Schettini: "La vita non è una serie Netflix. Dopo l’aggressione alla professoressa, ai ragazzi dico di parlare di quello che è successo”
- La Redazione

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Dopo il caso di Bergamo, il professore invita i giovani a fermarsi e riflettere: “Nella vita reale serve il rispetto”. E chiama in causa soprattutto la famiglia...

Dopo l’aggressione avvenuta a Bergamo, dove una docente di francese di 58 anni è stata accoltellata da uno studente di 13 anni nel corridoio della scuola, è intervenuto anche il professore Vincenzo Schettini con un video affidato ai social. Un commento a caldo, segnato dallo sconcerto, ma anche dalla volontà di rivolgersi direttamente ai più giovani e agli adulti che li educano.
Schettini parte da una premessa netta: non prova a trasformare quanto accaduto in una lezione o in uno slogan, perché la gravità del fatto impone anzitutto misura. Ma proprio per questo sente il dovere di dire qualcosa, soprattutto ai ragazzi.
"Sto facendo questo video non per lanciare un messaggio, perché non sono in grado di farlo in questo momento, perché è molto brutto quello che è accaduto. Però io ho il dovere di dire in questo momento, innanzitutto a voi ragazzi, perché di bravi ragazzi siete in tanti, di parlare con i vostri compagni di quello che è successo oggi".
Il cuore del suo intervento è tutto qui: fermarsi, parlarne, non scorrere oltre come se fosse una notizia qualsiasi. Per Schettini il rischio più grande è che episodi di questa portata vengano percepiti come immagini consumate in fretta, senza il peso reale che invece portano con sé.
Per questo il professore insiste su un punto preciso, che è anche la frase più forte del suo ragionamento: "La vita non è una serie di Netflix. La vita degli altri non è un social. Non funziona come nei social, dove ognuno di noi può dire e fare quello che vuole. Nella vita reale serve il rispetto".
Nel suo discorso non c’è solo un richiamo generico al rispetto, ma anche un riferimento chiaro alla responsabilità educativa degli adulti. Schettini ricorda le parole che, racconta, ascoltava da bambino in famiglia e che per lui hanno rappresentato una bussola: studiare, rispettare, impegnarsi. Da lì allarga il ragionamento al ruolo dei genitori, dei nonni e della scuola. "Diceva tre cose mia madre: studia, abbi rispetto e datti da fare. E io sono cresciuto con questo suono nelle orecchie: studia, abbi rispetto, datti da fare. Insegniamo il rispetto ai nostri figli, siamo noi che dobbiamo insegnarlo: noi genitori, i nonni, noi insegnanti. Parlarne a scuola sì, naturalmente, certo, ma innanzitutto in famiglia".
È un passaggio importante, perché sposta il discorso dal singolo episodio a una riflessione più ampia sull’educazione. La scuola, nel ragionamento di Schettini, deve certamente fare la sua parte, ma non può essere lasciata sola. Il rispetto degli adulti, dei compagni, delle regole e della realtà si costruisce prima di tutto dentro le relazioni quotidiane. Nella parte finale del suo intervento, il professore parla anche in prima persona, come figlio prima ancora che come insegnante o divulgatore. E lega il rispetto ricevuto in famiglia a quello poi praticato verso gli altri.
"Lo dico da figlio. Ero un bambino con l’idea del rispetto nei confronti degli insegnanti, degli adulti e, volete sentire, dei miei compagni. Perché il rispetto poi, io l’ho applicato a cascata".
Non ci sono soluzioni facili nelle sue parole, né scorciatoie. C’è però un invito preciso: non archiviare in fretta, non ridurre tutto a una reazione di pancia, non abituarsi all’idea che la violenza possa entrare nella scuola come se fosse inevitabile.
Il video si chiude con un pensiero semplice ma diretto rivolto alla docente ferita: "Un abbraccio da parte di tutti alla professoressa".
In un momento in cui la cronaca impone domande dure sul rapporto tra giovani, violenza e autorità educativa, Schettini sceglie di tornare all’essenziale: la realtà non è un contenuto da guardare, ma un limite da riconoscere. E il rispetto, prima ancora di essere insegnato, deve essere vissuto.
di LA REDAZIONE



.jpg)
.jpg)
.jpg)


















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)




















.jpg)
Commenti