Crepet: "A scuola non sono mai andato bene. Un'insegnante disse a mia madre: «Suo figlio ha una tendenza a essere visionario, è un bel problema». Aveva ragione"
- La Redazione

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"A volte le caratteristiche che ci rendono unici, bizzarri e fuori dal comune, vengono viste come un errore, come qualcosa da correggere. Ma cercare di sanare queste peculiarità..."

“Suo figlio ha una tendenza a essere un visionario, si inventa una realtà che non c'è, pensa di meritarsi dei voti che invece non si merita minimamente. Insomma: è un bel problema, a volte mi sembra che viva in un altro mondo…” queste parole sono state utilizzate da una docente, molto tempo fa, per parlare di Paolo Crepet, oggi sociologo, psichiatra e autore di innumerevoli testi.
Come spesso accade, soprattutto di questi tempi, arriva un giudizio che immobilizza i genitori e sembra plasmare il futuro di quel bambino. Continua Crepet: “Mio padre non commentò; mia madre era spaventata soprattutto per la serietà con cui quella prof descriveva il mio comportamento. Io pensai di avere la peggiore malattia possibile, per di più inguaribile. Ma durò solo per qualche mese anche perché i miei genitori, intelligentemente, non diedero troppa importanza a quell’insopportabile saccente. Alla fine forse pensarono che si trattasse di una mia caratteristica caratteriale, nulla che mi potesse compromettere in futuro”.
A volte le caratteristiche che ci rendono unici, bizzarri e fuori dal comune, vengono viste come un errore, come qualcosa da correggere. Ma cercare di sanare queste peculiarità caratteriali sarebbe il vero errore, in quanto si andrebbe a reprimere una parte fondamentale che definisce il giovane. Frenare la curiosità, la fantasia, l’essere alternativi vorrebbe dire metterlo di fronte subito all’infelicità. Infatti, continua Crepet: “A dire il vero stavo solo imitando mio nonno, che faceva false riproduzioni di quadri seicenteschi; avevo un’evidente propensione a rivoltare le cose, a considerare la verità da altre prospettive, e forse per questo a scuola non sono mai andato bene”.
Come possiamo capire, le parole dell’insegnante non avevano alcun fondamento e le caratteristiche che lei descriveva come punti “negativi” non hanno precluso la possibilità a quel bambino di diventare Paolo Crepet: “Dopo molti anni, ripensando a quel colloquio tra mio padre e mia madre, posso dire con orgoglio che la professoressa di italiano aveva perfettamente ragione, anche se il suo intento era quello di terrorizzare la mia povera madre: non solo ero un visionario, ma non era affatto una iattura, anzi mi ha salvato la vita”.
L’essere visionario ha permesso all’esperto di creare altre alternative alla sua vita, di mettersi alla ricerca di altri mondi, di scoprire che la felicità è la ricerca incessante della propria passione, infatti continua: “La visione è l’altezza della passione: occorre raggiungerla e tutto, piano piano, si sistema. Compresa la lettura e la scrittura. Bisognava solo aspettare l’occasione giusta, quella inattesa. All’epoca non potevo certo immaginare quanto fosse importante l’avere una visione che oltrepassasse la quotidianità. Senza di essa non si può pensare, costruire, ma nemmeno leggere e scrivere, secondo me nemmeno esistere”.
Questo racconto personale di Crepet nasconde due insegnamenti fondamentali, il primo è che non sono le etichette a definirci, ad intralciare il nostro percorso di crescita e affermazione, il secondo è che la nostra mente fantasiosa, creativa spesso ci salva dal grigio che viviamo quotidianamente nelle nostre giornate. Per “Oltrepassare la quotidianità” non servono necessariamente lunghi viaggi ma serve essere visionari, serve aggrapparsi a qualcosa di apparentemente inarrivabile, meraviglioso.
E tu, lettore che ci segui, hai mai ricevuto un giudizio a scuola che, con il tempo, si è rivelato completamente diverso da come era stato descritto?
Oppure sei un insegnante e ti è capitato di scoprire, anni dopo, che quella caratteristica considerata un limite era diventata la più grande risorsa di un tuo alunno?
Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza nei commenti.
di Natalia Sessa




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Grazie Dr Crepet, condivido fermamente che la visione dell'altezza è la passione che determina la nostra esistenza; ad ognuno il proprio ricercato percorso.