sul reddito.

Il Coordinamento solleva anche una questione educativa. “Quale idea del futuro trasmettiamo ai giovani quando chiediamo loro di studiare, qualificarsi, costruire una famiglia e perseguire l'autonomia personale, mentre gli insegnanti che li accompagnano in questo percorso faticano a raggiungere proprio quegli obiettivi?”

E precisa: “non è l'insegnante a perdere credibilità per le proprie difficoltà economiche: è l'organizzazione che lo impiega a dover rispondere della contraddizione tra il valore attribuito alla sua funzione e le condizioni materiali in cui gli viene chiesto di esercitarla”.


Da qui la richiesta rivolta al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e alle organizzazioni sindacali di assumere impegni concreti.

Il CNDDU propone un piano straordinario di rivalutazione degli stipendi, finanziato con risorse strutturali, e una revisione delle regole sulla mobilità che favorisca i ricongiungimenti familiari, valorizzando la presenza di figli minori e gli anni trascorsi lontano dalla residenza. Chiede inoltre misure economiche specifiche per gli insegnanti fuori sede, affinché affitti e trasferimenti non assorbano una quota eccessiva della retribuzione. “Non sono più sufficienti dichiarazioni sulla centralità degli insegnanti, rinnovi contrattuali presentati come conquiste definitive o generici richiami alla continuità didattica per giustificare immobilità territoriali che si protraggono per anni”.


La denuncia si concentra infine su una contraddizione che, secondo il Coordinamento, le istituzioni non possono continuare a ignorare.

“La continuità dell'insegnamento non può essere garantita imponendo una discontinuità permanente nella vita delle persone”. E conclude con una domanda rivolta direttamente alle istituzioni: “fino a quando gli insegnanti dovranno pagare personalmente il prezzo delle inefficienze e degli squilibri del sistema scolastico? Perché un Paese che non riesce a garantire un presente dignitoso a chi insegna non può pretendere che siano proprio gli insegnanti, lasciati soli nelle loro difficoltà, a convincere i giovani della solidità del futuro che li attende”.


di La Redazione


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