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Crepet: “Ho bisogno che la gente mi consoli e la gente ha bisogno di essere consolata anche da me”. Occorre essere sempre gentili, potremmo incontrare un angelo venuto a consolarci

1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

Un incontro imprevisto accompagna Crepet in un luogo inatteso. Da lì nasce una riflessione sul bisogno di essere consolati, anche quando facciamo fatica a…

“Con il tempo mi persuado sempre più che la vita è piena di appuntamenti imprevisti. E io, ancora una volta, sto per averne un altro”. Inizia con queste parole Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, mentre ci racconta un altro aneddoto di vita. Una vita piena e ricca di regali, non quelli materiali, ma quelli che capitano un po’ per caso, perché si riesce a cogliere anche il dettaglio più piccolo.

“Gironzolando tra bar trasandati, improvvisamente intravedo la figura scura di un uomo, la barba allungata sul petto, un po’ dimesso. Si avvicina porgendomi la mano sorridendo. «Quando cita sant’Agostino lei mi fa impazzire!», «Non lo faccio spesso» rispondo stringendogli le dita coperte a metà da una maglia nera. Lo osservo divertito. «Scusi se glielo chiedo...» aggiunge, «ha un appuntamento? Insomma, ha da fare adesso? Potrei accompagnarla... Conosco bene queste strade e poi non mi sembra neanche vero di averla incontrata stamattina, sapesse le volte che l’ascolto quando mi sveglio...»Senza rispondere lo seguo".

Crepet non aveva mai visto prima quell’uomo e tra mistero e curiosità decide di fidarsi. Già qui, probabilmente, avremmo storto il naso, abituati come siamo a diffidare di chi non conosciamo. Ed un passo dopo l’altro: “Un corridoio di un palazzo patrizio mi si apre davanti come un regalo inatteso. S’intravede una navata imponente”.

L’uomo era il parroco della chiesa, al quale Crepet domanda: «Non mi ha neanche detto come si chiama questa meraviglia...»

«Chiesa di Nostra Signora della Consolazione, ma la gente di qui la chiama solo Consolazione.» 

Consolazione, una parola che risuona nella mente di Crepet anche dopo l’incontro con il parroco. E aggiunge: “Ci riguarda proprio quando non la trascuriamo. Significa cura, attenzione, gioia, relazione. Tutti abbiamo bisogno di condividere, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, la nostra vita. A volte ci viene difficile farlo per non essere un “peso” oppure perché ci sentiamo estremamente soli. Ma come ci suggerisce Crepet, il desiderio di consolazione è del tutto normale:

“Consolare, unire aspettative, ripensamenti, inciampi, attese. Raggiungere soddisfazione e contentezza assieme ad altri, condividere sconfitte e prodigiosi, inaspettati, ribaltamenti”. Lo stesso Crepet aggiunge: “Ho bisogno che la gente mi consoli e la gente ha bisogno di essere consolata anche da me. Per questo faccio ciò che ho deciso di fare”. Dovremmo riabituare la nostra mente alla fiducia, infatti conclude l’esperto: “Bisogna sempre essere gentili con chi ci è straniero, potrebbe essere un angelo venuto a consolarci”.


Lettore che ci segui, ti è mai capitato di trovare conforto in una persona che conoscevi appena? Quale suo gesto o parola ricordi ancora?

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di Natalia Sessa

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