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Riforma istituti tecnici e organici docenti, FLC CGIL: “Mancano linee guida e decreto ministeriale classi di concorso. Ancora una volta il Ministero procede per atti parziali e incompleti”

"Al momento non risultano ancora pubblicate le linee guida per supportare le scuole nell’introduzione del nuovo ordinamento, pur preannunciate dalla nota MIM n. 253 del 25 febbraio 2026..."

La nota del Dipartimento per il personale scolastico del MIM sugli organici docenti 2026/2027, relativamente alle classi prime degli istituti tecnici di cui al DM 29/2026 e ai nuovi quadri orario ivi contenuti, non aggiunge alcuna novità di rilievo.


Al momento non risultano ancora pubblicate le linee guida per supportare le scuole nell’introduzione del nuovo ordinamento, pur preannunciate dalla nota MIM n. 253 del 25 febbraio 2026. Soprattutto, manca ancora il testo ufficiale del decreto ministeriale per l’individuazione delle classi di concorso da assegnare alle discipline dei percorsi di istruzione previsti dal DM 19 febbraio 2026, n. 29.

Rispetto alla precedente nota 1397/2026, l’unica variazione è l’introduzione della clausola che autorizza la costituzione di cattedre con orario inferiore, comunque non al di sotto delle 15 ore settimanali.

La nota non riferisce nulla su cosa accadrà già dal prossimo anno e nel successivo triennio in assenza di precise clausole di salvaguardia. Tale mancanza è aggravata dal fatto che anche nel decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, manca ogni riferimento a come evitare situazioni di soprannumerarietà nell’organico dell’autonomia e posizioni in esubero negli anni successivi al 2026/2027. Il CSPI, nel suo parere, si è espresso negativamente sui nuovi quadri orari, segnalando criticità proprio sul rischio di perdita di posti.


I nuovi quadri orari confermano la scelta ministeriale di ancorare maggiormente l’istruzione tecnica alle richieste del mondo economico. Questa impostazione produce una contrazione eccessiva delle discipline a cui è affidata la formazione culturale generale, a partire dalla lingua italiana: competenza fondamentale per l’integrazione e per accedere da protagonisti al mondo del lavoro.

Per gestire e sviluppare l’innovazione tecnologica servono cultura e padronanza delle strutture di base delle conoscenze scientifiche, non solo competenze applicative. Il rischio concreto è indebolire proprio le discipline che sviluppano strumenti critici e capacità di interpretazione, sempre più necessari di fronte alla complessità del mondo attuale.

Sorprende che, dopo milioni di euro spesi per formare i docenti sulle STEM, tale ambito venga compresso da 528 a 297 ore, con una perdita di 231 ore, e trasformato in una generica “Scienze sperimentali”. È una scelta discutibile: accorpa scienze diverse, con statuti epistemologici specifici, che richiedono monti orari significativi e docenti con competenze adeguate.

Discutibile anche l’insistenza sulle attività interdisciplinari come metodo generalizzato: appare più legata a esigenze di compressione oraria che a evidenze pedagogico-didattiche. Dal decreto non è poi possibile ricavare le corrispondenze tra vecchie classi di concorso e nuovi “ambiti disciplinari”. Questo aggraverà le difficoltà delle scuole.

Ancora una volta il Ministero procede per atti parziali e incompleti. Si emanano note sugli organici senza linee guida operative e senza il decreto sulle classi di concorso. Si introducono nuovi quadri orario, già bocciati nel merito dal CSPI, ma non si prevede alcuna clausola di salvaguardia per il personale. Così si scaricano su scuole e lavoratori incertezze e rischi di esuberi ampiamente prevedibili.

Come FLC CGIL ribadiamo: ogni riforma ordinamentale deve essere accompagnata da garanzie contrattuali certe per il personale e da investimenti adeguati per sostenere la qualità dell’offerta formativa. Il tavolo di conciliazione sul riordino è stato aggiornato al 21 aprile: in quella sede chiederemo con forza l’apertura immediata del confronto, la definizione di norme di tutela che evitino la creazione di soprannumerarietà a partire dal 2026/2027 e risorse specifiche per non scaricare sulle scuole i costi della riforma. L’apertura di un confronto, come suggerisce lo stesso CSPI, è necessario per rivedere in radice una riforma che ancora prima di partire sta scontentando tutti. Non accetteremo che l’innovazione si paghi con il taglio della cultura generale e con la perdita di posti di lavoro.

di LA REDAZIONE





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