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Smartphone a scuola, il divieto non basta: proposta una Settimana nazionale per educare alla cittadinanza digitale

In un nuovo documento, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani valuta positivamente la circolare ministeriale, ma chiede di...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nuovamente sul tema dell'utilizzo degli smartphone nelle istituzioni scolastiche, a seguito della circolare ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, con la quale il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha esteso alle scuole secondarie di secondo grado il divieto di utilizzo dello smartphone durante l'intero orario scolastico.

Le motivazioni che hanno ispirato la circolare ministeriale trovano riscontro nelle autorevoli evidenze scientifiche richiamate dal Ministero.

I rapporti dell'OCSE, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'Istituto Superiore di Sanità evidenziano come un uso eccessivo e non regolato dello smartphone possa incidere negativamente sul benessere psicofisico degli adolescenti, sulla qualità delle relazioni e sulla capacità di attenzione.

In tale prospettiva il divieto costituisce una misura organizzativa legittima e condivisibile per favorire condizioni di apprendimento più efficaci, ma non può rappresentare l'unica risposta educativa. La scuola, in attuazione dei principi sanciti dagli articoli 2, 3, 9, 33 e 34 della Costituzione, è chiamata a promuovere lo sviluppo integrale della persona, educando all'esercizio consapevole dei diritti, delle libertà e delle responsabilità che caratterizzano la società contemporanea.


L'innovazione tecnologica, se guidata da una solida progettazione didattica, offre opportunità straordinarie. Lo smartphone può diventare uno strumento per il fact-checking, la ricerca documentale, la produzione di podcast e contenuti multimediali, la realtà aumentata, il cooperative learning, l'accessibilità, la personalizzazione degli apprendimenti, l'utilizzo responsabile dell'intelligenza artificiale generativa e lo sviluppo delle competenze STEM e digitali previste dai framework europei DigComp e DigCompEdu. Non è il dispositivo a determinare la qualità dell'apprendimento, ma la competenza professionale del docente e la capacità della scuola di inserirlo all'interno di percorsi educativi rigorosi.


Per trasformare il divieto in un'autentica opportunità formativa, appare opportuno affiancare alla regolazione una strategia educativa di carattere nazionale. In tale direzione si propone al Ministro dell'Istruzione e del Merito, professor Giuseppe Valditara, l'istituzione di una Settimana nazionale dell'Educazione alla Cittadinanza Digitale, all'Intelligenza Artificiale e all'Uso Consapevole delle Tecnologie, da programmare nel primo periodo dell'anno scolastico, nel rispetto dell'autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche.

Il percorso potrebbe prevedere due ore giornaliere di attività interdisciplinari.

La formazione relativa agli aspetti giuridici, costituzionali ed economici potrebbe essere affidata ai docenti della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche, attraverso moduli dedicati alla cittadinanza digitale, alla tutela dei dati personali, alla privacy, alla responsabilità civile e penale nell'utilizzo delle piattaforme online, al cyberbullismo, al diritto d'autore, all'identità digitale, all'educazione finanziaria digitale e all'applicazione della normativa europea in materia di intelligenza artificiale.


La dimensione laboratoriale potrebbe invece essere affidata ai docenti della classe di concorso A-41 – Scienze e tecnologie informatiche e, nella scuola secondaria di primo grado, ai docenti di Tecnologia (A-60), mediante attività dedicate alla cybersicurezza, alla gestione sicura degli account, al riconoscimento di fake news e deepfake, al fact-checking, all'uso consapevole dell'intelligenza artificiale generativa, alla produzione di contenuti digitali, all'organizzazione dello studio attraverso applicazioni innovative, al coding, alla collaborazione in cloud, agli strumenti di accessibilità e all'impiego dello smartphone quale supporto alla ricerca, alla creatività e all'apprendimento.


Un simile percorso consentirebbe di valorizzare competenze professionali già presenti nella scuola italiana, rafforzando il carattere interdisciplinare dell'Educazione civica e contribuendo all'attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale, delle progettualità del PNRR e delle più recenti strategie europee in materia di competenze digitali.

La circolare ministeriale rappresenta un'importante occasione per rilanciare una riflessione più ampia sul rapporto tra educazione, innovazione e diritti fondamentali.


Regolare l'uso degli smartphone è certamente necessario; altrettanto indispensabile è investire nella formazione di studenti in grado di comprendere il funzionamento degli algoritmi, utilizzare criticamente l'intelligenza artificiale, tutelare la propria identità digitale, riconoscere la disinformazione e partecipare in modo consapevole alla vita democratica.

Educare ai diritti umani significa oggi educare anche alla cittadinanza digitale. Solo attraverso un'alleanza educativa tra scuola, famiglia e istituzioni sarà possibile trasformare la rivoluzione tecnologica in una concreta opportunità di crescita culturale, civile e democratica per le nuove generazioni".

di La Redazione



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