Scuola, Intelligenza artificiale: il 65% degli studenti la utilizza per fare i compiti. Quali conseguenze negative? Occorre stimolare il pensiero critico attraverso nuove metodologie di valutazione
- La Redazione

- 14 gen 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 gen 2025
Una tematica rilevante che ha acceso un forte dibattito e sulla quale occorre soffermarsi al fine di approntare un'adeguata riflessione è quella riguardante l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale a scuola...

Una tematica rilevante che ha acceso un forte dibattito e sulla quale occorre soffermarsi al fine di approntare un'adeguata riflessione è quella riguardante l'Intelligenza Artificiale.
In particolar modo ci si chiede se l'utilizzo della stessa a scuola possa comportare degli effetti positivi o negativi.
A tal proposito l’assessora provinciale all’Istruzione di Trento, Francesca Gerosa, su "TQuotidiano", ha espresso il suo pensiero in merito, evidenziando alcuni aspetti degni di nota.
«L’intelligenza artificiale non deve essere bandita perché in futuro avrà un ruolo determinante», queste le parole di Francesca Gerosa che «promuove» l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale a scuola.
Alcuni Software come ChatGpt, capaci di raccogliere informazioni su internet ed elaborare testi, possono rappresentare un «supporto eccezionale all’apprendimento e all’insegnamento», ribadisce l'assessora.
Tuttavia «bisogna lavorare a una cultura dell’onestà», aggiunge a proposito dell’utilizzo improprio di questi strumenti: temi di italiano, analisi del testo, esercizi di lingua inglese realizzati da ChatGpt.
Secondo una ricerca di No.Plagio.it – condotta da Tgm Research – il 65% degli studenti italiani tra i 16 e i 18 anni utilizza ChatGpt o strumenti affini per fare compiti e saggi. A tal fine, allora, ci si chiede come affrontare questa realtà ormai dilagante e soprattutto quali siano gli effetti che un utilizzo così smodato possa comportare.
«I ragazzi di oggi sono ragazzi smart: hanno tutte le informazioni a portata di clic e sono abituati ad avere risposte nell’immediatezza. Quindi dobbiamo immaginare una scuola che segua questa trasformazione. Non possiamo pensare di conservare le metodologie classiche di fronte a una generazione che viaggia su altre velocità. Dobbiamo ricordarci che dalla scuola escono i futuri protagonisti del mondo del lavoro», così sottolinea l’assessora provinciale all’Istruzione di Trento, Francesca Gerosa.
Ecco, dunque, l'importanza di una "trasformazione", di un'evoluzione della scuola, che deve saper stare al passo coi tempi, senza però dimenticare che occorre sempre mettere le persone al centro del sistema educativo, ricordando che gli studenti devono sviluppare pensiero critico ed essere in grado di svolgere un tema di italiano, una comprensione del testo o un saggio in maniera autonoma, senza essere esonerati dai loro compiti.
Potrebbe essere utile l’utilizzo di applicazioni antiplagio da parte degli insegnanti?
A tale domanda Francesca Gerosa risponde in tal modo:
«Certo, anzi i ragazzi devono sapere che gli insegnanti hanno a disposizione queste piattaforme. Allo stesso tempo, però, dobbiamo progettare nuove valutazioni e nuove metodologie. Dobbiamo pensare a nuovi tipi di verifiche o temi che mettano al centro il pensiero critico e l’applicazione di conoscenze trasversali che non possono trovare risposta nell’intelligenza artificiale. Questa è la vera sfida: dobbiamo rimettere le persone al centro della didattica. I ragazzi devono percepire che la scuola è al passo con i tempi: noi dobbiamo adeguarci, non devono essere i ragazzi ad adeguarsi a una scuola vecchia».
Pertanto questa esigenza di innovazione necessita sicuramente di tempo e di un'adeguata formazione degli insegnanti: occorre, infatti, evidenziare l'importanza della propria cultura personale, non dimenticando che si tratta di strumenti che possono determinare effetti positivi solo ed esclusivamente se utilizzati in modo adeguato e nella giusta misura.
«L’intelligenza artificiale può dare un supporto eccezionale al processo di personalizzazione della didattica. Da un lato permette di analizzare i progressi degli studenti e, più nello specifico, di individuare le aree carenti, dall’altro lato consente agli studenti di mettere in pratica le proprie conoscenze attraverso la realtà virtuale. Non solo.
L’intelligenza artificiale può essere utile anche per la correzione delle prove, dove è possibile farlo, e per la pianificazione delle lezioni. Dobbiamo usare l’intelligenza artificiale a supporto di chi opera nel mondo della scuola, come opportunità e non come mezzo di sostituzione delle persone», ribadisce così l’assessora provinciale all’Istruzione di Trento.
di VALENTINA TROPEA




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